UN NUOVO CAMPO DA GIOCHI GAY

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E' nata Playground, casa editrice romana dedicata alla cultura omosex. Ottima veste grafica, eccellenti contenuti, cura del prodotto. Una sfida che si gioca in libreria. Ma ce n'è...

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ROMA – Era necessaria una nuova casa editrice gay? E’ la domanda che molti si saranno posti quando hanno letto del lancio della Playground, nata per volere di Andrea Bergamini poco più di un mese fa. Ma basta vedere i primi prodotti della editrice romana per capire il contributo positivo che essa può dare alla cultura gay, lesbica e generale in Italia. Veste grafica accattivante e gradevole, autori selezionati e di ottima qualità, pratico formato tascabile, cura nella revisione del prodotto: sono questi alcuni degli ingredienti che fanno salutare con favore l’arrivo di Playground.
Prendiamo il primo titolo pubblicato dalla casa editrice: è “Bloody Europe!“, una raccolta di ventisei brevi racconti di autori italiani e stranieri che narrano dei personaggi eccentrici collocati in varie città del Vecchio Continente. C’è l’uomo di Sciacca con borsello e motorino a caccia di giovani nei pressi dei giardini pubblici, c’è Pilar, storica lesbica del madrileno quartiere della Chueca, o l’adolescente in viaggio che scopre nella stazione di Vienna un primo impulso erotico verso un altro uomo. E poi Roma, Evora, Londra, Parigi, Copenaghen, tutte affollate da figure intense, capaci di passioni forti e storie dai colori accesi. Accesi come il rosso del sangue.
Secondo eccellente titolo della Playground, già in libreria, è il racconto di Barbara AlbertiIl Principe Volante” illustrato da Filippo Martinez, e uscito nella collana dedicata ai ragazzi. Perché tra le scelte innovative della Playground, c’è anche quella di aprire una finestra sul mondo della letteratura per i giovanissimi. Ma non solo: c’è la collana “Liberi e Audaci“, principalmente dedicata a una saggistica capace di affrontare in stile agile e forme originali il rapporto fra omosessualità e arti popolari (videomusica, cinema, fumetti, televisione). In “Madrelingua Gay“, sarà pubblicata invece letteratura gay di qualità, espressione dei paesi emergenti o in via di sviluppo o di gruppi etnici minoritari all’interno dei paesi occidentali. “Mio Nonno Renzo” è la già citata collana dedicata ai ragazzi, mentre la “Riserva Indiana” dedicata agli esordienti di valore, è la risposta di Playground alla tendenza sempre più diffusa di creare collane di argomento omosessuale all’interno delle case editrici.
Tra i prossimi titoli previsti nella Playground, avremo tra pochi giorni il libro di Jackie Kay, Bessie Smith nella collana Liberi e Audaci; poi, a maggio, Pazzo di Vincent di Hervé Guibert, e a giugno Valentina De Salvo e Giovanni Egidio con Le signorine. Elogio del calcio delicato. La collana Madrelingua Gay sarà inaugurata a luglio dal poeta e romanziere russo Vadim Kalinin, con Un chilogrammo d’esplosivo e un vagone di cocaina.
Ma torniamo alle linee guida di Playground, così come ce le illustra il suo creatore Andrea Bergamini.
Andrea, le case editrici gay esistenti lamentano grosse difficoltà, sia nella distribuzione, sia nell’avvicinare autori “che vendono”. Come mai nonostante queste difficoltà avete deciso di lanciarvi in questa impresa?
Perché ci sembrava che il progetto Playground potesse interessare lettori e autori. Il nostro primo titolo, “Bloody Europe! Racconti, appunti, cartoline dall’Europa gay”, ha visto, per esempio, la partecipazioni di autori affermati come Massimo Carlotto, Melania Mazzucco, Tiziano Scarpa, Alessandro Golinelli o giovani autori emergenti quali Ivan Cotroneo, Valeria Parrella, Mario Desiati, Nicola La Gioia. Mi sembra il segno che non esiste alcuna preclusione da parte degli autori “che vendono” e di nome a raccontare di gay purché gli si chieda un approccio narrativo e non militante. Questo abbiamo fatto noi. D’altronde è anche il nostro approccio. Registrare le “vite”, raccontare le esperienze, sommando punti di vista diversi, imprevisti, inediti; non dare nulla per scontato, sperimentare nel senso meno arrogante del termine, riscrivere e ripensare, accettare lo sguardo dell’altro. Questo ci proponiamo.
Che distribuzione avrete?
La parte della promozione nelle librerie è curata da Vivalibri, mentre la distribuzione da PDE. Pertanto sia la promozione che la distribuzione sono nazionali. Vorrei sottolineare che anche in questo caso non c’è stato alcun sospetto, nessuno snobismo. Abbiamo presentato il progetto ed è piaciuto. Tutto qui.
Su cosa punta il lavoro di Playground?
Dovremo essere bravi a dare sostanza ad un progetto che può sembrare interessante sulla carta, ma che dovrà essere verificato nei fatti. Dovremo essere bravi a scegliere libri, dovremo cercare di non essere mai ideologici, di non avere troppi complessi solo perché raccontiamo di gay, di non essere accademici e di non comunicare solo a noi stessi, ma ai lettori. Dovremo cercare di divertirci e di far divertire. Il lavoro della Playground deve fondarsi su questi propositi, che sono ovviamente un’agenda di lavoro e anche uno stile intellettuale.
Facciamo il punto sulla situazione della letteratura gay e lesbica in Italia. Sembra che anche grazie a operazioni come “Men on men” o “Principesse azzurre” anche le grandi case editrici si stiano accorgendo del fenomeno. Cosa manca perché la letteratura gay assurga anche in Italia a genere letterario di rispetto?
Nulla. I lettori e le case editrici hanno già stabilito che è un genere letterario degno di rispetto. Sono libri pubblicati e letti. Alcuni di loro sono già nelle aule universitarie. Il più è fatto.
Il sito della Playground: www.playgroundlibri.it

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