Cinque fiabe italiane cruente per celebrare Halloween

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Le fiabe non sono solo principesse, fate e anelli magici: in origine erano racconti della tradizione contadina, ricchi di aspetti violenti. Eccone cinque!

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Le fiabe non sono solo principesse, fate e anelli magici: in origine erano racconti della tradizione contadina, ricchi di aspetti violenti. Franz Kafka scrisse: “non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe provengono dalla profondità del sangue e dell’angoscia”. Le fiabe sono state infatti originariamente un patrimonio popolare orale attraverso cui venivano gestiti e elaborati temi e simboli centrali della vita umana, spesso collegati al dolore, alla sofferenze, alla morte: la prova di coraggio, il sacrificio di sé, l’incontro col male, l’uccisione dei propri cari, la vendetta operata sul corpo del nemico. È stato solo in un secondo tempo che questi racconti sono stati edulcorati e depurati dai loro particolari più cruenti per renderli adatti a un pubblico di bambini. La fiaba in Italia ha una ricca storia: Giambattista Basile nel suo Lo cunto de li cunti (Napoli, 1634-36) raccolse 50 fiabe tratte dalla tradizione orale, alcune di queste riprese dai fratelli Grimm e, prima di lui, Giovanni Francesco Straparola con il suo Le piacevoli notti (1550-53) – tradotto in inglese come The Facetious nights of Straparola – fissò alcuni modelli narrativi ripresi poi dai grandi autori del Sette e Ottocento. Venendo più verso i nostri tempi, Italo Calvino nel 1956 pubblicò Fiabe Italiane, una raccolta di storie delle varie regioni d’Italia. Gay.it vi racconta alcune delle fiabe italiane più inquietanti, macabre o cruente. C’era una volta…

LA VECCHIA SCORTICATA (Basile)

È la storia di due vecchie sorelle, bruttissime e deformi per l’età. Un re si innamora perdutamente di una di loro ascoltando la sua voce e tenta di conquistarla, ignaro del suo aspetto. La vecchia decide allora di ingannarlo mostrandogli solo un dito, succhiato per giorni fino a renderlo liscio. Passa una notte d’amore con lui ma quando, al risveglio, il sovrano scopre l’aspetto della donna la fa gettare dalla finestra. La vecchia si salva restando appesa a un albero e grazie all’incantesimo di alcune fate che assistono divertite alla scena diventa una splendida fanciulla. Il re a quel punto decide di prenderla in sposa. L’altra sorella, folle d’invidia per il colpo di fortuna della parente, corre in cerca di un barbiere da cui si fa scorticare viva, credendo così di poter ringiovanire anche lei. In un bagno di sangue e dolore termina la storia, con la vecchia morente che confida al barbiere: “l’invidia, figlio mio, distrugge se stessa”.

BIANCABELLA E LA BISCIA SUA SORELLA (Straparola)

La moglie del marchese del Monferrato non riesce ad avere figli, ma un giorno si addormenta in un giardino e viene messa incinta da un serpente che le penetra nel ventre e poi scompare. Al momento del parto dà alla luce una bambina, di nome Biancabella, e una biscia. Biancabella cresce e diventa una splendida fanciulla, sposa il re di Napoli ma è odiata a morte dalla matrigna del marito per la sua sovrannaturale bellezza, conosciuta in tutto il mondo. Approfittando di un periodo di lontananza del re, la donna ordina ai servi di uccidere Biancabella, ma questi si impietosiscono e si limitano a tagliarle le mani e a cavarle gli occhi. Costretta a vagare sola per i boschi, Biancabella trova rifugio a casa di due vecchi, fino a quando la biscia sua sorella va in suo soccorso e grazie a delle erbe speciali la guarisce dalle ferite e dalle menomazioni. La giovane può così tornare dal re di Napoli, mentre la matrigna viene buttata in una fornace.

SOLE, LUNA E TALIA (Basile)

In questa versione più antica della Bella Addormentata di Perrault, la protagonista, di nome Talia, non viene baciata da un principe ma stuprata da un re. Rimasta incinta, Talia, dà alla luce due gemelli, che svegliano la madre succhiandole via dal dito la spina di lino che l’aveva fatta cadere nel sonno mortale. Il re stupratore torna poi dalla giovane madre e dai figli, passa del tempo con loro e promette di tornare presto a prenderli. Nel frattempo sua moglie la regina scopre l’accaduto e chiede ai servi di catturare i figli di Talia, di cuocerli e darli da mangiare al marito. Il piano diabolico non riesce e la regina fa allora venire Talia al castello e cerca di bruciarla viva, dopo averla spogliata per impadronirsi delle perle dei suoi abiti. Il re arriva appena in tempo, fa buttare la moglie nel fuoco e sposa Talia, che diventa regina.

LA PENTA MANOMOZZA (Basile)

Un re rimasto vedovo viene istigato da un amico a prendere come moglie la sua stessa sorella, Penta, la quale sconvolta dalla proposta cerca di dissuaderlo, sminuendo la sua avvenenza e la sua bellezza. In particolare scopre che il fratello è affascinato dalle sue mani, così chiama un servo e se le fa mozzare con un coltello, poi le fa mettere in un bacile e le invia al fratello. Il re si infuria, fa mettere la sorella in una cassa e la butta in mare. La cassa arriva su una spiaggia, dove Penta viene salvata da un marinaio che la porta a casa dalla moglie per curarla ma la donna gelosa la fa rimettere nella cassa e buttare di nuovo in mare. Trasportata dalle onde, Penta arriva a scontrarsi col vascello di un re, che la salva e la porta nel suo regno, dove la fanciulla diventa dama della regina, svolgendo tutti i suoi compiti – cucire, pettinare, inamidare colletti – con i piedi. La regina si ammala e muore e il re decide di prendere Penta come sua sposa. Ma la moglie del pescatore, ancora gelosa e colma di invidia verso Penta, riesce con l’inganno a diffondere falsità sul conto della nuove moglie del re, che viene a quel punto cacciata dal regno. Dopo un gran vagabondare e mille peripezie, Penta riesce alla fine a tornare a casa e grazie all’intercessione di un mago – che comprende le sue virtù e la ragione delle sue azioni – viene guarita dalle ferite e le vengono magicamente riattaccate le mani.

COLAPESCE (storia popolare siciliana)

Esistono molte versioni di questa storia, che variano a seconda delle diverse zone d’Italia. In una delle versioni più suggestive, diffusa in particolare nella zona di Palermo, Nicola – detto Colapesce – è un bambino, figlio d’un pescatore, amante del mare e delle sue profondità, che preferisce trascorrere il tempo in acqua che sulla terra e che quando torna sulla terraferma incanta i compaesani con i suoi racconti e a volte riporta anche a galla piccoli tesori. Un giorno Colapesce decide di trasferirsi definitivamente nel mare e, inoltrandosi negli abissi, scopre che una delle tre colonne che reggono la Sicilia è ormai rovinata dal tempo e, percorsa da una grossa crepa, sta per crollare. Il bambino decide allora di sacrificarsi per riparare la crepa usando il suo stesso corpo. Le gocce di sangue che affiorano in superficie dal corpo di Colapesce creano l’isola Ferdinandea, che appare e scompare a seconda della marea.

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