Bodybuilding: Il mito della perfezione!

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Etero, bisex o lesbiche, anche le donne amano i muscoli e non disdegnano le gare...

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Da sempre il bodybuilding viene bistrattato da stupidi pregiudizi eterosessuali del tipo tutta muscoli niente cervello, donne asessuate, donne senza femminilità ecc.. ecc. Ma per le culturiste che da sempre lottano contro le discriminazioni, il più delle volte sbattute in faccia a voce alta, il bodybuilding è un mezzo utile ad arricchire e rafforzare la loro personalità e quindi il loro stile di vita. Un mezzo, quindi, e non un fine.

In un articolo pubblicato su Cultura Fisica & Fitness (Anno XL, N. 334, settembre/ottobre 1997 © 97-2000), dalle culturiste Roberta Micheli e Rossella Pruneti, emerge la voglia di farsi conoscere e di spiegare le ragioni di questa passione: "Il bodybuilding indubbiamente ci dà una marcia in più per affrontare la vita, ci conferisce una forza e una consapevolezza interiore che non ha

niente a che fare con l’aspetto corporeo se non nel senso che questo ne è soltanto il risultato materiale. Mi sento sicura per la forza interiore che mi ha conferito praticare questo sport e non per la corazza di muscoli che ho costruito. Per questo non amo ostentare, al di fuori della palestra e dei palchi di gara, il mio aspetto. Ma il fare un qualcosa che mi rende felice e mi dà modo di esprimermi mi permette di stare meglio con gli altri, di essere meno frustrata e più socievole" scrive Rossella, "Sì, perché dentro di me coesistono caratteristiche come la sensibilità e il senso estetico (tipicamente femminili) e come la determinazione e la forza di volontà (caratteristiche storicamente e culturalmente attribuite esclusivamente al sesso maschile). Soltanto dopo aver iniziato il bodybuilding la determinazione e la forza di volontà sono emerse in modo preponderante rispetto alla donna che non fa sport. Parlando con altre donne, non bodybuilder, mi accorgo che ho meno paure e titubanze nell’affrontare sia i problemi quotidiani che situazioni particolarmente difficili" scrive Roberta.

In passato è accaduto che spesso le donne si siano avvicinate a questo

sport per poi allontanarsene a causa della poca considerazione ricevuta al di fuori della palestra. Dopo che per anni solo alcune irriducibili hanno opposto resistenza a questo stato di cose, ora sembra che un nuovo entusiasmo e una diversa cultura avvicinino ancora, e in modo più concreto, le ragazze al culturismo che nel frattempo si è evoluto e, con un allenamento mirato e intelligente, può consentire ampi margini di miglioramento anche a chi credeva di avere poche speranze.

L’ondata d’interesse è dovuta soprattutto ad alcune fra le più quotate culturiste a livello internazionale, tanto che sia ai GayGames che agli EuroGames un buon

numero di sportive lesbiche hanno partecipato alle gare di bodybuilding, segno che la mentalità si è fatta forte anche delle esperienze altrui.

Tra le più famose culturiste internazionali, Lenda Murray, nata a Detroit Illinois (USA), alta 1,65 cm per 65/68 kg di peso in competizione, straordinaria culturista di colore, che per cinque anni consecutivi (1990 – 1994) è riuscita a vincere il titolo di Ms. Olympia; Marika Johansson, quinto posto ai Campionati Mondiali IFBB di Bratislava (1998), è da anni una delle più popolari e amate culturiste in Europa, tempo fa un grave infortunio la costrinse a fermarsi per lottare contro la malattia e soltanto

dopo una grossa depressione e vari interventi chirurgici riuscì a ritrovare la forza di lavorare per tornare quella che era; Paulina Talus-Halonen, finlandese di Helsinki, ha smesso di lavorare per dedicarsi completamente al culturismo e vorrebbe rendersi disponibile a sessioni di foto e video, anche se a suo dire occorre che questo succeda nei periodi di gara, perché quando è in off-season non si sente pronta a farsi vedere, secondo lei la preparazione è come la costruzione di una casa, finché non è pronta è inutile mostrarla. Alle principianti dice che occorre molto allenamento e molta pazienza, il bodybuilding è uno sport molto bello se praticato a livello dilettantesco, ma la competizione è un’altra cosa, ci vogliono obiettivi molto chiari.

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Uno sport tutto d’un pezzo, dunque,

dove la caparbietà è alla base dei rapporti soprattutto esterni alla palestra, dove volontà e determinazione non bastano ad eliminare la femminilità in una donna e, soprattutto, dove spesso, il talento non basta.

Un libro da leggere: "Il concetto di Sé in un gruppo di donne praticanti il bodybuilding" di C. Mazzini.

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di jaguar

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