Le militanti di Arcilesbica si scontrano sulla GPA in vista dei Pride

di

Arcilesbica Nazionale e i comitati territoriali non si ritrovano sulla GPA: alcuni partecipano ai Pride e altri no, cosa sta accadendo?

9433 13

Ci sono misteri che si spiegano con la fede o con la ricerca scientifica; ce ne sono altri inspiegabili. Uno di questi è la parabola di Arcilesbica degli ultimi anni. Associazione attenta alle tematiche LGBT in relazione al percorso femminista e alla figura della donna lesbica, negli ultimi anni ha vissuto nell’ombra, per rilanciarsi oggi in una nuova veste.

Da qualche giorno Arcilesbica Nazionale ha lanciato, tramite la presidentessa Roberta Vannucci, un comunicato rivolto a chi parteciperà ai Pride di quest’anno dall’innocuo titolo Utero in affitto: ai Pride si eviti la propaganda e si promuova un vero confronto. Oltre alla firma della Vannucci, spiccano quelle di Marina Terragni, femminista della differenza già agli onori della cronaca per gli attacchi incondizionati alla comunità LGBTI; Aurelio Mancuso, ex presidente nazionale di Arcigay, poi reinventatosi nel PD e fondatore di Equality Italia, associazione per lo più virtuale che difficilmente trovereste sul territorio; e poi Francesca Marinaro, Francesca Izzo, Fabrizia Giuliani, Annamaria Riviello, Serena Sapegno, Rita Cavallari, Antonella Crescenzi, Licia Conte, Donatina Persichetti, Simonetta Robiony, Sara Ventronie, che si sono distinte nella battaglia contro il famigerato “utero in affitto”. Nel comunicato, in sostanza, si presta il fianco ai detrattori della GPA.

Su questi temi abbiamo scritto negli articoli Nuovo attacco alle famiglie arcobaleno dalle femministe contrarie alla GPA e Per la femminista Luisa Muraro gli omosessuali maschi sono l’essenza del patriarcato, e non tratteremo la tematica, nello specifico, della GPA in questo luogo. Quella che vorremmo analizzare è la frattura interna ad Arcilesbica e il rischio della sua disgregazione. Una frattura che riverbera anche all’esterno, dove Arcilesbica sta uscendo lentamente e a macchia di leopardo dalle realtà LGBTI locali: esempio ne è l’attuale assenza di Arcilesbica dal Coordinamento Arcobaleno di Milano, entità che progetta il Pride della capitale lombarda, e la sua non adesione allo stesso.

Nei giorni successivi alla diffusione del comunicato, ho provato a contattare i comitati territoriali di Arcilesbica. Tra tutti, ho ricevuto risposta solo da due, mentre dalla casella email del comitato di Padova arriva un lapidario “il circolo, non riuscendo a rinnovare la segreteria, ha cessato le sue attività” e da quello di Firenze un messaggio che la posta non viene letta da tempo. Il contatto, invece, con Arcilesbica Bologna ha fruttato un appuntamento a data da destinarsi. Sintomi, questi, che potrebbero far presagire un tumulto in atto all’interno di Arcilesbica.

La prima realtà a dare una risposta al comunicato di Arcilsbica Nazionale (o forse solo a nome della presidentessa) è Omphalos, associazione aderente ad Arcigay, Arcilesbica e ad Arci. Con un documento precedente, l’Omphalos si dichiara favorevole alla regolamentazione della GPA in Italia e in Europa, basandosi sul principio di autodeterminazione dei corpi e delle donne. Dunque, in netto contrasto con la posizione della presidentessa Roberta Vannucci. A pochi giorni di distanza, arriva anche la posizione di Arcilesbica Roma, apertamente critica con la posizione nazionale: “Pur convivendo nel nostro circolo opinioni differenti sul tema, siamo concordi nell’affermare che esiste, nel pieno rispetto della dignità delle singole persone, la possibilità di realizzare un progetto genitoriale senza che questo diventi oggetto di strumentalizzazioni – si legge dalla pagina Facebook  Crediamo fortemente nell’autodeterminazione della donna, che può esprimersi anche nella scelta di contribuire alla nascita di una nuova famiglia”.

Leggi   Arcilesbica, anche il circolo di Udine si autosospende dopo il congresso

Cosa sta accadendo, dunque, a una delle sigle storiche delle lotte LGBTI del nostro paese? A quella realtà che ha saputo coniugare le istanze femministe e le rivendicazioni LGBTI, che ha portato avanti per anni l’idea di famiglia omogenitoriale (o arcobaleno, come la chiameremmo ora)? Staremo a vedere, auspicando che si possa ritornare a poter condividere le lotte all’interno del movimento LGBTI, nel rispetto dell’autodeterminazine delle persone, della libertà dei corpi e del contrasto allo sfruttamento.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...