TRE BOYS DA AMARE

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I sensuali protagonisti del fumetto Chelsea Boys, di Hanson e Neuwirth, sono i prototipi della mini comunità gay: un "ragazzo comune" un po' complessato, la drag e l'artista...

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Continuiamo il nostro giro panoramico sui fumetti gay esteri (dei quali è possibile avere un assaggio in rete) con quello che ha tutte le carte in regola per diventare un vero e proprio "cult". Non a caso è stato concepito e realizzato da Glen Hanson e Allan Neuwirth: il primo, con lo pseudonimo di G-Man, è un apprezzato illustratore di cartoline erotiche gay (sicuramente avete visto qualcosa di suo in giro), e assieme al suo collega è da anni un ideatore di cartoni animati di successo (come ad esempio "Daria" e "Spy-Groove" per MTV), realizzati con un animazione e un design vagamente ispirati agli anni sessanta.

E’ proprio con il loro inconfondibile tratto che Glen e Allan hanno deciso di realizzare questo progetto su cui puntano molto, ovvero "Chelsea Boys", già pubblicato con successo in tutto il mondo anglofono (persino in Sudafrica) dal 1998 (e ovviamente snobbato dagli editori italiani): nelle intenzioni degli autori c’è anche la produzione di una serie animata tratta da questa loro ultima fatica, e se l’idea andasse in porto si tratterebbe del primo vero cartone animato gay del mondo occidentale.

"Chelsea" è il nome del quartiere di New York in cui si trova l’appartamento che condividono tre ragazzi gay diversissimi l’uno dall’altro: Nathan, Soirèe e Sky sembrano non avere davvero niente in comune, eppure è proprio dalla loro diversità che scaturisce quella dinamica affettiva e familiare che li rende reciprocamente insostituibili. Nathan è un tipetto non tanto alto dall’aria qualunque, romantico, sognatore e un po’ complessato, ha un grande cuore e un temperamento impulsivo che spesso lo porta a fare delle sfuriate non da poco, soprattutto quando vede qualcosa che non gli va a genio. Nathan ha anche una dolcissima cagnolina si nome Miss Marmelstain (che non di rado è uno dei motori del fumetto), adora il baseball, i ragazzi e "Barbra", e spesso il suo senso dell’umorismo combacia con quello di Soirèe (col quale, però, litiga spesso e volentieri).

Soirèe (il suo vero nome sarebbe Delroy, ma nessuno lo usa mai), dal canto suo, è una Drag Queen di colore, ed è scappato di casa quando aveva solo quattordici anni: la vita nella strada lo ha reso cinico e spietato (anche se in realtà ha solo bisogno di un po’ di affetto), e spesso la sua ironia è tagliente come la lama di un rasoio. Soirèe si divide fra il suo lavoro da sarto per bambini (che gli fa subire un principale particolarmente rozzo e irritante) e le sue performances all’ Olympus, un rinomato e coloratissimo club gay di New York , anche se il suo sogno sarebbe quello di diventare una "diva" del pop internazionale.

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