Elezioni 2018, surrogata e Arcilesbica

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Milena Cannavacciuolo esprire tutti i suoi dubbi legati alla posizione di Arcilesbica nei confronti della GPA.

Arcilesbica
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Le candidature per le prossime elezioni politiche sono state presentate, i programmi sono ormai pronti. Non ci resta che incrociare le dita e sperare che il 4 marzo vinca il migliore, o il meno peggio – dipende dai punti di vista.

Una cosa è certa, per la comunità LGBT+ non si prospetta una stagione facile. Da una parte, l’indifferenza di alcune forze politiche (nessun accenno nel programma del Movimento 5 Stelle, per esempio), dall’altra Lega e Fratelli d’Italia hanno promesso, sotto la guida della “crociata” Eugenia Roccella, l’abrogazione la legge sulle unioni civili.

In questo clima elettorale, dove l’opinione pubblica preferisce dibattere di Unione Europea, legge Fornero, immigrazione e Jobs Act, Arcilesbica Nazionale e le femministe estreme, attraverso quella che potremmo definire la loro portavoce non ufficiale, Monica Ricci Sargentini, dalle pagine del Corriere della Sera invitano i cittadini a non votare i candidati che manifestano opinioni pro Gpa (vietata dalla legge 40 del 2004): «Faremo campagna invitando a non votare candidati o candidate che manifesteranno posizioni contrarie al mantenimento del divieto».

Posizione lecita, se non fosse che quei candidati contrari alla Gpa sono spesso contrari alle adozioni da parte delle coppie dello stesso sesso, contrari al matrimonio egualitario e contrari a qualsiasi riconoscimento per i figli nati nelle famiglie arcobaleno. In poche parole, quei candidati fortemente contrari alla Gpa spesso sono omofobi.

Non è un caso se, durante la discussione in Senato del ddl Cirinnà, Maurizio Gasparri per argomentare il proprio no alla legge tirò in ballo il manifesto contro la Gpa a firma di Se non ora quando – Libere, pubblicato da Repubblica proprio in quei giorni: «La stepchild adoption porterà all’utero in affitto, non lo dico io, lo dicono le femministe». A voler essere maligni, verrebbe da pensare che si tratta di uno scambio di favori. Del resto, i primi a cogliere l’appello di Arcilesbica, Terragni & Co. contro la Gpa sono stati i gruppi cattolici, con tanto di elogio pubblico sulle pagine di Avvenire.

Appare chiaro che ormai la questione surrogacy è l’unica lente attraverso la quale le attiviste di Arcilesbica guardano alla società. E inevitabilmente la loro si trasforma in una visione parziale e parecchio, parecchio miope.

Italia 2018, ancora non esiste una legge che riconosca (e punisca) i reati di omo-transfobia; non c’è una legge che tuteli i bambini nati nelle famiglie arcobaleno; per la riassegnazione del sesso si fa ancora riferimento ad una legge del 1982; non esiste nessuna tutela per le persone intersessuali, il cui genere viene determinato alla nascita da medici privi delle necessarie competenze. Senza contare che le tanto agognate unioni civili sono il frutto di un compromesso al ribasso, e che la piena uguaglianza è ben lontana dall’essere stata raggiunta.

Insomma, in una situazione così difficile per la comunità LGBT+ italiana, con il rischio di ritrovarci al Governo forze politiche smaccatamente omofobe, che potrebbero minare quei pochi diritti che siamo riusciti a conquistare dopo anni e anni di lotte, e di cosa si preoccupa Arcilesbica? Di mantenere il divieto della surrogata in Italia e all’estero. Vi prego, ditemi che è uno scherzo.

Milena Cannavacciuolo

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