Intervista ad Alda D’Eusanio: “Gay, lasciate stare i preti!”

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L'iconica Alda in un'intervista esclusiva parla di quella volta in cui Wojtyla, in carcere, perdonò i pedofili, gli assassini, ma non il mondo gay.

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Ne è passato di tempo da quando Alda D’Eusanio, in un momento di massima esposizione televisiva, si presentò, nel primo pomeriggio di Rai2, con una maglietta con su scritto: Dalla non è un cantante, ma un consiglio. Maglietta che scatenò tante polemiche e aspre critiche da parte di certi dirigenti e da certi politici. Eppure, quel passato televisivo, iniziato negli anni ’90 e conclusosi nel 2009, è rimasto ancora indelebile nella mente degli italiani. Qualcuno, ancora oggi, definisce l’iconica Alda come la pioniera della tv del dolore, ma alla giornalista più rossa dell’etere, questi riconoscimenti, non interessano. A pochi giorni dalla sua partecipazione straordinaria al Gay Village di Roma, la D’Eusanio, in un’intervista esclusiva a GAY.IT, ci tiene a precisare che non vuole più essere moderata, ma che preferisce rompere le palle a tutti e parla, a cuore aperto, del mondo LGBT, di utero in affitto, della Sindaca Virginia Raggi e dello stipendio (lordo) del nuovo Direttore di Rai3 Daria Bignardi.

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In passato, in un’intervista parlò del Pride come un’inutile provocazione. E’ ancora di quell’idea?

Sì. Il Pride è una manifestazione provocatoria, carnevalesca e talvolta anche grottesca.  A guardarla da fuori, non ha niente di allegro anzi, talvolta è anche patetica e le dirò: è davvero un peccato. E’ come dare il via libera, ai ben pensanti, che l’omosessuale è solamente quello lì. Quello impiumato e che magari, per gioco, scimmiotta anche un certo tipo di persone. Il Pride non porta nulla di buono alla causa dei diritti degli omosessuali, anzi. Io ci sono stata e ne parlo così perché l’ho visto con i miei occhi. Ho ascoltato quello che diceva la gente e mi piangeva  il cuore. Ho sentito gente che ci andava per ridere, per divertirsi e non per essere solidali alla causa. Io, nelle mie trasmissioni, ho sempre cercato di portare persone più semplici possibili, perché volevo che la gente da casa s’immedesimasse e capisse che la normalità che cercavano nel mondo gay, era dietro l’angolo.

E quando la Ripa di Meana sostiene che i gay siano tutti promiscui (LEGGI >), lei cosa ne pensa?

(Ride, ndr) Penso che Marina stesse parlando di se stessa. Bisognerebbe capire cosa intende, scherzi a parte, la Ripa di Meana per promiscuo, ma meglio non indagare.. Io, da sempre, detesto quelli che parlano con i cliché. La frase che più mi lascia perplessa è: “Sai, io ho tanti amici gay”. E quindi? Mi verrebbe da dirgli.

Secondo lei perché il mondo LGBT viene da sempre associato alla trasgressione?

Nell’800 si diceva: “Il sesso non lo fo’ per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio”, questo a voler dire che il sesso, dalla religione, è stato sempre visto come un peccato e chi meglio dei gay descrive questo detto, non potendo procreare? Non dimentichiamoci che noi abbiamo il Papa, in quanto Istituzione, e da sempre la Chiesa è terrorizzata dall’avanzamento della gaytudine. Probabilmente perché ne è affetta profondamente (guarda la nostra diretta Facebook con Charamsa, il prete gay >). Quando parlo di Chiesa non mi riferisco tanto a Papa Francesco che, rispetto agli altri, ha speso due parole anche per il mondo gay, ma se ripenso a Wojtyla che andò nei carceri a dare il perdono eterno a tutti, tranne che agli omosessuali, verrebbe da chiedermi: “perché un pedofilo sì e un gay no?”.

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Rifacendoci alla triste vicenda di Orlando, cosa pensa del fatto che un attentato a tinte arcobaleno non abbia suscitato così tanto interesse da parte dei media e dei suoi lettori?

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Il fatto che si facciano delle differenze tra morti etero e morti gay, spiega il perché dell’avanzamento, in America, di Donald Trump (leggi le ultime news >). La democrazia, di cui tanto si parla, così come dell’uguaglianza, non esistono. O, quantomeno, non esistono fino in fondo. Si fanno delle differenze sostanziali. Qui non si tratta neanche di ignoranza, ma di inciviltà a tutti gli effetti. Che poi, se posso, mi verrebbe da farle anche un altro esempio.

Prego..

In Francia, a Parigi, quando ci fu il terribile attentato nella sede di Charlie Hebdo, fecero un attentato in un piccolo supermercato ebraico dove morirono quattro persone. Beh, di quelle quattro persone, se ne parlò a malapena. Questo a voler dire che anche gli ebrei, come i gay, non vengono considerati come tutti gli altri.

 

Pensa che esistano davvero morti di serie A e di serie B?

Certamente. In certi casi si passa anche alla serie C o, addirittura, alla serie D. Io, però, una storia del genere l’ho vissuta sulla mia pelle. Nel mio programma (Al Posto Tuo, ndr) invitavo spesso persone del mondo LGBT, per raccontare le loro storie. Storie forti, toccanti, talvolta anche struggenti, fatte anche di emarginazioni e di rifiuti, ma che potevano essere interessanti e utili per il pubblico a casa. Mi piaceva informare i telespettatori dell’esistenza di un mondo parallelo che i media, spesso, se non sempre, snobbavano; anche io, per aver portato in tv certi temi, sono stata minacciata dal Direttore di rete (Antonio Marano, ndr) e da qualche politico, affinché non si parlasse più di quelle tematiche. Mi dicevano: “O la pianti, o vai fuori dal programma!”

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