Nuovo attacco alle famiglie arcobaleno dalle femministe contrarie alla GPA

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Contro la sentenza di Trento insieme alla CEI, le sedicenti femministe della differenza attaccano le famiglie omogenitoriali per dividere il movimento LGBTI.

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Quanto andrò a scrivere nuovamente sulla GPA è sicuramente un articolo d’opinione, con buona pace di chi crede che il giornalismo sia il mero riportare dei fatti o il pubblicare integralmente qualsiasi comunicato arrivi in redazione. Non è così: quella si chiama cronaca (e a volte servilismo), mentre una testata o un giornalista può assumersi la responsabilità di dare un taglio d’opinione al proprio lavoro.

Recentemente Daniela Danna, attraverso l’indirizzo email istituzionale dell’Università degli Studi di Milano per la quale è ricercatrice in Scienze Sociali e Politiche (chissà se questa attività rientra nei termini di utilizzo del servizio di posta dell’Ateneo, ma questo è un altro discorso) ha inviato un appello contro la GPA alle testate giornalistiche dall’inquietante titolo “Cari compagni gay, vi invitiamo a non festeggiare la cancellazione della madre>>> VAI AL TESTO DELLA LETTERA 

Il testo prende come scusa la recente sentenza di Trento che ha riconosciuto come genitori due uomini che hanno fatto ricorso alla GPA per avere un figlio. Sentenza dall’alto valore storico e umano. Specifico che si tratta, appunto, di una scusa per tornare ad attaccare quelle coppie esclusivamente di uomini omosessuali che soddisfano il proprio desiderio di genitorialità avvalendosi all’estero della GPA. Procedure legali e controllate sotto il profilo sanitario. Questa lettera per i “compagni gay” tenta di creare conflitto tra coppie gay di uomini contro coppie lesbiche di donne per dividere il movimento LGBTI e mandarlo alla deriva. Non abbocchiamo alla trappola.

La lettera è firmata da 35  femministe della differenzaper le quali il maschio e la femmina sono identità statiche, precise e in conflitto tra loro – che vede spiccare tra le altre Marina Terragni, giornalista e fondatrice di RUA (Resistenza all’Utero in Affitto) e, come unico maschio anagrafico, Aurelio Mancuso, membro della commissione nazionale di garanzia del PD  ed ex presidente non rieletto di Arcigay. Nel testo si legge come la sentenza avrebbe cancellato la figura della madre nella vita del bambino, figlio della coppia da 6 anni, poiché si riconosce un attestato di nascita estero dove non compaiono nomi femminili.

Dunque, si potrebbe malignamente pensare che le compagne non abbiano letto la sentenza o non sappiano correlare significati e significanti, poiché in essa non si cancella nessuna figura materna, tanto meno si afferma che i bambini nascano per magia. Semplicemente si riconosce e tutela con la legge un rapporto genitoriale già in essere per il bene del bambino e per quello del nucleo familiare. Eppure, siamo certi che le firmatarie (più un maschio) dell’appello sappiano leggere e, anche, manipolare il senso. Oltre che ritrovarsi in buona compagnia nella critica a quella sentenza, dove spicca il cardinal Bagnasco, capo della CEI; notoriamente una realtà femminista.

L’origine materna di ognuno di noi rimane un fatto inevitabile” si legge nella zigzagante lettera. Un fatto, questo, che fa il paio con l’affermazione opposta: “l’origine paterna di ognuno di noi è un fatto inevitabile“. E fino a qui, su come funzionino ovuli e spermatozoi siamo tutti abbastanza ferrati. Eppure, la sentenza di Trento non mette in discussione che il feto sia il risultato dell’inseminazione e che si sviluppi per 9 mesi nell’utero di una donna. Anzi, parla proprio di tutt’altro, ovvero afferma che sussista il legame genitoriale tra un bambino e due uomini, seppur senza legami biologici, poiché l’allevare un figlio non è correlato a metterlo al mondo.

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E ciò è confermato sia dalla storia dell’umanità tutta, dove le forme di genitorialità sono svariate e diverse dal quadro mamma-papà-bambini, sia da diverse realtà familiari italiane. Come quelle di famiglia omogenitoriale, con figli adottati, famiglie allargate, ricostruite o di fatto. Questa lettera, tra le altre cose, afferma indirettamente come siano illegittime le adozioni tutte, anche da parte di coppie eterosessuali, poiché non viene rispettato il legame tra madre biologica e bambino.

Per concludere, possiamo citare un articolo di Lida Cirillo, personalità riconosciuta nel movimento femminista italiano sin dalla fine degli anni ’70, a proposito di GPA. Si fa una critica alla contrapposizione tra la visione del clero cattolico (esattamente quella della lettera delle sedicenti femministe) e la retorica del dono, dove si afferma che la GPA sia governata dalla voglia di “donare” fingendo non ci siano interessi economici e finanziare delle agenzie che dispongono tale servizio. Sulla prima posizione, troviamo una velata critica a Luisa Muraro, altra femminista della differenza, che afferma candidamente come “le femministe dovrebbero avere il coraggio di dire che l’etica cristiana non è contro le donne” e prosegue citando Nietzsche: “tutto nella donna è un mistero e tutto nella donna ha una soluzione: essa si chiama gravidanza”. La stessa Muraro ci spiega come fenomeni come la lettera contro la GPA o le realtà come RUA siano profondamente cattoliche fondamentaliste e come vedano la donna come completa solo se diviene madre. Insomma “l’utero è tuo, ma lo gestiscono loro”!

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