CENTAURE PER NATURA

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Il mondo delle due ruote appartiene anche alle donne...

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La storia vuole che all’inizio del secolo scorso le donne fossero più che infatuate del mondo della meccanica. Moto e auto furono una vera e propria tentazione a cui un certo universo femminile difficilmente riuscì a resistere. Tra le più famose centaure fornite di perizia meccanica e grandi doti di guida e resistenza di certo spicca il nome di Theresa Wallach, che a diciassette anni, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, partì da Londra in sidecar assieme a un’amica con l’intenzione di raggiungere Città del Capo. Furono le prime donne ad attraversare il Sahara in moto. Nel 1939 fece un giro del

Brooklands tenendo una media di 160 km/h e ottenne la British Motorcycle Club’s Gold Star; è rimasta l’unica donna che l’abbia mai vinta. Partecipò anche a gare di trial e di scramble. Allo scoppio della guerra si arruolò nel Women’s Auxiliary Territorial Service, diventando la prima donna motorizzata delle forze armate britanniche. In seguito entrò a far parte dei Royal Electrical and Mechanical Engineers. Dopo la guerra partì con la sua moto per l’America, dove nel giro di due anni e mezzo fece 18 mestieri diversi. Decisasi infine a stabilirsi negli Stati Uniti, per un certo periodo lavorò come meccanico, poi si mise nel commercio delle moto e aprì una scuola guida. Nel 1970 pubblicò un manuale per principianti sintetico e autorevole.

Per niente minori le imprese delle sorelle Betty e Nancy Debenham, autrici nel 1928 del praticissimo Motor-Cycling for Women: A Book for the Lady Driver, Side-Car Passenger and Pillion Rider, che impararono sul campo le fatiche e le gioie che ogni centaura che si rispetti deve poter conoscere attraverso l’esperienza. Il loro grande pregio fu quello di saper trasformare in comicità anche i fatti più sgradevoli. Se volete saperne di più in libreria potete trovare il testo di M. Holbrook Piersen dal titolo Il veicolo perfetto.

Una moto per vincere la noia, per passione, per sentire la vertigine che provoca l’aria che batte forte contro il casco, le continue vibrazioni della sella fra le coscie. "Essere centaure significa essere vive", così ti senti rispondere ogni volta che domandi a

un’amica motociclista cosa vuol dire amare le due ruote. E, spesso, ti consigliano di leggere un altro, pare, famosissimo libro sul tema: "Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta" di Robert M.Pirsig ( Adeplhi), un viaggioin moto, attraverso l’America, per descrivere come egli vede la vita e concepisce l’esistenza. Si potrebbe parlare di un virus positivo, il punto è se sia congenito oppure più semplicemente contagioso, se la sessualità sia un veicolo privilegiato oppure soltanto una casualità. Fatto sta che anche le centaure lesbiche sono in vistoso aumento e che perfino i più numerosi motociclisti gay siano del parere che percorrere insieme le strade nostrane durante i fine settimana sia più divertente. Il CoMoG nasce come alternativa tutta motociclistica per tutte le persone gay e lesbiche con la stessa passione per la motocicletta, la sua meccanica e il mototurismo, indipendentemente da gusti e preferenze sessuali.

Anche il cinema si è occupato delle donne centaure, quasi fossero un romantico universo a sé stante. E forse è così che voleva vederlo Pappi

Corsicato nell’episodio intitolato "La stirpe di Jona (Diana)" del film I vesuviani", dove alcune donne si oppongono alla violenza e al rapimento di un’altra donna. Il regista evidenzia un immaginario forte nelle donne, lo stesso immaginario che forse spinge oggi la bella tedesca Katja Poensgen, bionda sexy, rivelazione del mondiale 2001 categoria 250 cc.

Centaure si nasce o si diventa? L’enigma resta tale. Ma, forse, a scoprirlo basterebbe provare a montare in sella, magari dietro le spalle sicure di una bella centaura, magari lasciandosi trasportare dalla sua energia e, perché no, dalla sua forza seduttiva. Care amiche, casco in testa, partenza, via!

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di jaguar

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