SESSO SENZA PIETA’

di

Il suo primo romanzo 'Sarah', sta per diventare un film. Il secondo, "Ingannevole il cuore più di ogni cosa", conferma J.T. Leroy fenomeno letterario. Che descrive un'omosessualità al...

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
668 0
668 0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


J. T. Leroy ha un grande pregio: non racconta balle. Almeno ci prova. Anche il sesso nei suoi romanzi è come un’illusione svelata, come sputtanare qualcuno che crede ancora nelle fiabe. Già, le fiabe. Sarà per questa continua oscillazione tra favola e realtà che il protagonista dei suoi romanzi è sempre un bambino. Che cresce spietatamente in fretta.

"Ingannevole è il cuore più di ogni cosa" (Fazi Editore, 240 p., 12,50 €) è il secondo romanzo di quel fenomeno – magari di nicchia, ma pur sempre fenomeno – della letteratura americana contemporanea che è J. T. Leroy: come ogni fenomeno, di lui non si sa nemmeno se esista davvero. Le note biografiche dicono solo che è nato nel 1980, e che il suo primo romanzo "Sarah" sta per diventare un film per la regia di Gus Van Sant. Le leggende invece, lo descrivono come un ragazzino che non mette mai il naso fuori di casa, e comunica con il mondo attraverso il computer. Pare che risponda a tutte le email che riceve. Abita perennemente gruppi di discussione virtuali, e ha sviluppato una grande facilità al contatto umano, purché mediato dal web. Un animale dei nostri tempi, insomma, nelle sue espressioni più estreme. Estreme, come le storie che racconta.

Come nel suo primo romanzo "Sarah", al centro della vicenda c’è il rapporto tra un bambino e la madre prostituta e drogata. Jeremiah a quattro anni viene sottratto ai genitori adottivi da Sarah, la diciottenne madre naturale, che lo "tira su" a suon di minacce e percosse. Così il bambino abita con la madre i camper e le cabine dei Tir dei camionisti con cui lei si accoppia, e che fa innamorare per poi mollarli dopo pochi mesi portandogli via tutti i soldi che trova. E qualche volta, lasciando loro Jeremiah. Tra abbandoni e desideri di identificarsi con la madre, il piccolo capita anche tra le mani di un nonno predicatore, fanatico religioso, dai metodi educativi brutali: lì Jeremiah impara cosa vuol dire il piacere di essere punito, la gioia di sentirsi amato grazie alle cinghiate che ti spellano le natiche, la scoperta del proprio corpo nei bagni in acqua bollente e candeggina, liquido simbolo della purificazione anche spirituale nella melma dei parcheggi delle aree di servizio in cui "lucertole" quindicenni si offrono ogni notte a camionisti pervertiti.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...