Uragano esistenziale sadomaso

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È la storia di un 22enne apprendista schiavo il nuovo romanzo dello scrittore, nonché pittore, Giovanni Buzi. Lo abbiamo intervistato.

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«L’uomo libero dovrebbe prendersi qualche volta la libertà d’esser schiavo». Si apre molto eloquentemente con questa citazione di Jules Renard il romanzo Uragano – Storia di un apprendista schiavo, scritto da Giovanni Buzi e appena pubblicato da Delos Books nella collana Atlantide (142 pagine, 12 Euro).

È l’intrigante vicenda di Alex, un 22enne che tramite una chat entra in contatto con un Master al quale si propone d’impulso come schiavo, senza sapere bene di cosa essere in cerca, spinto dalle sue fantasie erotiche. C’è in gioco anche l’inquietudine esistenziale del giovane che si riflette nel suo porsi in relazione col ‘dominatore’, col quale avvia uno scambio di email piuttosto tortuoso e che porterà dopo qualche tempo ad incontrarlo. Per Alex si profila un radicale cambio di vita, spinto da un’esigenza di annullamento volontario e dalla voglia di essere solo un oggetto nelle sue mani. Chiedendosi perché…

Buzi, l’autore, è nato nel 1961 a Vignanello (Viterbo), si è diplomato nel 1984 all’Accademia di Belle Arti di Roma e oggi insegna lingua e cultura italiana al Parlamento Europeo di Bruxelles. La sua attività artistica si svolge sul doppio binario della pittura, con varie esposizioni sia in Italia che all’estero, e della letteratura, per la quale ha ottenuto vari riconoscimenti. Lo abbiamo intervistato.  

Qual è l’idea di partenza che l’ha spinta a scrivere questo libro?

La data che appare all’apertura di "Uragano", 28-12-2000 10h34, è la pura verità. Questo romanzo è nato da una delle mie varie ‘follie’. In quella precisa data a Bruxelles, città in cui vivo dal 1990, sono veramente entrato in una chat gay con lo pseudo "Alex", immaginandomi un ragazzo di 22 anni con quel tipo fisico e con quella voglia prepotente: essere uno schiavo a livello sessuale e psicologico. Fino all’incontro col Master, il dominatore, ogni mail, colpo di telefono ecc. è vero. Tanto vero che tutto questo è stato scritto in francese. Copiavo ogni mail inviata e ricevuta su un file. Solo in un secondo momento, dopo che l’incontro con quel Master virtuale non c’è mai stato, ho iniziato a tradurre il tutto in italiano, cambiando un po’. La Scheda di Valutazione dell’apprendista schiavo e il Contratto di schiavitù che appaiono nel testo sono ‘veri’ documenti che mi sono dovuto (dolorosamente) procurare. Certi ambienti si aprono difficilmente; non sto parlando dei vari locali pubblici, ma di locali privati: case, soffitte e piccionaie ben fornite di ‘matos’, materiale SM, come viene chiamato in francese. Non avrei mai creduto che in certi ambienti circolassero ‘veri documenti’ cartacei che gente firma. Che valore abbiano giuridicamente non lo so, forse nessuno, ma hanno un grande valore psicologico per chi ci crede. I documenti che appaiono in questo romanzo sono stati soltanto leggermente modificati ai fini della finzione letteraria.

C’è dunque all’origine una storia reale…

Come dicevo, quel Master contattato via mail, non l’ho mai incontrato ma, dato che la vicenda m’aveva preso letteralmente alle viscere, ho continuato a scrivere immaginando come poteva seguire la storia.

La sorpresa è stata che, andando avanti, tutto mi sembrava vero. I personaggi non solo li vedevo, ma li sentivo vivere con un’energia propria. Ho creduto d’essere solo uno strumento, un medium, attraverso il quale quei personaggi potessero vivere. E la mia grande sorpresa è stata che le prime persone che hanno letto questa strana storia hanno sentito la forza e la vitalità d’esseri di pura immaginazione. Come fossero vivi.

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Ha dei riferimenti letterari, degli autori dal cui stile e/o tematiche l’hanno in qualche modo ‘influenzato’?

Nel campo letterario, figure guida non credo d’averle. Mi piace sbattere il muso da solo, là dove mi piace andare. D’amori letterari ne ho invece tanti: Elsa Morante, Proust, Gide, Isherwood, Yourcenar, Sade, Rimbaud… e la nostra Regina Noir: Alda Teodorani, alla quale sono legato da una forte amicizia.

La sua produzione artistica comprende anche la pittura, avendo realizzato anche dei quadri di ‘sex-horror’. Ci sono anche in quei dipinti elementi di contatto o attinenza col mondo dell’SM esplorato dal romanzo?

Nei miei quadri ‘sex-horror’ c’è tanta violenza, sangue, falli, vagine slabbrate, munite di denti, affamate. Vedo ogni apertura del corpo umano, maschile e femminile come una bocca-ferita che azzanna e sbrana. I corpi sono spesso in metamorfosi, altro tema ricorrente e fondante della mia ‘storta’ visione delle cose. Ci sono anche tanti angeli… ma i miei rompono i coglioni: sono ange-pipì, ange-chiant, hanno spesso tettone, vagine arrossate e superpiselli… Sembrerà strano, ma spesso hanno sguardi molto dolci. Cosa c’è fra questi miei quadri e il mondo SM? Molto. Solo che la violenza nel SM deve essere controllata, è un’arte. Un’arte della quale purtroppo non conosco tutte le ricche e preziose sfumature. Credo proprio che resterò per sempre un ‘apprendista schiavo’. Nei miei quadri sex-horror invece tutta la violenza si scatena: mi piace vedere schizzare sangue e sperma! Solo su carta, però… Non è un caso che lascio sfogare tutta la mia sete d’energia e violenza, soprattutto alla fine quando Alex, il bel ragazzo biondo di 22 anni, trova finalmente il suo Vero Master: un’entità più forte d’una tigre, più violento d’un serial killer, ma anche più dolce d’una lama che affonda nella carne.

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