UNA SCENA PER SOLE DONNE

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Il Takarazuka è forse l'unico teatro al mondo ad utilizzare solo attrici, che svolgono anche i ruoli maschili. Ma solo dopo un addestramento durissimo.

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Il mondo dello spettacolo e il mondo omosessuale hanno spesso trovato dei punti in comune, basti ricordare che fin dai tempi del teatro greco i ruoli femminili erano un esclusiva degli attori maschi (che possono dirsi gli antenati delle Drag Queen di oggi). Questa abitudine rimase invariata in quasi tutto il mondo perlomeno fino ai tempi di Shakespare, e a tutt’oggi è rimasta una convenzione dei teatri tradizionali dell’estremo oriente (dall’Opera di Pechino al Kabuki giapponese).
Per contro nel mondo dello spettacolo le donne che vestono ruoli maschili sono ancora una rarità, e anche i Drag King più gettonati non sono apprezzati al di fuori dei locali lesbici (a differenza di tante Drag Queen, che negli ultimi anni sono diventate un fenomeno di costume anche fuori dai giri gay).
Tuttavia c’è almeno una vistosa eccezione a questo stato di cose: il teatro Takarazuka.

Dal 1924 (quest’anno si festeggerà il suo ottantesimo anniversario!) la cittadina nipponica di Takarazuka (nei pressi di Nagoja) ospita il primo e più grandioso esempio di compagnia stabile tutta femminile, in cui i ruoli maschili sono rigorosamente riservati alle donne.
Attenzione: a scanso di equivoci questo teatro non rappresenta una scappatoia per attricette che vogliono dare spettacolo e farsi pubblicità, bensì di un rigido e impegnativo percorso formativo, che soprattutto negli ultimi anni è diventato un’icona per le lesbiche giapponesi (e non solo).
Questa compagnia non recluta attrici “esterne”, ma solo fra le allieve dell’annessa scuola di recitazione, estremamente selettiva, che si occupa della crescita delle aspiranti “takarisiennes” (questo è il soprannome delle attrici del Takarazuka). Le studentesse studiano per otto ore al giorno, sotto una ferrea disciplina, vivendo nei dormitori e nelle infrastrutture annesse al teatro, e per stimolare la resistenza e la forza di volontà non sono loro concessi elettrodomestici (niente radio o TV, ma nemmeno lavatrici o lavastoviglie…!).

Dopo un anno in comune le studentesse si separano a seconda delle proprie inclinazioni: le “musumeyaku” si specializzeranno in ruoli femminili, mentre le “otokoyaku” in quelli maschili (seguendo un addestramento supplementare che dovrà farle diventare “veri uomini”).
Terminata la preparazione le attrici verranno assegnate a una delle cinque troupes (luna, neve, stella, fiore e cielo) che compongono la compagnia, e inizieranno a tenere le loro rappresentazioni presso il teatro principale a Takarazuka, al distaccamento di Tokyo o in tournèe nazionali ed internazionali.
Ogni troupe è organizzata gerarchicamente in base all’anzianità e quando l’attrice principale si ritira o non è più adatta ai ruoli principali viene sostituita da chi la segue nella “piramide” della propria troupe.

Recentemente si è costituito un gruppo speciale composto da takarisiennes ultraquarantenni, i cui membri possono andare a sostenere le varie troupes, in base alle loro varie esigenze. Quando capita che una takarisienne decida che questa vita è diventata troppo impegnativa, non di rado si ricicla come cantante o, più di frequente, apre un locale che può contare sul supporto dei suoi (ma soprattutto delle sue) fans.
Il repertorio del teatro Takarazuka è estremamente vario e va dai musical più gettonati (come “Grease!”, “Kiss me Kate” e “West Side Story”) a “L’Opera da Tre Soldi” di B.Brecht, dal teatro romantico di “Cyrano de Bergerac” ai classici di Shakespare, nonchè a rielaborazioni originali come la biografia di Rodolfo Valentino. Inoltre questa singolare realtà teatrale ha più volte reso omaggio ai classici della letteratura orientale e occidentale (dal “Conte di Montecristo” a “Sangue e arena”) e a cult cinematografici (come “Via col vento” e “Spartacus”).

Questa particolare propensione alla commistione di generi, inoltre, ha spesso aperto le porte al mondo dei manga caratterizzati da contenuti più “adulti”, e la rappresentazione di “Lady Oscar” è stata una conseguenza quasi automatica.
Sicuramente la realtà giapponese è un microcosmo a se, ma se il Teatro Takarazuka è stato capace di ritagliarsi spazio e popolarità in una società maschilista e tradizionalista come quella nipponica, forse è il caso di riflettere su tante cose che si danno per scontate.

Se volete maggiori informazioni sul teatro Takarazuka e il suo cartellone, il sito ufficiale è http://kageki.hankyu.co.jp/ dove potete trovare anche una sezione in inglese.

di Valeriano Elfodiluce

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