TANGO DI EMOZIONI GAY

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Teleny, il romanzo di O. Wilde, arriva in teatro.

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“Non ci sono libri morali o immorali, ma solo libri scritti bene o scritti male” diceva Oscar Wilde. E così, coerente fino in fondo, il romanziere inglese ha scritto, insieme ad alcuni suoi discepoli, nel 1893, il primo romanzo porno della letteratura mondiale.
Un triangolo amoroso, una storia omosessuale, anche, ma usando la poesia di Wilde, si possono dare diversi piani di lettura e quindi più elementi in cui il pubblico possa riconoscersi in questo nostro “Tango di emozioni”.
Teleny è una storia omosessuale che si affianca ad un vero e proprio “gioco di ruoli” dove M.me Des Grieux e Camille potrebbero non essere madre e figlio ma piuttosto i componenti di una “coppia scoppiata” che si crea un mondo di fantasie e di evasioni per allontanare la noia e le differenze caratteriali, dove Teleny forse non è un personaggio reale ma solo la proiezione di quella originalità e di quella amoralità che Camille, uomo borghese, vorrebbe riuscire a capire e ad esprimere.
“Teleny o il rovescio della medaglia” (titolo dell’edizione del 1893) ha come sottotitolo “A Physiological Romance of today” che sarebbe semplicistico tradurre come “Romanzo fisiologico” in quanto “Romance” in questo caso (come sottolinea il Prof. Lombardo) significa piuttosto “Romanticheria” in definitiva esperienza d’amore.
Dunque, un “Amore fisiologico dei nostri giorni” qualcosa che va al di là del Romanzo per approdare al resoconto di una vera e propria esperienza.
Ed è proprio un’esperienza di vita vissuta ai margini dei sobborghi londinesi dove la diversità sessuale era condannata e punita come qualsiasi altro reato penale. Uno spaccata di una società perbenista e oscurantista dove uomini socialmente in vista erano costretti a vivere una “doppia realtà” quella privata e quella pubblica.
La riduzione teatrale si slaccia dai connotati “spazio-temporali” del romanzo per approdare ad una ricerca della sensazione intensa e rara, ad una negazione di ogni credo e d’ogni sentimento, alla superiorità del grande artista sulle leggi morali e sulle convenzioni sociali. Insieme ad Alejandro Buchelli Gomez, che ha curato la riduzione del testo, il regista Giovanni Nardoni ha insistito sul simbolismo decadente (come recita già il nostro sottotitolo “Il bello dei fiori è che marciscono presto”) evocando una sorta di “cerimonia nera” dove tutti i personaggi, per inclinazione fatale, tradiscono.
Una “giostra di maschere di cera” in un ambiente volutamente in “fieri” dove dominano gli scheletri di grosse porte che ci introducono in questa “Stanza della tortura” dei sentimenti e delle perversioni.

Teatro Colosseo (Sala Grande) Roma
TELENY – Il bello dei fiori è che marciscono presto
Tratto dal romanzo di Oscar Wilde; Adattamento Alejandro Buchelli Gomez; con Gianna Breil, Fabrizio Raggi, Massimiliano Benvenuto, Viola Pornaro, Massimo Vulcano. Musiche Pierluigi D’Amadio. Regia di Giovanni Nardoni
Dal 5 al 22 aprile 2001 (dal martedì al sabato ore 20.45, domenica ore 18.00)

di Christian Panicucci

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