GOLETTA GAY 2002

di

Navighiamo le acque metaforiche del web italiano, per capire quali sono le città più vivibili dal punto di vista gay e lesbico.

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Parte oggi sulle pagine di gay.it una straordinaria iniziativa, la prima del suo genere in Italia. Si chiama Goletta gay, e non è un caso che prenda spunto dalla Goletta di Legambiente che ogni estate solca le acque italiane per farci sapere la qualità del mare in cui ci tuffiamo: primo perchè delle battaglie di Legambiente noi di gay.it ne condividiamo una larghissima parte; secondo, perchè anche in questo caso navigheremo le acque metaforiche del web italiano, questa volta per andare a capire quali sono le città più vivibili dal punto di vista gay e lesbico.

Non si tratta di stilare una classifica dei gay e delle lesbiche fortunati e sfigati. Certo, verrà fuori sicuramente che le grandi città, con la loro

offerta di cultura e di intrattenimento, sono più vivibili rispetto ai piccoli centri. Ma l’inchiesta confermerà che il Veneto è bacchettone e la Toscana di mentalità aperta? Verrà fuori che il Sud è ancora terra difficile, che in Val Brembana essere gay non è semplicissimo, che in Liguria la mentalità è ristretta, che Bologna è sempre più grassa e busona? Forse alcuni di questi stereotipi, alcune idee che noi abbiamo già in mente, saranno confermate dalla ricerca. O forse ci saranno sorprese, che dimostreranno come certe zone d’Italia siano cambiate. Sicuramente le novità non mancheranno. La ricerca funzionerà così da premio per chi starà nelle prime posizioni, e da incentivo a migliorare per chi starà nelle ultime. Sarà – lo speriamo – un segnale di allarme per le tante provincie, sparse in tutta Italia e non solo nel Sud, che apparriranno dalla ricerca scarsamente vivibili per un gay od una lesbica.

Ma chi farà la ricerca? Voi, naturalmente. Girovagando per il sito come al vostro solito, nelle prossime settimane vi verrà chiesto alcune volte di compilare un questionario con solo 32 domande, attraverso le quali saremo in grado di stilare la classifica. Compilatelo in massa: vogliamo arrivare ad avere un campione significativo anche nelle realtà più piccole e quindi avere almeno 3000/4000 risposte.

I criteri che, secondo questa ricerca, determineranno la vivibilità di una città dal punto di vista gay e lesbico sono sette.

Il ^Sprimo criterio^s è tutto personale e fa riferimento a quanta è la percentuale di persone che hanno fatto il coming out in famiglia, con gli amici e sul lavoro e quale reazione questo coming out ha scatenato. Il termometro usato in questo caso è, crediamo, abbastanza significativo: decidere se dichiarare o no la propria omosessualità al mondo è materia delicata e dipende enormemente non solo dal carattere dei singoli, ma anche e soprattutto dall’ambiente sociale in cui si è cresciuti e si vive.

Il ^Ssecondo criterio^s si "allarga" a chi si ha più vicino: amicizie e affetti. Si è presa cioè in considerazione la

capacità, città per città, di costruire relazioni amicali o affettive con altri gay e altre lesbiche o al contrario, si è cercato di misurare quanto isolamento produce l’omosessualità nel contesto in cui si vive. Corollario di questa parte del questionario è una domanda specifica sulle unioni civili: ti uniresti in matrimonio o in unione civile se la legge riconoscesse te e il tuo (eventuale) compagno come coppia? Anche qui, siamo partiti dall’assunto che chi vive in un contesto sociale più favorevole a gay e lesbiche sarà (nei grandi numeri) più capace e più portato a utilizzare eventuali strumenti legislativi che prima o poi saranno a nostra disposizione.

Il ^Sterzo criterio^s si spinge a chi abbiamo contro: gli omofobi. Ci è sembrato infatti fondamentale determinare quanto in una città è radicata una cultura omofoba, contro gli omosessuali, di rifiuto e rigetto delle diversità sessuali, che si manifesta nella battuta, nell’insulto, nella molestia fino ad arrivare alla violenza fisica.

Il ^Squarto criterio^s si allarga ulteriormente alla "socialità". Quante sono le opportunità di divertimento, di

socializzazione, di cultura e di iniziative sociali nella propria città? Abbiamo volutamente considerato questo uno dei tanti criteri, altrimenti sarebbe stato troppo facile per città dai molti locali come Milano e Roma vincere… peraltro, seriamente pensiamo che sapere dove passare il sabato sera è certamente sì importante, ma è solo uno dei criteri che rendono una città più o meno vivibile per noi. L’esperienza di certe zone d’Italia, religiosissime e quindi molto bigotte ma piene di locali, è lì a dimostrarlo.

Il ^Squinto criterio^s riguarda la salute. Una città è vivibile non solo quando vi sono le condizioni per vivere, ma anche quando ti insegna a sopravvivere evitando malattie che se grazie al cielo oggi non uccidono più come un tempo, certamente rendono la vita più difficile. Ci riferiamo ovviamente all’AIDS. In tal senso, ci è sembrato importante capire quanto profonde sono arrivate le campagne di prevenzione degli enti preposti e dell’associazionismo.

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