Il mondo incantato di me e di te…

di

In nuovo racconto scritto da Mila Freud. Un mondo magico, ricco di desideri e intense carezze dell'anima

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Lo champagne scorre a fiumi in casa della signora Dupray. Carlotta ancora sta nella stalla ma sono controllata a vista da mia madre e non posso raggiungerla. Immagino le sue mani screpolate accarezzare la schiena di Sunset un baio che è poi il suo prediletto. La vedo controllargli le zampe posteriori che hanno ceduto nella gara di domenica per una forma artritica cui non aveva mai dato peso, imprevisto che l’ha fatta volare in aria e piombare a terra sotto un "ohhhhhhhhhhhhhhhhh"generale. Io sono stata in silenzio e ho trattenuto il fiato finchè non l’ho vista rialzarsi e darsi pacche sui glutei molto poco signorilmente per scrollarsi di dosso la polvere. Bè stasera l’avrei rivista, da domenica sono passati già cinque giorni e mi sembra di averli vissuti in un’altra dimensione, come quando sei costretta a stare davanti allo schermo di un cinema dove proiettano uno di quei macigni storici che durano cinque ore e per quanto la tua mente tenti di perdersi in qualcosa di frivolo, lì devi stare sotto l’occhio vigile del prof.di lettere. Eccola entrare in casa dalla cucina, del resto sua madre non avrebbe permesso che gli invitati la vedessero con quell’abbigliamento da stalliere sporco e puzzolente. Ma a me piace tanto. E mi piace proprio così. La vedo scivolare tra le tende di un corridoio, soffermarsi su un vassoio con dei bignets e poi incamminarsi verso il piano superiore dove si laverà e vestirà con i vestiti che le ha preparato sua madre. Non le è nemmeno passato per l’anticamera del cervello di guardare se sono arrivata o meno. Sarà sempre così, me lo sento. Non lo so, è qualcosa di strano, in questo paesino di buffoni che giocano a fare l’alta società, ho sempre e solo visto famiglie di mamme pettegole e annoiate e papà che alla sera prendono sonno subito dopo cena e figli infelici che si contendono borse di studio in università famose perché non vedono l’ora di arrivare il prima possibile e con tutti i titoli idonei a condurre la vita dei loro genitori. Bè, secondo me io e Carlotta siamo diverse. E questo non lo dico solo perché siamo le uniche a non avere il ragazzo, siamo un piccolo raggio di sole, uno spicchio di vita in questo grigio paesino. Un giorno avremmo la nostra casa e una stalla con i nostri cavalli, lei

parteciperà a tutti i concorsi di contea e poi regionali e nazionali, e io lì sempre in tribuna a emozionarmi per la sua bravura, a trattenere il fiato nelle sue cadute, al suo fianco a fine gara a reggerle frustino e caschetto. Oh sì sarei sempre stata sua.

Eccola scende, come immaginavo vestita di turchese a metterle in risalto gli occhi, un foulard legato al collo, le scarpe con un microtacco per sollevarsi un po’ da terra come è giusto per le ragazze della nostra età. Tutti la guardano, tutti i panzuti proprietari terrieri della zona a farle il baciamano, a presentarle i loro stupidi figli che presto sarebbero diventati panzuti. La vedo particolarmente imbarazzata da quel biondino che sì è fatto avanti da solo senza intromissioni di padri, e nonne e zie. Solo. Le fa segno di accomodarsi sul divano, lei accetta… hei io sono qui, non mi guardi neanche…lui si accende una sigaretta sembra molto interessato ai quadri del salone, glieli indica e lei parla, descrive, gesticola, arrosisce quando lui le porge una coppa di champagne. Oh Carlotta…perché non ti basto io?

Continua nell’altra pagina…Mia madre mi si avvicina mi presenta uno dei quei piccoli futuri panzuti, è un pianista, dice, ma non so quanta strada farà con quei salsicciotti che si trova al posto delle dita. Mamma, possibile che non lo capisci, io sono di Carlotta…e intanto tu, sì …chi sei?, ah il pianista, mi racconti che hai poco tempo da dedicare alla tua famiglia, beato te, perchè stai sempre in giro, Parigi, Grenoble, Cannes, perfino Berlino il mese scorso. Ma sì andiamoci a sedere anche noi in veranda, così romantico questo cielo trapuntato di stelle, mi dici che in questo momento suoneresti Chopin, sì suona pure che io invito a ballare Carlotta e la faccio volteggiare per tutto il salone fino a stordirla. Vedo che mi osserva attraverso la vetrata, l’idea di me in veranda col pianista pare non apprezzarla molto. Bè piccola è quello che ti meriti, un’altra volta impari a far finta che io non esista. Sì scusa tu grassottello giramondo che hai da dire ancora? No domani sera non sto in casa ad aspettare te che arrivi col mazzetto di fiori, vado al cinema con gli amici, per mia madre, e invece vado a fare un giro in macchina con Carlotta, via lontana anni luce da qui, dove i boschi arrivano fin sul ciglio delle strade e ci si può perdere addentrandosi e fare l’amore, tutto l’amore che ho e la passione che tengo a bada da domenica. Intanto continua a parlare, parlami di Chopin questa sera Carlotta si deve concedere al mondo quindi tu parla, distraimi, ti presto un’orecchio per ascoltarti e un quarto della mia attenzione. Sì ti applaudirò quando dirai cose sensate e sorriderò per il tuo umorismo niente male, continua a parlare perché il resto è niente, Carlotta sta venendo qui, viene verso di noi, allora lo vedi che sei fortunato ti presto entrambe le mie orecchie, i miei occhi, ti faccio intuire la mia attenzione. Da niente ti faccio sentire molto, ma continua a corteggiarmi, avvolgimi di sonate al Chiaro di Luna…"Scusate l’interruzione, Françoise, puoi venire?"…certo amore mio vengo dove vuoi non vorrei dartela vinta sempre ma sono già lì dove vuoi, "No niente figurati andiamo..ah, Carlotta ti presento Mathieu è un concertista".

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