Lella Bertinotti: “Io, Fausto, Luxuria, i gay e i comunisti col rolex”

di

"Tra me e il mondo gay c’è un feeling meraviglioso. Entrambi avvertiamo la nostra autenticità. Conosciamo la vita e non abbiamo paura di dire quel che pensiamo."

9084 2

Ama la politica, ma guai a proporgliela. Detesta il mondo dei social, ma è una socialité progressista. Frequenta i salotti della Roma bene, ma non si sente affatto mondana.

La vorrebbero brutta, sciatta, senza cashmere e col congiuntivo debole ma Gabriella Fagno, nota a tutti come Lella Bertinotti, moglie da cinquantadue anni dell’ex Presidente della Camera Fausto Bertinotti, non ci sta. La da sempre rossa Lella, per la prima volta, apre le porte di casa sua e si racconta come non ha davvero fatto mai tra passato, presente e un futuro che mette paura anche ad una donna coraggiosa come lei.

La scelta di farsi chiamare Lella, anziché Gabriella, ha un motivo valido?

Scelta terribile di mio marito. Per via della sua erre moscia, sono stata costretta a diventare da Gabriella, Lella. C’è ancora qualche parente che mi chiama con il nome di battesimo, ma son veramente pochi. 

E chi è Lella Bertinotti?

Lella Bertinotti è una signora grintosa, che non sa più dove collocarsi e che, ultimamente, è attraversata da pensieri che, tutto sommato, neanche condivide. Un po’ come disse anche Woody Allen.

Perché ha scelto di restare sempre all’ombra di suo marito?

Perché non avevo alcun ruolo, politicamente parlando, ed era giusto che io restassi al mio posto. L’unica posizione che avevo era quella di supportare e sopportare mio marito. 

Possibile che il mondo della politica non l’abbia mai affascinata?

La politica, nonostante abbia perso il suo appeal, resta la mia più grande passione, ma non ho mai pensato di fare altro. Io sono stata una funzionaria pubblica e sono felicissima del mio passato lavorativo.

Esistono ancora i comunisti?

I comunisti non esisteranno più come partito, ma nella mente di molti italiani il comunismo esiste ancora. I comunisti veri, quelli che credono e hanno creduto in quegli ideali, non moriranno mai. Che poi, se ci pensa, le ragioni per cui nacque il movimento sono sempre più attuali: l’uguaglianza e la giustizia in primis.

Che poi lei, se vogliamo, è stata il trait d’union tra la sinistra bacchettona e la destra dei salotti…

No, nessun trait d’union! I giornalisti non fanno più il loro lavoro e, se lo fanno, non lo fanno nel modo giusto. Quando esco con mio marito, e vado a casa di amici, piuttosto che ad una mostra, a teatro o ad altre serate, è pieno di personaggi ed esponenti politici, ma mai nessuno è stato citato, nei vari articoli, come me e mio marito. Ancora oggi continuano a fotografare noi, e non gli altri. Evidentemente i comunisti non avevano, e non hanno ancora, il diritto di partecipare alle cene da amici. I comunisti non hanno il congiuntivo debole e non sono brutti e mal vestiti come vogliono certi cliché, suvvia. 

Si dice che lei sia molto amica di Valeria Marini e Marina Ripa di Meana. Strana comitiva, non trova?

No, nessuna strana comitiva! Io sono una donna curiosa e molto libera. Non ho amicizie per convenienza e non sto minimamente a pensare al ceto dal quale proviene l’altra persona. Confrontarsi è l’unica cosa bella che ci è rimasta e frequentarsi tra diversi è molto stimolante. 

Suo marito, in un’intervista a Pierluigi Diaco disse: “Colpa dei cafonal di Dagospia se la mia carriera politica ha preso una piega diversa”. Lo pensa anche lei? 

Certamente! Mentre noi facevamo questa cosiddetta mondanità, c’erano tanti altri politici di sinistra, ma a loro non è stato mai riservato lo stesso trattamento. Anche Nilde Iotti era una donna elegantissima, eppure non se ne è mai parlato. 

Leggi   Monica Cirinnà: "Ora lottate con me per adozioni e matrimonio egualitario"

Conosce qualche leggenda sul suo conto?

C’è una leggenda, naturalmente infondata, che vede la mia persona molto influente nelle scelte politiche di mio marito. 

E non è così?

Scherza? Mio marito è incorruttibile. Potevo portargli il mio punto di vista, ma che non aveva alcuna influenza sul suo pensiero, anzi. 

E una leggenda su suo marito?

Quella del cashmere! Oggi ci ridiamo tanto, ma in passato quanto ci abbiamo sofferto…

Si spieghi meglio…

Mio marito era un ex sindacalista e, ai tempi, non si poteva permettere il cashmere. Sono stati anni difficili, senza contributi, e l’unico stipendio certo, se vogliamo, era proprio il mio. Quando iniziò la sua ascesa in politica aveva un solo golfino rosso di cashmere, che gli acquistai io al mercato dell’usato in via Sannio a Roma. All’epoca, lo pagai venticinque mila lire. Questa cosa diventò una sorta di tormentone, evidentemente già ai tempi sembrava un lusso non permesso ad un uomo che parlava di comunismo, che al suo settantesimo compleanno tutti gli amici si son presentati con un maglioncino di cashmere. Non sa, ai tempi, le aziende di moda quanto erano dispiaciute di questo misunderstanding, ma quello che volevamo dire è che noi non potevamo permettercelo! Mio marito non aveva neanche il cappotto quando arrivò in Parlamento, fu proprio la casa di moda Rubinacci a regalarglielo. 

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:
Personaggi:

Commenta l'articolo...