Com’è essere una madre lesbica nelle Filippine?

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La storia di Cha Roque è fatta di quotidiano coraggio: ogni giorno combatte contro silenzi e omertà, per rendere il paese un po' migliore.

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In un paese come le Filippine, dove la tolleranza nei confronti dell’omosessualità è buona ma l’accettazione è ancora lungi dall’essere raggiunta, può essere difficile per la comunità LGBTQI farsi avanti e alzare la voce per farsi sentire.

L’anno scorso, nello show televisivo Eat Bulaga, che va in onda a mezzogiorno, venne intervistato il padre gay di due bambini: l’uomo descrisse la difficoltà di crescere due figli in un paese dove la discriminazione è ancora molto presente. I presentatori gli chiesero: “Per evitare ciò non puoi semplicemente nascondere la tua identità e evitare di fare coming out?”. La frase ha avuto una risonanza internazionale ed è stata fortemente criticata sui social, tanto che i tv hosts sono stati minacciati di licenziamento. Ma ad aver destato ancora più attenzione è stata la lettera di una madre lesbica, Cha Roque, inviata all’emittente e pubblicata su Facebook: il post ha avuto migliaia di condivisioni ed è stato riportato da moltissime testate locali (cosa piuttosto inusuale, visto che l’argomento cerca di essere elegantemente evitato).

An Open Letter to Eat Bulaga from a Lesbian Mom

Dear Eat Bulaga,

I am Cha, a single lesbian mom to an eleven year old…

Pubblicato da Cha Roque su Lunedì 25 maggio 2015

 

Da quel momento Cha è diventata una pasionaria dei diritti LGBTQI del paese: recentemente è stata intervistata da CNN Philippines, che per la prima volta parla in modo aperto di una questione simile.

La donna racconta come è avvenuto il coming out con la figlia, Kelsey: “In realtà non sono stata io a dirglielo, ma è stato suo padre. In quel periodo Kelsey aveva solo tre anni e non avevo ancora pensato ad un modo per dirgli della mia identità. Ero confusa e io stessa dovevo ancora comprendere bene il mio orientamento sessuale. Quello che feci fu dirle che la amavo incondizionatamente: il mio outing fu poi progressivo e avvenne pian piano, mentre lei cresceva”.

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Non è stato facile crescerla in una società che è ancora restia ad accettare una coppia lesbica. “Kelsey si è accorta che i suoi compagni la prendevano in giro riguardo al fatto che avesse due mamme. Una sua compagna lo scoprì guardando il suo profilo Facebook, dove lei aveva pubblicato una foto con me e la mia partner ad un Pride. La maestra gli disse di scusarsi per quello che aveva fatto e di pensarci due volte prima di pubblicare qualcosa online. Dopo l’accaduto parlai con il preside per far svolgere agli insegnanti un training di SOGIE (corso sull’orientamento sessuale, l’espressione e l’identità di genderndr): mi venne promesso che ci sarebbe stato, ma non è mai accaduto”. Grazie alla rilevanza del suo post su Facebook è nata anche una petizione su Change.org per organizzare un corso del genere: la petizione raggiunse i risultati sperati ma l’iniziativa non è mai andata in porto.

Ora Cha fa parte di un gruppo informale di mamme lesbiche, unite attraverso un network online. “Vorrei dire ai genitori LGBTQI che incontro che i loro figli non verranno discriminati, ma non posso. Per questo bisogna essere forti. Non bisogna cercare di mutare il concetto sociale di famiglia e non bisogna odiare le persone che ti giudicano: bisogna educarle. La battaglia per l’accettazione va di pari passo con la responsabilità di istruire le persone e renderle potenziali alleate. Bisogna essere fieri di sé stessi: alzate la testa quando girate per strada. Tenetevi per mano in pubblico. Non vergognatevi di dire alla gente che questa è la vostra famiglia. Celebrate“.

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