ROMA: DANZANO I TEMI GAY

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Martha Graham diventa una travestita. Un viaggio in Australia racconta la discriminazione. Parla 'omo' il Romaeuropa Festival versione 2003, con l'eccentirco Richard Move e William Yang.

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ROMA – Torna, a un anno dallo spettacolo-evento “Achilles Heels” con Mikhail Baryshnikov (clicca qui per l’articolo) il discusso coreografo americano Richard Move: ad accogliere la sua nuova produzione sarà ancora una volta Romaeuropa Festival, la rassegna di cinema, teatro, danza e cultura giunta alla 18esima edizione.

Richard Move, in “Martha@Romaeuropa“, questo il titolo in scena al Teatro Valle dal 10 al 12 ottobre, dedica all’arte della diva della danza Martha Graham un omaggio pregno di humour, euforia carnevalesca e sagaci riflessioni sulla danza moderna, una sorta di ritratto biografico perverso, compreso tra un cabaret di un locale gay e una rappresentazione trasgressiva e “en travesti”.
Il Romaeuropa festival, inaugurato il 20 settembre, fino al 30 novembre affollerà la Capitale con la sua proposta culturale che si articolerà soprattutto in sei diversi spazi della città, disegnando una nuova geografia dello spettacolo: accanto agli storici Teatri Valle e Argentina, e alla suggestiva Villa Medici, il Romaeuropa Festival 2003 presenta i propri eventi nel nuovissimo Teatro Palladium, all’Auditorium – Parco della Musica e – come accade da anni – al Brancaleone.
Sono molti i grandi maestri internazionali presenti al Romaeuropa Festival 2003: a partire dalla regista Dinaz Stafford, che firma il documentario dedicato all’India e prodotto da Mira Nair, già vincitrice del Leone d’Oro con Monsoon Wedding. Maestro di caratura internazionale è anche Romeo Castellucci: l’opera proposta dalla Socìetas Raffaello Sanzio al Festival è l’unica tappa italiana di un lungo ed articolato processo di creazione europeo. R.#07Roma, infatti, è il settimo episodio della Tragedia Endogonidia, il “sistema drammatico in crescita” al quale sta lavorando il regista, con Chiara Guidi e Claudia Castellucci, e con il supporto di Scott Gibbons per le musiche.

Nella fusione di generi diversi si muove l’australiano di origine cinese William Yang, straordinario fotografo ed anomalo narratore, che inventa performance dal fascino semplice e struggente in cui mostra le immagini di viaggio da lui stesso raccolte accompagnandole con il suo emozionante monologo. Al Festival, William Yang presenta Shadows, performance incentrata sui temi della discriminazione (e della riconciliazione) nel continente Australia.
Altro protagonista del Romaeuropa Festival 2003 è Peter Sellars, fra gli uomini di scena più originali e discussi al mondo, ormai ospite abituale del festival. Sellars prende decisamente posizione contro ogni mistificazione con uno dei testi più duri scritti da Antonin Artaud, For an end to the judgment of god (Per farla finita con il giudizio di Dio): requisitoria contro il senso di colpa dell’uomo, a favore di una nuova dimensione spirituale. Accanto ad Artaud, Sellars presenta Kissing God Goodbye della poetessa afroamericana June Jordan: inno di una voce visionaria che non esita a sperare in un futuro migliore.
Rappresentano il meglio della scena mondiale anche gli spettacoli più legati all’espressività del corpo. Saranno a Roma artisti come Merce Cunningham, maestro capace di innovare profondamente il linguaggio coreografico, che presenta tre fra le sue creazioni più affascinanti; e come Lloyd Newson, uno dei maggiori talenti coreografici espressi dalla danza inglese negli ultimi decenni, fondatore e anima del DV8 Physical Theatre. E Sidi Larbi Cherkaoui, proveniente dal Marocco, stella emergente della nuova danza europea: non è un caso che questo danzatore e coreografo abbia trovato “casa” alla compagnia Les Ballets C. de la B., il vitale collettivo multietnico di Alain Platel, con cui presenta la nuova creazione dal titolo Foi (Fede).
Per informazioni sul Festival, www.romaeuropa.net

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