La Cassazione ha deciso: la chiameremo “Andrea”

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Una sentenza della Cassazione stabilisce che, in quanto nome accettato come neutro nella maggior parte dei Paesi, Andrea potrà essere usato in Italia anche per le bambine.

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E’ una di quelle controversie davanti alle quali molti genitori italiani si sono accapigliati negli ultimi anni, dovendo avere a che fare con una legge obsoleta e con funzionari delle anagrafi spesso poco "open minded", come si dice. Oggi però, la Cassazione ha finalmente stabilito che "Andrea" non è più un nome di solo appannaggio dei maschi. Anche le bambine, da ora, potranno chiamarsi "Andrea" (nome che, per altro, è coniugato al maschile solo in Italiano) senza che i loro genitori debbano affrontare estenunanti discussioni all’anagrafe se non, spesso, udienze in tribunale.
La sentenza numero 20385 stabilisce, infatti, che "Andrea" è un nome neutro e quindi, sceglierlo per una bambina, non viola la legge. Le norme italiane in materia, infatti, impongono di dare ai propri figli nomi coerenti con il genere.

"Il nome Andrea, anche per la sua peculiarità lessicale, non può definirsi né ridicolo, né vergognoso, se attribuito ad una persona di sesso femminile – scrivono i giudici -, né potenzialmente produttivo di una ambiguità nel riconoscimento del genere della persona cui sia stato imposto, non essendo più riconducibile, in un contesto culturale ormai non più rigidamente nazionalistico, esclusivamente al genere maschile".
La sentenza è arrivata grazie al caso di due genitori di Pistoia costretti dalla Corte d’Appello a ribattezzare la loro figlia "Giulia Andrea", mentre loro avrebbero voluto chiamarla solo "Andrea". Un decreto del Viminale del 2007, però, come ricorda La Stampa, identificava "Andrea" come nome non adatto ale bambine.

Decreto sconfessato dalla Cassazione dhe riconosce, invece la "natura sessualmente neutra nella maggior parte (del nome Andrea, ndr) dei paesi europei, nonché in molti paesi extraeuropei, tra i quali gli Stati Uniti, per limitarsi ad un ambiente culturale non privo di influenze nel nostro paese", natura a cui si unisce il "riconoscimento del diritto di imporre un nome di provenienza straniera al proprio figlio minore nei limiti del rispetto della dignità personale".
Questo dovrebbe bastare a porre fine ad estenuanti iter burocratici per molte coppie di genitori. Quello che è sicuro, comunque, è che "Giulia Andrea" da oggi potrà ufficialmente chiamarsi semplicemente "Andrea".

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