Contro il culto del leader superdotato

di

Francesco Gabbani, Rocco Siffredi e gli altri.

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Ci risiamo. È successo di nuovo.

Francesco Gabbani ha vinto il Festival di Sanremo e qua s’è assistito per l’ennesima volta al grande delirio collettivo per l’eroe mediatico, e segnatamente catodico, superdotato.

Sì, proprio in quel senso. Col pisellone.

Quando questo tipo di dinamica viene suscitata ci si ritrova in presenza di un vero e proprio culto contagioso, una riproposizione irrazionale e incontrollabile degli antichi riti di adorazione del fallo.

Ricordate cos’era successo con Rocco Siffredi all’Isola dei famosi l’anno scorso? Ricordate l’imbarazzante entusiasmo di Mara Venier che poi è diventato l’entusiasmo di tutti, la passione nazionale per il guascone abruzzese assurto a eroe televisivo meritevole dell’amore e del sostegno incondizionato – di grandi e piccini – poiché dotato di nerchia notevole e in possesso di un impareggiabile curriculum da “sciupafemmine ovvero da colui che, secondo i modi di dire più diffusi, le donne le “sistema”, le “fotte”, le “rovina”?

Ecco, più o meno è successo di nuovo.

Intendiamoci: questo povero Gabbani è molto meno invischiato in quel tipo di dinamiche goliardico-patriarcali. O per meglio dire: non le ha prodotte lui stesso. Gli sono state appiccicate addosso. Dal web soprattutto. Dai tanti commentatori e dai sitarelli che campano di questo e fanno sognare le utenti e gli utenti coi piselli giganti. Ma anche se non è lui stesso, a differenza di Siffredi, l’artefice del suo culto, il risultato poi alla fine non cambia.

Francesco Gabbani da presenza per qualcuno gradevole per qualcun altro pressoché indifferente, grazie alla storia del pacco grosso (per altro a mio avviso infondata) è diventato un mezzo guru, una grande scoperta. Da quando si è iniziato a parlare delle sue doti genitali si sono moltiplicati freneticamente i commenti su di lui. Ah che originaleah che immagine fresca – finalmente, sì poi è un gran figo – viva Gabbani, namaste alè!

Succede spesso così: non è affatto raro che in Italia ci si trovi di fronte a questi personaggi che conquistano il cuore arrapato del pubblico grazie a una mistura di prodigi anatomici, retorica adolescenziale, goliardia e storytelling reale o ricreato ad hoc fatto di performance da record e meraviglie copulatorie da capobranco.

Ovviamente il modello primo e sommo, il prototipo di tutto ciò resta lui: Silvio. Berlusconi ha infatti incarnato perfettamente questo tipo di racconto vincente sul maschile e sul rapporto tra i sessi. Pur in assenza di una vera mitopoiesi sul suo uccello la direzione tracciata da Silvio Berlusconi è stata esattamente questa. L’istituzione del regno del leader maschio che esibisce l’alto grado dei suoi appettiti, animato da una sessualità ostentata che poi, di fatto, ribadisce una visione antica e tradizionalissima del maschio e della femmina. Una visione che piace a tutti, che fa dar di gomito, solletica, fidelizza.

La gente ama, ama tantissimo, esce di testa: la dotazione genitale maschile – e più in generale il temperamento maschile primitivo, arcaico, animale – diventa con grande facilità un attributo di valore che si irradia dal pube a tutta la persona, producendo dei veri beniamini nazionali. Il pisello notevole mette d’accordo tutti. È la vera, sola garanzia di efficacia mainstream in questo Paese. Pensate anche all’eroe anti-eroe Fabrizio Corona: ad un certo punto anche su di lui la favola, fedele o no al vero poco importa, del membro notevole è venuta fuori.

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I capi superdotati piacciono a tutti: le donne etero (e i gay) smaniano, gli uomini etero sognano l’immedesimazione. E questa dinamica non riguarda solo i personaggi maschili: è proprio il racconto della sessualità maschilista ad essere vincente e perciò anche la connotazione del femminile è interessata dal fenomeno.

Queste dinamiche investono infatti anche la percezione del corpo delle donne: l’esuberanza dell’anatomia – poniamo di un seno vistoso – viene accolta con grande gioia dal pubblico e può diventare uno dei motivi del successo di personaggi che in realtà non lavorerebbero direttamente col corpo. Giusto per fare un esempio: se Selvaggia Lucarelli non fosse stata una maggiorata pensate che avrebbe mai avuto la stessa visibilità che ha ora?

Insomma il binarismo chiaro e possibilmente esasperato va alla grande. La polarizzazione anche in senso materiale, anatomico funziona sempre. I superdotati sono amati dall’Alto Adige a Lampedusa. Ci stringiamo con immenso piacere attorno a questi totem viventi, a questi piccole divinità col membro gigante. Ridiamo, sogniamo, ci abbandoniamo al conforto di queste appendici ipertrofiche, di queste leggendarie protuberanze raccontandoci poi, altrove, favole edificanti sulla bellezza delle differenze e della diversità.

Ma queste favole occupano solo la periferia, il tempo delle eccezioni, delle oasi eleganti. Il centro, il grande centro su cui tutti convergono è animato dai girotondi allegri e inconsapevoli che si creano attorno agli uomini più amati poiché eccezionalmente dotati.

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