TRA EMINEM E PASOLINI

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A Milano, uno spettacolo tratto da Crepet e ispirato a Fassbinder, ma anche al discusso rapper, allo scrittore romano, e a Carmen Consoli. È la storia di due...

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MILANO. Nessuno può dirsi più solo, eppure tutti, in qualche misura, sentiamo, e temiamo di esserlo. Due "solitudini" sono protagoniste della storia raccontata in "Orfunny", messo in scena da Animanera al Teatro Estremo di Milano il 26 e 27 aprile. Uno spettacolo tratto da ‘Solitudini’ di Paolo Crepet ma ispirato dalle parole di Pasolini e Fassbinder ma perfino di Eminel e Carmen Consoli. Come dire sacro e profano: una sfida interessante, tutta da vedere. Perchè lo psicologo di grido Crepet apparentemente ha poco a che fare col grane Fassbinder, così come Eminem con Pasolini. Tuttavia il dramma in scena promette di affontare il senso di vuoto e di diversità incombente.

Chiusi in una stanza, nido e prigione al tempo stesso, due ragazzi, forse fratello e sorella, due simboli, due personalità complesse, vivono al limite riflettendo sulla propria carne la difficoltà dell’esistere. Entrambi impantanati in un rapporto devastante con il cibo, in una simbiosi illusoria con la musica e le canzoni. Lei forte, egocentrica, lucida, fredda, in un’ossessiva ricerca della madre; lui fragile, debole, ipersensibile, incapace di relazioni e con un profondo senso dell’abbandono paterno.

Questa storia non parla esplicitamente di solitudine anche se la solitudine è il filo rosso che la pone al limite. Il vuoto non ingloba tanto i protagonisti, quanto gli interlocutori delle loro vite: genitori falliti, padri egoisti, madri inconsistenti, amici latitanti, amori assenti. Questa storia di amore e dolore, violenza e sogni, presenze asfissianti e assenze impreviste, chiede qualcosa a tutti: rintracciare il senso della nostra esistenza. Queste voci ferocemente ironiche, ma anche urla, a volte pianto o ancora silenzi, non consentono consolazione né pretendono di insegnare, parlano in privato, cercano complicità. Sono frammenti che pure compongono un senso; rappresentano qualcosa per ognuno. Ci appartengono: per capirlo basterebbe sporgersi dalla trappola in cui siamo caduti, basterebbe allentare la vertigine delle nostre ansie, basterebbe tacere l’eco della nostra sicurezza.

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