Appuntamento al binario…

di

Un incontro virtuale, la curiosità, il desiderio che cresce, e infine l'immaginazione si fa corpo.

905 0

Si dettero appuntamento al binario sotto la T di Tabacchi. Non potevano sbagliarsi. Anche ci fosse stata una concentrazione di 500 persone tutte lì e tutte a quell’ora prima o poi se ne sarebbero andate e sarebbero rimaste sole a riconoscersi. A cercarsi curiose con gli occhi nascosti da montature spesse di scuri occhiali da sole. A cercare di ricordarsi ogni più piccolo particolare delle loro conversazioni per mettere insieme tutti i tasselli di un mosaico e creare una faccia fra tutte quelle che potevano esserci a quell’ora sotto la T.

Daria aveva dormito per tutto il viaggio e le quattro ore di treno le passarono abbastanza velocemente. Era rimasta in chat con Giulia fino alle due del mattino per stabilire gli ultimi ritocchi di un incontro che entrambe desideravano e temevano.

Spesso le disturbava qualche navigatore in cerca di compagnia, di sesso spicciolo e di frasi carine da

raccontare il giorno dopo ai colleghi di lavoro. Qualche volta era così. Qualche volta erano donne che si celavano dietro un nick maschile per solleticare e magari liberare la loro voglia di sesso peccaminoso.

Si erano conosciute così anche loro. Daria una notte cercava di contattare una ragazza siciliana con cui conversava spesso di musica alternativa e delle ultime produzioni delle etichette indipendenti. Quella notte Rasputin non riusciva a connettersi, si scambiavano poche battute poi Rasputin cadeva. Allora Daria che chattava con il nick di HighArt riprese la ricerca uscendo dalla lista dei netfriends. S’indirizzò su femmina, età compresa fra i 28 e i 35, sesso … indefinito. La schermata offriva diverse opzioni. Un mucchio di nick col semaforino verde che aspettavano di chattare con lei. Scorse la lista con lo sguardo per scegliere il nome e il profilo che le ispirava di più e si soffermò su Sade. Il profilo non rivelava molto se non il colore dei capelli, rossi, e quello degli occhi, verdi. Avrà barato, pensò Daria. Ci cliccò sopra e si presentò con un CIAO.

Fece seguito un CIAO di risposta.

HighArt: perche’ Sade?

Sade: e perche’ no?

HighArt: La filosofia nel budoir

Sade: se leggi Sade ti viene in mente solo il marchese?

HighArt: si’

Sade: forse io lo leggo in un altro modo perche’ veramente nel momento in cui ho scelto il nick pensavo alla cantante di Sweetest taboo

HighArt: ….

HighArt: allora sei una donna

Sade: puo’ essere, e’ molto importante per te?

HighArt: forse no

Sade: facciamo un gioco…

HighArt: ok ho gia’ capito, vai prima tu

Sade: se fossi una stagione…?

HighArt: sarei l’autunno

Sade: perche’?

HighArt: perche’ e’ la stagione che ha piu’ colori, luci e sfumature, piu’ odori, e’ la stagione piu’ soggetta a variazioni di temperatura, alta bassa pressione…

Sade: e’ anche la stagione piu’ umida….

HighArt: tocca a me … se fossi una citta’?

Sade: una citta’ svizzera, precisa, ordinata, pulita, sana, verde, accogliente ma distaccata, in cui ogni cosa ha un senso, una citta’ anche molto molto cara…

HighArt: questo e’ quello che sei …ok… e che citta’ vorresti essere?

Sade: ma non dovevamo fare una domanda a testa?

HighArt: rispondi …

Sade: vorrei anche solo per un giorno essere una di quelle citta’ con il porto dove le navi attraccano, la gente arriva e riparte, aromi e profumi di

spezie che stagnano nelle viuzze del centro e confondono i passanti, vorrei confondermi anch’io ogni tanto … vorrei … tocca a me, se fossi una canzone?

Leggi   Una coppia regala i pericolosi libri "gender" a duecento scuole italiane

HighArt: Il canto dei mestieri di Fossati, o forse, una canzone sciocchina accattivante e immortale come Sittin’on the dock of the bay, o forse, In the air tonight di Phil Collins per come parte la voce … un po’ soffocata dagli archi per poi farsi decisa esattamente in quel punto li’ che ho in testa quasi poco alla volta si fosse resa conto di aver fame e improvvisamente avesse deciso cosa andarsi a prendere nella dispensa e poco dopo esplode, ci sono tutti gli strumenti, la batteria che martella ma e’ pur sempre la voce sopra a tutto… e Phil Collins ripete sempre la stessa frase… how log how long …intorno a lui c’e’ una guerra di suoni ma la sua voce e’ sempre uguale, sicura e continua a ripetere…

Quel gioco durò delle ore e poi spensero i rispettivi pc e continuarono a pensarsi e immaginarsi per un’intera giornata lavorativa.

Continua nell’altra pagina…La sera dopo si ritrovarono e morivano di sonno ma stettero lì. Attraverso il gioco si definivano lentamente mettendo in luce ciascuna i propri desideri, i propri lati oscuri, gli aneddoti più ridicoli e gli episodi più tristi della loro esistenza. Si cercavano dentro e fuori dal gioco, si davano affetto e se lo riprendevano, si davano fiducia e se ne riappropriavano rientrando ciascuna nella propria tana. Si affezionarono però. O forse no. Erano complici della loro immaginazione, di tutto quello che si può dire, fare, provare e gridare a qualcuno che forse non c’è se non nelle forme, nell’idea che abbiamo di lui.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...