Nessuno tocchi Hillary Clinton: contro quegli uomini che pretendono di spiegare il femminismo alle donne

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Massimo Gramellini sulla Stampa ha attribuito il fallimento di Hillary Clinton alla sua scarsa femminilità. Ci credete?

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Chiunque pensi che sarà il femminile a salvare il mondo si augura che la sconfitta di Hillary spinga finalmente le donne a fare politica comportandosi da femmine e non più da donne travestite da uomini.

Apre così il Buongiorno di Massimo Gramellini sulla prima pagine de La Stampa di oggi. Dopo l’imbarazzante commento dei mesi scorsi alla vicenda delle divisa di Alitalia, il buon Gramellini ci riprova. È tornato ad occuparsi di un tema che, a questo punto possiamo proprio dirlo, farebbe meglio a lasciar perdere.

Ecco come si articola la tirata contro Hillary Clinton “donna di picche”:

Non è facile, lo sappiamo. Si chiami Merkel o Lagarde, ma anche Boschi o Raggi, per arrivare al potere una donna deve aderire a un modello maschile che la ingabbia. Deve apparire secchiona, quindi antipatica. Rassicurante e controllata, quindi prevedibile.

Nessuno ha detto a Donald Trump come avrebbe dovuto essere, cosa avrebbe dovuto fare sulla base del fatto che fosse un uomo, mentre si discute ora (a già durante la campagna elettorale) di cosa Hillary avrebbe dovuto fare, essendo ella una donna. L’identità femminile è sottoposta tradizionalmente a questo prezzo: se sei donna gli altri ti dicono cosa devi fare, gli altri sanno meglio di te come dovresti essere. Sia nel caso in cui tu sia sottomessa, ma anche se sei al comando, se cavalchi verso il potere, come Hillary Clinton. Ci sarà sempre chi ti verrà a dire che tu, da donna, avresti dovuto fare così e non così, avresti dovuto dire questo e non quello. Essere donna è questa mirabile capacità di attirare il giudizio altrui. In modo implacabile, che lo si chieda o no.

Nel caso della Clinton, il quadro clinico era aggravato dalla sua appartenenza a una dinastia che l’americano bianco impoverito ha identificato, giustamente, con il frigido Establishment.

Massimo Gramellini le donne in politica le vuole emotive, colorate, sensuali, magari un po’ porche. Se sei donna e non soddisfi queste – personali – preferenze rischi di essere identificata – “giustamente” – con il “frigido Establishment”. Frigido, come le donne che non scopano o, per meglio dire, che non si eccitano sessualmente. Chiaro, no? Gramellini va avanti:

Ma mentre Trump sventolava il suo machismo da operetta come una bandiera, Hillary è sembrata vergognarsi del suo essere femmina. Optando per una sfida «uomo contro uomo», ha rivaleggiato in aggressività senza però poterlo fare in cialtronaggine, l’unico settore in cui noi maschi siamo obiettivamente più dotati.

Non si può non notare quell’insopportabile ripetizione del termine “femmina” usato per indicare le qualità che mancherebbero a Hillary Clinton: il termine più legato alla biologia, che si usa anche per gli animali. Quello che vien fuori è che per Massimo Gramellini l’uomo è ragione e calcolo, la donna istinto, umori, calore e pelliccia. Insomma, il nostro ha le idee chiare. Il problema di Hillary Clinton quindi è evidente: sembra un uomo, per questo ha perso“Si è vergognata del suo essere femmina”: ovvero se non mostri il volto del femminile che ho in mente, io ti nego il patentino di donna. Delle due l’una: uomo o donna, soldato o femme fatale. Tertium non datur.

Quando si tratta di promettere a vanvera e di liquidare problemi complessi con risposte superficiali, noi riusciamo ad abbindolare tutti, comprese le donne, alle quali l’innato pragmatismo impedisce di spiccare il volo verso l’iperuranio dei fanfaroni, ma non di subirne il fascino. Per infrangere il «soffitto di cristallo» della politica, le signore farebbero bene a estrarre da se stesse l’unica risorsa che le renderebbe davvero invincibili presso l’elettorato di entrambi i sessi: un approccio accogliente. Meno donne di picche e più di cuori. 

 

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Esternazioni infarcite di stereotipi sul femminile, quelle che emergono da queste righe. Per Gramellini una donna non è aggressiva, non può essere aggressiva. È il modello romantico della donna angelicata o della madonnina infilzata, dono della retorica cattolica. È chiara l’imposizione di una serie di standard: le donne sono tali se sono…e giù la lista. Se sei donna – e non è detto che tu lo sia – devi essere accogliente, pragmatica, calorosa. Una donna non pragmatica non è donna. O almeno è colpevole. E lo stesso se non è pragmatica. Se il pragmatismo non ce l’ha, insomma, se lo facesse venire. La donna o è di cuori o è di picche. E una donna di picche – una stronza, calcolatrice, astratta, egoista – non è una donna. Tra l’altro curiosa la scelta del picche, come osserva giustamente Chiara Galeazzi, lo stesso del famoso due “di quando non te la danno”. Poco dopo la pubblicazione della rubrica è comparsa questa postilla di aggiornamento:

So di avere toccato un tabù ma è il pezzo più femminista che abbia mai scritto nella mia vita. Prima di pubblicarlo, l’ho fatto leggere a moltissime donne che lo hanno condiviso. La parola “accogliente”, per me, non ha un significato sessuale. Ribadisco il mio pensiero: la politica ha bisogno di femminile e il femminile è il contrario dell’aggressività. Questa è l’accoglienza, non essere né freddi né aggressivi. Accoglienti nei confronti del diverso, nei confronti della novità. È un atteggiamento che io riscontro ogni giorno in tantissime donne, con cui parlo e con cui lavoro. E sarei felice di ritrovarlo anche nelle donne che fanno politica perché ne trarremmo tutti beneficio. 

Questo sarebbe il “pezzo più femminista” che Massimo Gramellini abbia mai scritto. Bizzarro, invece pensi un po’, signor Gramellini, è proprio questo suo venirci a dire – da maschio eterosessuale – cosa sia il femminismo e come debbano essere le donne, che rende il suo articolo profondamente goffo e smaccatamente maschilista. Il femminile io non so se è proprio, come cerca di dirci lei, il contrario dell’aggressività. Credo ci sia, più realisticamente, un modo femminile di essere aggressive, un modo peraltro stigmatizzato – “sei isterica”, “ma trovati qualcuno che ti scopi!”, “è pazza!” – ma soprattutto ritengo profondamente sbagliato prendere dal mondo una donna reale, in carne ed ossa e mettersi a criticarla sulla base di un idealtipo che si ha in mente.

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