Arcilesbica: “Vogliamo decine di pride ogni anno”

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Subito dopo il congresso nazionale, la presidente Francesca Polo ci racconta quali sono le urgenze del movimento. Una federazione di associazioni all'orizzonte e tanti, tanti pride ogni anno.

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Si è concluso lo scorso 15 dicembre il congresso nazionale di Arcilesbica che ha visto la riconferma di Francesca Polo a presidente dell’associazione. Anche se, ci tiene a precisare "non abbiamo nessuna mania di presidenzialismo o presenzialismo. La nostra è una gestione collegiale portata avanti da una segreteria composta da 9 membri, di cui 5 sono state scelte adesso per la prima volta. Siamo complementari fra noi e le posizioni che escono sono sempr euna sintesi. Io sono più una portavoce, un’interfaccia dell’associazione, piuttosto che una presidente nel senso tradizionale dell’espressione".

E allora, quali sono stati i temi principali affrontati durante il congresso e con quali prospettive future si è concluso?"E’ stato un momento molto intenso di confronto politico dal quale siamo uscite con le idee chiare su come Arcilesbica si muoverà nel prossimo futuro. Innanzitutto abbiamo fatto una scelta di campo sulle alleanze che vogliamo stringere all’interno del movimento lgbt. Vogliamo che il confronto sia il più ampio possibile con chi condivide le nostre pratiche e i nostri obiettivi. L’idea è quella di una sorta di federazione tra soggetti simili, come Arcigay, Agedo, Azione Trans e qualcun altro. Si autoesclude l’area antagonista che non si riconosce nelle nostre strategie e nelle nostre battaglie".

Quale contributo specifico può dare Arcilesbica nel difficile percorso dell’affermazione dei diritti?

"Credo che Arcilesbica possa e debba avere un ruolo di mediazione tra soggetti che, pur perseguendo gli stessi scopi, si trovano spesso in situazioni di conflittualità. Del resto, non sarebbe la prima volta che svolgiamo questo compito quasi di ponte. La crisi della politica a cui assistiamo a tutti i livelli ogni giorno impone strategie comuni, se si vogliono ottenere risultati nel medio periodo".

Si è celebrato da poso il 25esimo anniversario della decisione dell’OMS di togliere l’omosessualità dall’elenco delle malattie. Eppure, dopo tutto questo tempo, l’omofobia è lontana dall’essere sconfitta. Quali mosse dovrebbero essere fatte, a livello istituzionale e non, per combattere l’odio basato sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale? Basta una norma, qualora ci fosse, che punisce chi commette atti del genere?

"La lotta all’omofobia è una lotta contro i pregiudizi e per questo la soluzione è principalmente culturale. I preconcetti si basano sulla non conoscenza e sta a noi farci conoscere, condividere la nostra storia, incidere sulla coscienza collettiva, renderci visibili con attività rivolte anche all’esterno del movimento, che parlino a tutti. Dibattiti, convegni e qualsiasi tipo di iniziativa che punti a questo è da promuovere. Penso però, che anche un intervento normativo possa essere un buon contributo. Per di più sarebbe un riconoscimento ufficiale dell’esistenza di un problema vero".

Il governo di centrosinistra ha deluso le aspettative della comunità lgbt con il flop prima dei DiCo e poi dei Cus. Cosa pensa dei DiDoRè di Rotondi e Brunetta e che futuro pensi che abbia questo progetto di legge.

"Abbiamo vissuto una fase entusiastica in cui, tra Pacs prima e DiCo poi, sembravamo ad un passo dall’obiettivo. E anche l’opinione pubblica era favorevole a questi provvedimenti. Quella fase è terminata e il momento che viviamo legittima pensieri negativi e il ritorno a fasi che pensavamo superate. Quella che riguarda il riconoscimento delle nostre relazioni affettive è una parabola decrescente, un gioco a sottrarre: ogni nuova proposta ha sempre qualcosa in meno della precedente. Per quello che si sa, ad esempio, la parte introduttiva dei DiDoRè chiariva esplicitamente che, pur riconoscendo alcuni diritti, quelle omosessuali non potevano ritenersi famiglie alla stregue di quelle etero. Non possiamo sostenere una premessa del genere, è ovvio. Ma è innegabile che, dato il momento, l’importante è aprire uno spiraglio e rompere il muro. In questo modo sarà più facile portare avanti tutte le nostre istanze".

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Nel nostro paese la comunità cattolica è molto forte e numerosa e le posizioni espresse dal Vaticano hanno un peso maggiore che altrove. Come pensi che possano convivere le istanze delle persone gay lesbiche e transessuali con i dettami delle gerarchie ecclesiastiche?

"Non ci puossono essere momenti di incontro con i vertici del Vaticano se non per chiarire che il rispetto non si può negare. Il problema è il fondamentalismo e l’ideologia che punta a escludere, ma ancora di più lo è l’inettitudine di una classe politica incapace di indipendeza, asservita. Sembra di stare in un paese occupato, non per la forze reale dello "straniero", ma per il potere che i nostri politici gli attribuiscono e gli riconoscono. La comunità cattolica è tutta un’altra cosa. Con i gruppi di gay e lesbiche cattolici abbiamo spesso momenti di confronto e non ci sono molte difficoltà a trovare punti di incontro".

Siamo a fine anno, qual è l’emergenza che bisogna assolutamente affrontare nel 2009?

"Sciogliere il nodo del Pride, sotto due aspetti. Il primo: bisogna uscire dallo scadenzismo di giugno e dobbiamo riuscire a muovere il movimento, più spesso di quella volta l’anno a giugno. Bisogna trovare il modo di organizzarci e portare in piazza grandi numeri di persone ogni volta che ce ne sia bisogno. Sappiamo mobilitarci, dobbiamo farlo. Il secondo: il Pride deve avere una gestione itinerante, unitaria e basata sulla condivisione".

E qual è il momento più bello del 2008 che sta per finire?

"E’ stato un anno tremendo. Per noi come Arcilesbica probabilmente il momento più bello è stato l’uscita del libro "Il Movimento delle lesbiche in Italia", per nulla un’operazione nostalgica, ma il frutto di una lunghissima ricerca e del lavoro di moltissime donne, anche non di Arcilesbica. Per noi, codificare la nostra storia, chiarire chi siamo e da dove veniamo, segna un punto di non ritorno per decidere insieme verso dove ci stiamo muovendo".

di Caterina Coppola

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