IL NORMALE CORAGGIO D’ESSER MADRI

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"E' lui che ci ha scelto come genitori" dice Terry, la donna bergamasca che con la sua compagna Tina ha avuto un bimbo per procreazione assistita. "Nostro figlio...

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BERGAMO – La nudità delle effimere ragioni sui concetti di famiglia tradizionale è sotto gli occhi di quell’Italia che si ostina a porre veti e idee arcaiche. Ogni tanto ci si sveglia e ci raccontano storie d’amore, di famiglie “diverse” che riescono a spezzare tabù, si fanno strumenti per altre vite che appartengono all’universo. Come sempre è il mondo femminile a stupirci, il cuore delle donne che ruscella sulla maternità e l’amore senza traguardi. La storia di Terry e Tina è pubblica, come i ringraziamenti dell’intera comunità, esercitati ieri in un articolo di Giulio M. Corbelli.
Terry, perché con Tina avete deciso di narrare la vostra maternità?
Volevamo dare un segnale forte al Paese, così arretrato verso temi che riguardano donne e coppie omosessuali. Vi sono persone che su queste cose si parlano alle orecchie, per questo abbiamo deciso di uscire allo scoperto. (Terry si interrompe per dare ascolto alla piccola Jessica. “E’ l’amichetta di Michele”, dice divertita). Il nostro è un messaggio di coraggio a tutte le coppie come noi.
Non è semplice raccontarsi, come donne gay e madri, al più grande quotidiano italiano.
Inizialmente avevamo dei dubbi e la paura di essere strumentalizzate, soprattutto in aree politiche. Noi abbiamo fondato un’associazione e, per usare una metafora, è inutile avere una bella macchina in garage se non la metti in moto. I diritti che ci riguardano passano in tutte le nazioni, basta guardare alla Spagna. Noi che facciamo? Saremo mica tutti obbligati a espatriare e andare in queste oasi dove il respiro è più leggero!
Quali sono le difficoltà per una coppia ad avere un figlio con l’inseminazione artificiale?
Noi siamo andate a Bruxelles e, ti dirò, è stato più semplice di quanto ci aspettavamo. Tramite un passaparola abbiamo avuto l’indirizzo, ci siamo messi in lista d’attesa poi, avendo 40 anni, ho avuto la priorità, anche se le probabilità erano scarse, perché più vai su con l’età più diventa difficile. Però è come se ci fosse un disegno nella vita di ognuno.
Per molti vi è anche una questione finanziaria.
Non so, penso che l’aver soldi è più importante se stai in Italia. Noi abbiamo un reddito da ceto medio. Se esiste questo desiderio di diventare madri, è sufficiente evitare qualche vacanza o qualche desiderio personale.
Come hai conosciuto Tina?
Via internet. Discutevamo in un forum su amore e handicap; la Tina mi raccontava di essere stata testimone di un amore splendido tra due donne handicappate, fatto di tenerezza e sensibilità. Sono rimasta affascinata dal fatto che l’amore non avesse barriere nemmeno sulle sedie a rotelle. Ecco: in un messaggio di amore s’è agganciato il nostro amore. Ora è da sei anni che viviamo insieme e io è dall’età di 18 anni che sentivo nella mia anima che ci sarebbe stato questo grande ospite.
Non ti preoccupava essere una donna omosessuale?
No! A 18 anni, pur non avendo coscienza della mia omosessualità, dicevo: a 40 anni avrò un figlio, con o senza marito. Forse da sola… ma con accanto una compagna con la quale condividi il tuo essere, mi son sentita più forte.
Vi sentite entrambe parte genitoriale di Michele o tu senti che sei più madre?
Racconto un aneddoto: quando a tre mesi abbiamo portato Michele dalla pediatra, lei cercava di parlare solo con me, essendo la madre biologica. Ho fatto in modo che si rivolgesse anche a Tina. Io e Tina siamo le mamme di Michele.
Se dovesse interrompersi la relazione con Tina?
Sarà sempre la mamma di Michele. Poi penso che l’amore per Tina non finisca. In fondo, credo che sono i figli che scelgono i genitori e non viceversa. Quando noi abbiamo invitato Michele nella mia pancia ci sentivamo due mamme che invitavano un’anima a entrare e fare un percorso insieme.
Il sindaco di Caravaggio non è stato proprio paterno.
Sì, guarda, lasciamo perdere. Dette da lui certe cose, con una famiglia sfasciata, lasciano il tempo che trovano. Se lo avessi incontrato per strada gli avrei risposto come merita.
Avete pensato a quando Michele crescerà e qualche amico gli rinfaccerà di non avere un padre?
Strutturalmente Michele è già ben messo, è un bambino molto socievole e abituato a stare con la gente. Noi pensiamo che lui, un domani, ha la possibilità di decidere chi può essere la sua figura paterna.
Mi parli della vostra associazione?
“Famiglie Arcobaleno” (famigliearcobaleno.org) è stata fondata un mese fa. E’ aperta a tutti coloro che vogliono misurarsi con maternità e paternità. Tra i nostri associati vi sono donne, maschi, gay e etero.
Ci sarete al Pride di Milano?
Sì, come associazione, e con un bel trenino.
Avete avuto problemi con le vostre famiglie?
Enormi. Finché si tratta dell’omosessualità del vicino si chiude un occhio, ma quando tocca la tua famiglia, diventa tragedia. Noi abbiamo imparato anche da questo che i figli non vanno trattati come fossero proprietà private. Noi stiamo qui a discutere: figlio mio, figlio suo e non capiamo che il figlio è figlio a se stesso.
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di Mario Cirrito

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