UN CAFFE’ IN PARADISO

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Shonen-ai: un genere penalizzato dall'editoria e dalla distribuzione. Ma 'Gokuraku Cafè' ha le carte in regola per conquistare il lettore inesperto. Con storie gay di sentimento.

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Fra tutti i fumetti che escono ora in Italia, i manga giapponesi sono gli unici che non accusano cali di interesse o segni di cedimento. Entrati in scena “ufficialmente” poco più di un decennio fa, quasi di soppiatto, hanno rappresentato una piccola rivoluzione nel mondo dell’editoria e il loro successo è cresciuto di anno in anno.

Attualmente nel nostro paese escono una sessantina di manga al mese, fra quelli da edicola (il 70%) e le iniziative solo per le fumetterie (il restante 30%). I generi di manga pubblicati si dividono in maniera relativamente equa fra quelli per ragazzi (il 65%) e quelli per ragazze (il 35%), ma ovviamente le categorie sono molto relative, visto che – almeno da noi – molte ragazze leggono manga per ragazzi e viceversa.

I “manga gay”, perlomeno quelli disponibili da noi, sono sempre e solo shonen-ai, e rientrano quindi nell’ambito dei manga per ragazze (che effettivamente anche in Italia rappresentano la maggior parte del loro pubblico), rimanendo di fatto un sottogenere. Questo spiega perchè lo shonen-ai, in Italia, finora è rimasto confinato nel mercato delle librerie specializzate. D’altra parte questo genere di fumetto parte svantaggiato rispetto alla media dei manga: non può contare su serie animate (che comunque in Italia nessuno si sognerebbe di trasmettere a causa dei temi gay), deve scontrarsi con pregiudizi generalizzati riguardo agli argomenti che tratta e soprattutto manca di proposte davvero incisive e capaci di intrigare il pubblico occasionale. Il tipico lettore/lettrice di shonen-ai risulta essere sempre una persona che ha già dimestichezza con i manga (in particolare quelli per ragazze) e con i loro codici grafici e formali. E’ molto difficile che un lettore occasionale che non abbia mai seguito certi manga o certe serie animate riesca ad apprezzare lo shonen-ai e le sue sfumature, a differenza dei lettori occasionali che – per esempio – si sono appassionati a Dragon Ball o alle serie animate giapponesi trasmesse da MTV.

D’altra parte chi realizza gli shonen-ai parte dal presupposto che si rivolge ad un pubblico già selezionato e “predisposto”, che non si pone certi problemi. Se le cose rimarranno così è abbastanza improbabile che gli shonen-ai riescano davvero a spiccare il volo e ad uscire dal recinto nel quale si autoconfinano regolarmente.

Purtroppo a fare le spese di questo stato di cose sono quei manga che – pur rientrando pienamente nella categoria shonen-ai – propongono qualcosa di gradevole e originale e meriterebbero una maggiore visibilità. E’ un po’ il caso di “Gokuraku Cafè – Caffè Paradiso“, una commedia sentimentale in due volumi realizzata da Mamahara Ellie e pubblicato in Italia dal neonato editore Flashbookmanga. La prima nota di originalità di questo fumetto rispetto agli altri shonen-ai è costituita dal fatto che la storia non verte su una prorompente passione, ma sui sentimenti che riesce a calamitare il giovane protagonista.

Takanashi Yuto lavora come cameriere in un piccolo bar di nome Rainbow Forest Cafè (che nonostante il nome non è un punto di ritrovo gay), perchè il proprietario Richard Yashida si è preso a cuore la sua situazione: Yuto si è trasferito in città perchè vuole diventare un animatore e gli serve un lavoro per potersi permettere di perseguire il suo sogno. Potere delle coincidenze: Yuto è da sempre un grande fan delle avventure animate di Jackie il riccio e Richard Yashida anni prima ne era stato il creatore… Così, oltre a lavorare nel Rainbow Forest Cafè, Yuto può proseguire il suo apprendistato direttamente presso il suo datore di lavoro.

La vita di Yuto però, non scorre in maniera molto lineare: forse per la sua dolcezza, forse per la sua bontà, il ragazzo finisce sempre per fare innamorare qualche ragazzo che di lì a poco diventa un regolare cliente del Rainbow Forest Cafè. In verità Yuto non ha alcuna intenzione di rimorchiare i ragazzi (sempre molto carini) in cui si imbatte, ma per qualche motivo riesce a conquistarli in men che non si dica, e questo gli provoca spesso degli inconvenienti molto imbarazzanti. All’inizio del primo volume, per esempio, Yuto si imbatte in un giovane intento a salvare un micino e inavvertitamente lo fa cadere in un canale… Per rimediare lo porta nel bar dove lavora, là scopre che si tratta di un famoso campione di baseball di nome Esaka Moriharu e neanche a farlo apposta, con la scusa di gradire il buon caffè del locale, Esaka si ripresenta ogni giorno per rivedere Yuto, nella speranza che il suo corteggiamento vada a buon fine. Yuto però – e questa è un’altra novità rispetto agli altri shonen-ai – non cede alle avances di Esaka perchè vuole prima di tutto aiutarlo a superare i suoi problemi (come la paura di essere operato a un braccio) e a farlo tornare sereno. Quando Yuto si affeziona a una persona vuole fare di tutto per risolvere le sue difficoltà e per starle vicino, e probabilmente è questo che lo rende così irresistibile. Alla fine, però, Esaka capisce che prima di tutto deve impegnarsi a ritrovare la serenità, e per questo va negli USA per farsi operare al braccio, con Yuto nel cuore e con la speranza che la loro amicizia possa presto diventare qualcosa di più.

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