U FIGGHIU CU LI MINNI

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Un padre palermitano si confronta con l'omosessualità del figlio, travestito come la madre, nei quartieri della prostizione. "Mishelle di Sant'Oliva" chiude la rassegna di teatro gay a Roma.

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ROMA – Parole come piombo si odono al termine dello studio Mishelle di Sant’Oliva, di Emma Dante, andato in scena al Teatro Belli di Roma in chiusura della rassegna Garofano Verde. Sono parole di sfida, in siciliano, come il resto della messa in scena:
Perché ti vergogni, papà? Mishelle sono. Mishelle senza cognome. Mishelle: u figghiu da francisa. Guarda sti minni, stu culu. Ti vergogni? Picchì un ci u dici a sti cristiani chiddu ca faceva quella santa fimminia di tò mugghieri? U teatro, eh? U teatro: la prima ballerina dell’Olimpià di Parigi! La prima buttana di Palermo, papà! Diccillo, ca mi lassò in eredità!… Guarda come passìo a Sant’Oliva [il quartiere delle prostitute palermitane, ndr], tutti i siri, come faceva me matri…“.
Son le parole che Salvatore Lucchese (il giovane e bravo Francesco Guida) vomita in faccia a suo padre (l’espressivo Giorgio Li Bassi, dallo sguardo magnetico) per riportarlo alla realtà di ogni giorno. E il buio scende sul palcoscenico dopo che Mishelle ha simulato un pompino e ha baciato castamente il padre, prima sulla calva fronte e poi fra la folta barba.

Un pezzo travolgente quello scritto dalla palermitana Emma Dante, classe 1968. Mishelle di Sant’Oliva si può riassumere in poche battute: padre e figlio attendono una donna francese di vita, moglie del primo, madre del secondo. In assenza di lei, il giovane ne assume l’identità, l’identità femminile e travestita di una creatura che si butta avida nei labirinti di un quartiere palermitano del sesso. Dice l’autrice – che ha anche diretto la messa in scena – «Prende forma una transustanziazione che il padre non vorrebbe guardare, sapere, ammettere. Prende vita un rito, uno show, un mutamento in memoria ma anche in corpore vili. E c’è un bacio d’amore filiale che surroga un linguaggio di pulsioni carenti. Perché c’è anche l’omosessualità, nel Sud».
Intenso il momento il cui il padre racconta com’è venuto a conoscenza dell’omosessualità di Salvatore: suo cognato Minuccio gli dice che ha visto suo figlio al cinema Orfeo: «Ah si! – risponde il padre nel riportare il dialogo – E tu chi ci facevi a u cinema Orfeo unni fanno i film d’i masculi nudi?», «Niente io era di passaggio e ivi a salutari u cassieri ca è amico mio e vitti a tò figghio abbrazzato a un cristiano grosso, mano e manuzza, e si faceva chiamare Mishelle», «Mishelle? Ma che cazzo dici?» e si scioglie in lacrime come un bambino.
L’omosessualità nel Sud: vissuta attraverso gli occhi del padre che da dieci anni attende il ritorno della moglie; vista attraverso gli occhi del giovane Salvatore che dalla madre “eredita” la strada e il padre, di cui si prende amorevolmente cura “tutti i matini ti lavo, ti strico, ti stiro, ti cucino, ti fazzu i servizi”.
La bravura degli attori, la semplicità della scenografia (due sedie, una borsa, una bottiglietta d’acqua), alcuni intermezzi musicali, il tutto coordinato da un’ottima regia fanno di questa pièce teatrale un qualcosa di notevole, che merita di essere vista per l’intensità e la realtà del messaggio che trasmette: alla fine, nonostante tutte le convenzioni sociali, l’amore fra genitori e figli fa superare anche quelle che sembrano essere le più grandi difficoltà.
Mishelle di Sant’Oliva, scritto e diretto da Emma Dante, ha concluso l’XI rassegna di teatro omosessuale Garofano Verde al teatro Belli di Roma. C’è da augurarsi che giri altri teatri in tutt’Italia.

MISHELLE DI SANT’OLIVA
studio
scritto e diretto da Emma Dante
con Giorgio Li Bassi, Francesco Guida
GAROFANO VERDE
SCENARI DI TEATRO OMOSESSUALE

Rassegna a cura di Rodolfo di Giammarco – XI Edizione
TEATRO BELLI
Roma – Piazza S. Apollonia, 11/a – Tel. 06 5894875

di Roberto Russo

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