Le cicciottelle e la nostra cultura dello sfottò: perché è ora di finirla

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A partire dal recente caso mediatico che ha portato al licenziamento del direttore de Il Resto del Carlino una ricognizione su come viene trattato il corpo delle donne...

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Giuseppe Tassi, il giornalista de Il Resto del Carlino, è stato licenziato. Dopo il titolo offensivo e sessista, rivolto alle atlete olimpiche italiane di tiro all’arco, Guendalina Sartori, Claudia Mandia e Lucilla Boari, che hanno guadagnato il quarto posto alle Olimpiadi di Rio, il direttore del Resto del Carlino è stato licenziato seduta stante dall’editore. Una scelta ferrea ma che potrebbe rivelarsi molto significativa, soprattutto per il futuro, visto che non è certo la prima volta che un uomo – “sportivo” o meno – sminuisce o etichetta delle atlete pubblicamente con parole che esulano dal contesto della competizione e della performance sportiva.

Qualche settimana fa, tra l’altro, è uscito un interessante articolo su SoftRevolution che parlava di body shaming, ovvero della vergogna (perlopiù indotta) a mostrare il proprio corpo, dove l’autrice, Marta Corato descriveva com’è “ingiusta” l’estate per le persone che non amano spogliarsi, magari perché sovrappeso.

L’articolo sottolineava l’abissale differenza tra indossare degli shorts all’estero o in Italia, per una donna in carne. Come fa notare nell’articolo la Corato, non sono solo gli uomini a questionare su quello che le donne “non anoressiche” possono o meno indossare, come si vede in questa immagine di Io Donna. Ormai sembra che il condizionamento iper-giudicante sul corpo delle donne sia diffuso ovunque.
Cicciottelle-non-possono-svestirsi

Se fossero stati degli uomini, vien da chiedersi, avrebbero detto “cicciottelli” o, per esempio, “bassini”?

Il fatto è che gli uomini (e pure le donne) devono smetterla di sentirsi in diritto di sindacare sul bello o non bello di una donna che è stata brava o non brava in qualcosa. Tirare in mezzo il corpo di qualcuno in un discorso o in un dibattito è il chiaro segno di debolezza di argomenti e di chiusura mentale. Offendere qualcuno per il suo aspetto fisico quando non ci piace cos’ha detto o fatto, idem. E lo era anche quando Benigni prendeva in giro Ferrara – che in Paradiso occuperebbe tutto “il posto dei cinesi” – pur facendo ridere tutti e tutte. Fatto sta che nessuno ha preso in giro, ad esempio, i tre ragazzi de Il Volo, quando hanno vinto San Remo per quanto erano “all’antica” o non da palcoscenico. Certo, erano tre ragazzi, tre maschi.

Lo fanno in tanti, lo fanno in tante: una buona parte della comicità italiana è ancora basata sulla presa di giro di chi è brutt*, grass*, bass*, per non parlare di quello che viene detto nelle istituzioni, Parlamento in primis. Si ride ancora molto di queste cose nell’intrattenimento e sui media e c’è da dire che forse un politically correct alla tedesca, che frena dal dire quel che si pensa, pur continuandolo a pensare e a “praticare” nella vita di tutti i giorni, non sarebbe esattamente la cosa più auspicabile del mondo. Ma provare a smettere di deridere per far ridere, promuovendo piuttosto chi fa ridere con intelligenza e sensibilità, ecco, questo sarebbe un obiettivo importante per il bene comune.

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I giornali, i media, le persone che fanno politica, televisione, radio, musica… tutt* quell* che quando comunicano vengono ascoltat* e seguit* da molte persone, devono iniziare a fare uno sforzo autentico per cambiare registro e fermare questa violenza verbale, che si manifesta ovunque, nei contesti più disparati. Ne uscirebbero sicuramente stimolat* a fare di meglio, a far ridere con più arguzia, a informare con più oggettività, a presentare con più fantasia e non cadendo nelle solite banalità, tipo: gli uomini sono “…” e le donne sono “…”.

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Per chi ritenesse che quanto accaduto non sia dopotutto cosa grave, portiamo in risposta un commento di una lettrice all’articolo su La Repubblica di Bologna:

E basta con la storia del: “in fondo è un bravo uomo” […] In un paese dove la violenza contro le donne, il maschilismo, le forme di mancanza di pari opportunità sono ormai a livelli da emergenza nazionale […] Ogni argomento sessista utilizzato soprattutto dai media è la goccia a un vaso già stracolmo. Vergognatevi di abbassare il profilo di quanto accaduto.

Insomma la notizia del licenziamento – o “rimozione dall’incarico” che dir si voglia – di Giuseppe Tassi su La7 ci sembra comunque un gesto forte, almeno a livello di esito comunicativo e mediatico, che potrebbe, ma non diciamolo troppo ad alta voce, creare un “precedente” molto importante.

 

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