TUTTI GLI OMOSESSUALI CHE CONTANO

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Da Michelangelo a Busi, da Saffo a Madonna. In Usa e GB, due volumi sui Vip nella storia dell'omosessualità. "Ma in Italia non se ne parla", spiega Giovanni...

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Cos’hanno in comune Saffo, Michelangelo, la regina Cristina di Svezia, Oscar Wilde, Colette, Henry James e Sigmund Freud? In apparenza niente, ma qualcosa li unisce. Sono tutti personaggi significativi nella storia dell’omosessualità.

L’impresa editoriale della casa editrice Routledge non è stata cosa da poco. Riunire in due volumi, dal titolo "Who’s who in gay and lesbian history", i nomi più importanti di artisti, letterati, scienziati, insomma personaggi di tutti i tempi che hanno contribuito allo sviluppo socio-culturale del concetto di omosessualità ma anche quelli che si sono distinti per la loro totale avversione. Quindi questa non è un semplice elenco di gay e lesbiche celebri di tutto il mondo. È un’opera di consultazione che fornisce la biografia e la bibliografia essenziale di ciascun personaggio, elencato in ordine alfabetico. L’unica difficoltà potrebbe essere l’inglese, ma è molto semplice e comprensibile a chi possiede una conoscenza media della lingua. In questa breve enciclopedia non mancano le voci dedicate agli italiani che sono state in gran parte curate da Giovanni Dall’Orto, Maria Di Rienzo, Francesco Gnerre e Mark Seymour. E ovviamente non mancano le sorprese. Sfogliando questi due volumi vi accorgerete che l’omosessualità – nascosta, esibita, negata o perseguita – ha condizionato la storia del mondo occidentale.

Ne parliamo con Giovanni Dall’Orto, direttore della rivista Pride, che è fra i consulenti editoriali dell’opera.

Giovanni, ci puoi raccontare i criteri con cui sono stati scelti gli italiani che appaiono in questi due volumi?

Ho utilizzato tre criteri di scelta: personaggi importanti per la storia italiana anche se non importanti per la storia gay (come il re Umberto II), personaggi importanti per la storia omosessuale anche se non importantissimi per la storia italiana, e ovviamente personaggi importanti in entrambi i casi (le "celebrità"). Ho abbondato con le figure del Rinascimento perché questa è l’unica èra della nostra storia che susciti un forte interesse nel pubblico di lingua inglese: all’estero l’Italia è il paese di Michelangelo e Raffaello, del papa e san Giovanni Bosco, della mafia, e di Mussolini. Non rimane molta scelta…

Com’è stato il rapporto con i due curatori, Robert Aldrich e Garry Wotherspoon?.

Ottimo. E devo dire che si è rivelato molto importante che fossero australiani. Loro condividono i gradevoli aspetti pragmatici della cultura anglosassone, ma non sono sciovinisti come spesso sono gli americani o gli inglesi. Non ho mai avuto nessuna censura o sbarramento da parte loro: solo molta curiosità e incoraggiamento. Io parlo di personaggi omosessuali (e la scelta di questo termine è deliberata) anche nel Medioevo e nel Rinascimento, mentre è "politicamente corretto" nel mondo anglosassone aderire alla moda accademica del "Costruzionismo storico". Questa moda, che mo-nopolizza gli studi anglosassoni, sostiene che prima del 1869 non esisteva omosessualità perché solo in quell’anno fu inventata la parola per definirla. Ebbene, io ho mandato decine di voci su eminenti omosessuali italiani vissuti prima del 1869, molti dei quali studiati per la prima volta. E nessuno ha detto nulla: sono stato lasciato libero di esprimere il mio punto di vista. Non mi pare po-co.

Ci sono personaggi che avresti voluto ma non hai potuto includere?

Sì, quelli contemporanei. Ho dovuto autocensurarmi. La percentuale di personaggi italiani di cui "si sa" che sono gay ma che non lo hanno mai detto pubblicamente è spropositata, al paragone con l’estero. È la nostra cultura e il nostro stile di vita: si possono esecrare e combattere, come in effetti io faccio da sempre, ma occorre rispettarli. Prova tu a scrivere che X è uno "scrittore gay", e quello ti querela, anche se va a scheccare nei talk show una volta al mese.

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Ecco perché i gay italiani del passato sembrano molti di più di quelli dell’età contemporanea.

Appunto, non avevo voglia di beccarmi querele. Trovo che in Italia non ci si renda conto di quanto sia estesa la "congiura del silenzio". La vera arma di repressione dell’omosessualità nel nostro Paese è questa. Essere omosessuale in Italia continuerà a essere diffamante finché i gay saranno i primi a ritenersi diffamati se si dice ciò che tutti sanno già.

Sai se è prevista una traduzione di quest’opera in italiano?

Non è prevista. Del resto non avrebbe mercato. Da noi non esistono "studi gay". In Italia non si riesce a liberarci dei vecchi preconcetti crociani e gentiliani per cui "definire è limitante", che chissà perché valgono solo per le minoranze. Il risultato è che nessuno, in trent’anni, ha potuto fare "limitanti studi gay" in Italia. Chi ci ha provato non ha trovato spazio in Università o nel campo editoriale. Il fatto che io abbia potuto pubblicare il risultato delle mie ricerche biografiche solo grazie a quest’opera qualcosa vorrà pur dire. Ho decine di altri personaggi di cui scrivere, ho migliaia di documenti che aspettano la pubblicazione. Qualche anno fa feci l’esperienza di un annuario di cultura gay, rivolto a un pubblico un po’ di élite ma interessato all’approfondimento, ma come tutte le cose che ho provato a fare in questo campo è stato giudicato un mio trip, una mia mania, e quindi inutile, nonostante economicamente fosse in pareggio.

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