LE COSE CHE SO DI LEI

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Roberto Schinardi: Un cast da brivido e un regista al suo primo film, miscela più che riuscita per 5 storie di donne ambientate nell'immensa Los Angeles contemporanea. Un...

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Raymond Carver, il grande scrittore

minimalista americano, scriveva che ‘ci sono momenti significativi nella giornata di chiunque che possono diventare letteratura’: lo stesso si può dire delle cinque microstorie che compongono l’opera prima di Rodrigo Garcia, figlio del premio Nobel Gabriel Garcia-Marquez, ‘Le cose che so di lei’ (ma il titolo originale è ‘Things you can say just by looking at her’, cioè ‘Cose che puoi dire semplicemente guardandola’) che con questo film ha vinto il premio della sezione laterale ‘Un certain regard’ a Cannes 2000 – ma Garcia non è l’ultimo arrivato sul set, visto che è attivo da tempo in campo cinematografico come montatore e operatore (sue sono alcune riprese di ‘Piume di struzzo’, il rifacimento americano de ‘Il vizietto’).

Cinque storie, dicevamo, cinque donne, cinque modi diversi di elaborare un lutto, o comunque una mancanza, cinque solitudini nell’immensa Los Angeles contemporanea. E un cast da brivido: Glenn Close, Holly Hunter, Cameron Diaz, Valeria Golino, Calista Flockheart, Amy Brenneman.

Glenn Close è la dottoressa Elaine Keener che cura con devozione sofferta la madre non autosufficiente ma sogna di cambiare la sua vita grazie all’incontro con un uomo che gli viene predetto dalla cartomante Christine (Calista Flockheart) che a sua volta è lacerata dal dolore per la sua amata Lilly (Valeria Golino) malata terminale di cancro. Tra i pazienti della dottoressa Keener c’è Rebecca (Holly Hunter), affermata direttrice di banca che ha deciso di abortire consensualmente al suo amante nero che la trascura e che viene perseguitata da una bizzarra barbona incontrata fuori dalla banca. Carol (Cameron Diaz) è invece una giovane donna cieca che adora gli uomini e grazie alla sua bellezza e intelligenza non ha problemi nel frequentarli. Infine Rose (Kathy Baker) è una quarantenne separata che è preoccupata dal precoce figlio

adolescente e diventa amica del nuovo vicino, un nano che vive solo.

Il filo rosso che unisce queste storie è il misterioso suicidio di una donna di mezza età che attraversa le cinque storie come un fantasma e il cui caso è nella mani dell’ispettrice Kathy (Amy Brenneman), sorella della non vedente Carol, l’unica in grado di capire che cosa le è successo veramente.

E al regista interessa proprio lo sguardo delle donne (e quello più acuto è proprio quello di una cieca), che scruta con affezione e entomologica precisione alla ricerca delle più sottili sfumature che possano svelare un’ombra malinconica oppure un disagio frequente, un senso di smarrimento improvviso o un malessere radicato. Le splendide attrici non potevano offrire maggiore espressività, come prova la bellissima scena madre del piano sequenza in cui Holly Hunter, sola in mezzo alla strada dopo aver abortito, si abbandona disperata a un pianto lacerante ma viene ignorata dai passanti. L’episodio più intenso e toccante è però quello delle due ragazze gay che si abbandonano ai ricordi di quando si sono conosciute e hanno iniziato a frequentarsi, memorie che illuminano gli splendidi occhi di Valeria Golino (convincente nel recitare in inglese come già aveva fatto in ‘Rain Man’ e ‘Hot Shots’) emaciata e magrissima col fazzoletto in testa a causa della chemioterapia.

Cinema non urlato dei sentimenti, la tesi che la donna in carriera ‘divora maschi’ americana è poco più di un luogo comune, uno sguardo attento all’intimità femminile troppo spesso trascurata nei film americani.

In uscita in poche sale sparse per l’Italia: buttate l’occhio.

di Elle

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