Muse in formato polaroid: i nudi femminili di Carlo Mollino

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Notturne, enigmatiche, sensualissime: ecco le donne immortalate dal celebre designer torinese.

Notturne, enigmatiche, sensualissime: ecco le donne immortalate dal celebre designer torinese. Muse in formato polaroid: i nudi femminili di Carlo MollinoFoto 1 - Notturne, enigmatiche, sensualissime: ecco le donne immortalate dal celebre designer torinese.
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Nella misteriosa Torino creò i suoi arredi-scultura e i suoi enigmatici interni: il designer Carlo Mollino è una vera e propria figura di culto della storia dell’arte italiana. Nato il 6 maggio 1905, sotto il segno del Toro, Mollino fu designer, architetto, grafico, scenografo, fotografo, scrittore, pilota automobilistico e aeronautico, ottimo sciatore. Figlio unico dell’ingegnere Eugenio Mollino, si laureò in architettura al Politecnico di Torino, città dove nacque, visse e morì. Ha avuto – soprattutto dopo la morte – un’enorme influenza sull’immaginario di artisti e progettisti, italiani e internazionali. Eclettico e solitario, creò i suoi progetti negli anni ’50 e ’60 e fu un “designer senza industria”: i suoi pezzi infatti non vennero quasi mai prodotti in serie, perché particolarmente sofisticati, elaborati, sperimentali. Animato da una grande libertà estetica e formale, la sua produzione è circoscritta ma leggendaria. Oggi è venerato dai collezionisti, complice la rarità degli oggetti da lui creati ma soprattutto una personalità magnetica, profondamente affascinante.

Ossessionato dalla bellezza e dalla ricerca estetica (e non estraneo a atteggiamenti bizzarri: qualcuno racconta di averlo visto uscire di casa vestito da capitano dell’aeronautica solo per fare il giro dell’isolato), Mollino amava la notte e le atmosfere notturne, così come la luce artificiale. Tra i suoi lavori più famosi ci sono i ritratti fotografici femminili, circa 2.000 scatti segreti dalla sensibilità surrealista e dalle atmosfere enigmatiche, che Mollino realizzava e teneva custoditi dentro a semplici buste bianche riposte in casa, in un mobile antico. Per realizzare questi ritratti sui generis arredava appositamente stanze e interi appartamenti (come fece a Villa Zaira, sulle colline di Torino) dove, di notte, conduceva giovani ragazze per fotografarle. Progettava lui stesso ogni dettaglio della scena: pensava al set, all’arredo, agli abiti, ai gioielli, alla lingerie e alle parrucche. Ogni particolare era deciso e modulato in vista dell’effetto finale. Le ragazze si ritrovavano così, inconsapevolmente, trasfigurate in queste polaroid secondo un suo sogno allucinato e immaginifico.

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