IL TEATRO DI SARAH KANE

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martedì 30 gennaio h 22 precise

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"Una cosa come la società non esiste"

Margaret Thatcher

Sarah Kane è una delle protagoniste della nuova generazione di drammaturghi inglesi, affacciatisi negli ultimi dieci anni sulla scena teatrale internazionale. Debutta nel 1994 con Sick, una trilogia di monologhi a cui segue nel 1995, a soli 23 anni, Blasted. La sua apparizione sulla scena del teatro inglese, in una stagione particolarmente felice tenuta a battesimo dal Royal Court Theatre e dal suo direttore Stephen Daldry, viene paragonata a quella degli Young Angry: John Osborne, Harold Pinter e Arnold Wasker. Il debutto, nel gennaio 1995, fu accolto dalla critica con un misto di insulti, indignazione e semplice incredulità. Dopo tutto è un testo che si presenta con masturbazione, fellatio, stupro omosessuale, defecazione, estrazione di occhi e cannibalismo, ambientato in una stanza d’albergo nel Nord dell’Inghilterra in un clima da guerra civile. I critici registrarono fedelmente questi aspetti e il testo divenne argomento di dibattito alla televisione e alla radio, nei telegiornali e sulle prime pagine dei tabloid. Ma Blasted è molto di più di un semplice catalogo degli orrori e Sarah Kane non vuole sfruttare la violenza, ma toglierle ogni fascino. Ciò che rende il lavoro così forte e pericoloso è la sua abilità nel collegare violenza privata, personale, emotiva con la guerra e le atrocità che nello spettacolo hanno luogo contemporaneamente. "Non c’è niente che non si possa rappresentare in scena: affermare di non poter raccontare qualcosa, dire che non se ne può parlare, è un atto di ignoranza terribile. Volevo essere sincera fino in fondo sull’abuso e sulla violenza. Tutta la violenza presente nel testo è stata inserita attentamente nel plot ed è stata strutturata secondo un punto di vista drammaturgico che mi ha permesso di dire quello che volevo sulla guerra. La logica conclusione dell’atteggiamento che produce un caso isolato di stupro in Inghilterra è la violenza etnica in Bosnia. E la logica conclusione di come la società si aspetta che gli uomini si comportino in guerra" (Sarah Kane). In seguito Sarah Kane scrive Phaedra’s love con cui debutta anche come regista nel 1996. Il testo è una radicale riattualizzazione del mito di Fedra a partire dal testo di Seneca dove l’eroina, per catturare l’attenzione di un Ippolito teledipendente, dedito alla masturbazione e ai rapporti multipli, è costretta a prodursi in un’estemporanea fellatio. Cleansed (Purificati) va in scena nel 1997 ed è ambientato in un campus universitario/campo di concentramento dove un dottore infligge agli studenti/vittime sacrificali mutilazioni e trapianti di organi sessuali. Un freddo scenario degli orrori in cui resta comunque possibile coltivare un sentimento d’amore che travalica i confini rigidi delle

identità sessuali. Crave (Brama) è del 1998. Qui la scrittura assume la forma di una composizione per sole voci, una partitura ritmata e scandita dalle battute che si scambiano quattro misteriosi personaggi, senza nome e contraddistinti ciascuno da una lettera dell’alfabeto. I criptici messaggi scambiati tra i protagonisti suggeriscono delle tracce per la ricostruzione di una vicenda: una giovane donna in fuga per difendersi dalle attenzioni moleste di un uomo maturo che potrebbe essere anche suo padre e un ragazzo che respinge (pur con una dose di attrazione) le avance di una matura signora che potrebbe essere sua madre. Il testamento di Sarah Kane, scritto prima del suo suicidio nel 1999 in seguito a una grave crisi depressiva e l’abbandono della sua compagna, è 4:48 Psychosis, messo in scena postumo al Royal Court di Londra, il teatro che ha inaugurato e concluso la sua parabola artistica. Il tema è quello del suicidio e il titolo fa riferimento all’ora della notte in cui, secondo le statistiche, chi ha preso la decisione estrema prova a metterla in atto. Un testo teatrale che ha la struttura di un diario, la lucida confessione di una persona sofferente.

Incontro con Luca Scarlini e Barbara Nativi, curatori e traduttori di Tutto il Teatro di Sarah Kane edito da Einaudi.

Skin

di Sarah Kane

regia Vincent O’Connell

sceneggiatura Sarah Kane

fotografia Seamus McGarvey

montaggio Victoria Bydell

musica John Lunn

costumi Aninsha Nieradzick

con Ewan Bremner, Marcia Rose, Yemi Aibade, James Bauman, Dominic Brunt, Gregory Donaldson, Dave Atkins, Agniezka Liggett

prodotto da Tapson Steel Films per Channel 4 – British Screen

UK 1998, 16mm, 13′

distribuzione Channel 4

Skin è l’unica incursione di Sarah Kane in ambito cinematografico, se si esclude il progetto per un film mai realizzato dal titolo Streetheart sulla relazione tra una donna eterosessuale e una lesbica.

E’ la storia della riconversione di un naziskin della periferia inglese (il sorprendente Ewan Bremner di Trainspotting) ad opera della dirimpettaia nera di cui si è innamorato. Un rapporto schiavo padrone in cui i ruoli sessuali e culturali vengono ribaltati in nome di una rieducazione durissima a base di torture fisiche (la raschiatura della svastica tatuata con la spazzola di ferro) e psicologiche, fino alla totale umiliazione e annientamento. La discesa agli inferi di un giovane skin, dai pestaggi con il branco alle braccia consolatorie di un vecchio nero del quartiere dopo un fallito tentativo di suicidio. Cacciato di casa l’allievo, la severa dirimpettaia è di nuovo libera di riprendere la sua missione salvifica, questa volta tra le braccia di una ragazza rasata.

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