SESSO, DROGA E W.H.AUDEN

di

Libri: ecco le ultime novità gay.

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MICHAEL NEWMAN
Intervista con W.H. Auden
Minimumfax, Roma, 2001, pp. 90, Lire 9.000, Euro 4,65.
http://www.minimumfax.com

Se volete approfondire la conoscenza del poeta inglese Wystan Hugh Auden, vi consigliamo questo recente libretto che riporta una sua lunga intervista del 1972. La conversazione si svolse nell’appartamento di New York nel quale Auden trascorreva metà dell’anno per poi trasferirsi regolarmente nel piccolo villaggio austriaco di Kirchstetten (dove morì un anno dopo). È l’intervista a un artista al culmine della carriera, famoso in tutto il mondo per i suoi libri in versi e in prosa. Le domande di Michael Newman mostrano tutta la curiosità e il rispetto per uno dei rari poeti del Novecento che sono riusciti a parlare con tanta efficacia a intere generazioni di lettori. Le risposte di Auden tracciano il profilo di un anziano signore con molte certezze ma con qualche fragilità e ne rivelano un certo isolamento, in parte voluto e in parte sofferto, dalla società del suo tempo. La figura dell’intellettuale che fa fatica ad andare al passo coi tempi contrasta con l’idea che di Auden ci eravamo fatti: un artista che nella prima parte della sua vita aveva vissuto in prima persona i più importanti avvenimenti dell’epoca (fra guerra civile spagnola e seconda guerra mondiale) facendosi interprete dei grandi mutamenti storici in corso. Nella bella introduzione al libro Alfonso Berandinelli sostiene che non tutti i grandi scrittori sono stati dei conversatori interessanti, soprattutto quelli fortemente impegnati a inventare nelle loro opere mondi paralleli a quelli reali (tipo Balzac o Dickens). W. H. Auden appartiene di certo alla categoria di autori che valeva la pena ascoltare perché quello che hanno detto o scritto in diari ed epistolari chiarisce e completa il senso delle loro opere. È proprio questo il valore della collana "Macchina da scrivere" che la casa editrice romana Minimumfax ha sapientemente articolato con interessanti interviste a scrittori contemporanei di successo, tra le quali consigliamo caldamente quelle a Allen Ginsberg, T. S. Eliot e Truman Capote.

DENNIS COOPER
Tutti gli amici di George
Marco Tropea editore, Milano, 2001, pp. 156, Lire 20.000, Euro 10,33
http://www.saggiatore.it

Se conoscete Frisk, Idoli e Ziggy, i precedenti romanzi tradotti in Italia, vi sarete già fatta un’idea di Dennis Cooper. Se invece il suo nome vi è assolutamente nuovo, vi avvertiamo che siete di fronte a un libro che non vi lascerà indifferenti. Perché i romanzi di questo scrittore americano sono storie forti che possono suscitare opposte reazioni : potrete rimanerne entusiasti o sconcertati. Prima di affrontarlo vi consigliamo di leggere l’articolo di Max Luvero del 20 agosto 2000 intitolato "Ritratto di uno scrittore scomodo" che troverete nell’archivio di questa stessa rubrica. Dennis Cooper è senza dubbio uno degli scrittori più amati e odiati del momento negli Stati Uniti. I suoi detrattori, che sono i critici più conservatori, non amano gli argomenti da lui trattati che sono quasi sempre sesso, morte, omicidi, pornografia, droga e, ovviamente, amori omosessuali. Eppure Cooper racconta con lucidità una parte della vita americana che nei suoi romanzi viene dettagliatamente descritta, esplorata e contestualizzata.

Questo libro (il cui titolo originale è Closer e fa parte del ciclo dei cinque romanzi più noti di Coooper) ha come protagonista George Miles, un bellissimo ragazzo oggetto del desiderio dei suoi amanti ai quali è dedicato ciascuno dei capitoli. George passa da un uomo all’altro sempre con un acido sotto la lingua e i suoi incontri hanno il sapore di un incubo senza fine. Gli amanti proiettano su George il proprio istinto sessuale senza alcun coinvolgimento sentimentale. Ciascuno di loro, John, David, Cliff, Alex, Philippe, Steve, serve all’autore per raccontare una generazione che ha perso le proprie capacità emotive e vaga in un mondo popolato di icone di film splatter, musica a tutto volume, sesso e droga. Sullo sfondo, i genitori di queste giovanissime anime perdute, totalmente assenti oppure alcolizzati. Le storie possono sembrare un po’ esagerate, ma siamo a Los Angeles e lì le ossessioni di Cooper emergono con drammaticità nella cronaca tutti i giorni.

GIUSEPPE PATRONI GRIFFI
Allium
Avagliano, Cava de’ Tirreni, 2001, pp. 144, Lire 24.000, Euro 12,39
http://www.avaglianoeditore.it

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Giuseppe Patroni Griffi, che oggi ha ottant’anni, dà segni di grande vitalità. Si può considerare una delle personalità più versatili del secondo Novecento italiano con la sua ricca produzione di scrittore, commediografo, regista teatrale e cinematografico. Questa volta però confeziona uno strano romanzo: godibile, ma non convincente. Si narra la storia di Raoul, un irrequieto ragazzo francese che vive tra Parigi e la Costa Azzurra dove passa l’estate concedendosi a occasionali compagni notturni, fino a quando rimane affascinato da Magdalen, un’elegante signora inglese che, come lui, ha una grande passione per la musica classica. Ma la sua esistenza sarà sconvolta da un incidente nel quale perde una gamba che dopo il doloroso trauma iniziale accetterà di sostituire con una protesi. Si apprezza la disinvoltura con cui sono descritte situazioni scabrose che non risultano mai volgari. Sono molto gustosi alcuni episodi, come quello dedicato al compositore inglese Benjamin Britten in visita a Bruges, nelle Fiandre, alla ricerca di ispirazione. Eppure tutto risulta un po’ discontinuo. E nei momenti più importanti del racconto si ha l’impressione che l’autore passi via veloce come in un film in cui spesso si mostra ma non si descrive.

di Alberto Bartolomeo

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