LESBIAN PRIDE

di

Contenuti, intrattenimento e relax, una miscela di successo con qualche pecca di troppo...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
2398 0

Niente da dire sul luogo: il ^SPiccolo Paradiso^s, un agriturismo tra le colline di Sasso Marconi con annesso campeggio e centro sportivo, si è prestato benissimo all’iniziativa di Arcilesbica che, con l’aiuto di Civi, nota organizzatrice di riuscitissime feste solo donne, a Bologna, si è rivelata essere di buon auspicio per le future occasioni di aggregazione delle donne lesbiche.

Niente da dire neppure sulla scelta di unire l’utile al dilettevole, il programma era ricco di momenti interessanti, come il corso di tecniche di movimento e musica della bioterapeuta Gloria Fenzi; il corso "La voce e la sua espressività, parlare in pubblico, cantare, recitare" condotto da Sandra Passarello del Teatro della Voce di Bologna, e il "Viaggio eroico nella letteratura lesbica" a cura di Margherita Giacobino (scrittrice nota anche per il suo mitico "Un’americana a Parigi " scritto con l’eteronimo Elinor Rigby), presentazione di un saggio

ancora in fase di elaborazione che parte da alcune domande, una su tutte: "Se è vero che per una lesbica il linguaggio eterosessuale è una lingua straniera, in quale lingua verrà raccontata una storia lesbica?". Merito della Giacobino è stato l’uso di un linguaggio immediato, chiaro e divertente, che ha tenuto alta l’attenzione delle uditrici per un argomento tanto delicato e importante per le donne lesbiche sia autrici che lettrici.

E non sono mancati neppure i momenti divertenti. Scontato quello in discoteca, che piace a tante, molto meno quello dedicato al Teatro Lesbico che ha regalato attimi esilaranti con le Spaventapassere.com, trio torinese di grande intelligenza comica, la cui qualità ha conquistato in toto il folto pubblico presente e di cui vi parlerò più approfonditamente in una delle nostre rubriche. Ottima anche Eleonora Dall’Ovo con il suo "Dita Lesbiche", ispirato dal famoso e

imbarazzante articolo scientifico che attribuiva il lesbismo alle donne in possesso di una particolare lunghezza di un certo dito della mano. Da premiare, naturalmente, anche l’impegno di Sola e Luna, presente con "Fermenti Saffici Vivi".

Niente da dire neppure dello spazio dedicato al relax, che ognuna delle presenti poteva gestire come meglio credeva dividendolo tra piscina, bar, campeggio, proiezioni e giardino. Però… certo non mancano i però.

Cambia il linguaggio delle lesbiche, si sa, ormai è un dato più che verificato. Internet ha scandagliato le basi canoniche della comunicazione all’interno della società di cui noi siamo inevitabilmente parte. La politica, come la religione, occorre che si adegui. Quando si aggregano tante donne di diversa provenienza e generazione, temo che si debba seriamente prendere in considerazione il modo e la maniera della comunicazione, per far sì che non siano solo le grandi lottatrici del passato a interessarsi di ciò che si

vuole e si deve conquistare nel prossimo futuro, ma anche, e direi soprattutto, le giovani lesbiche che non si ritrovano nella storia e nelle conquiste passate perché ne sono il frutto naturale. Ecco allora, che chiacchierando con alcune presenti, salta subito all’attenzione il desiderio di uniformarsi ai tempi che cambiano, di poter usufruire di un diverso approccio con le donne lesbiche intellettuali e con le politiche, attraverso l’analisi di esigenze nuove che appartengono alle donne e alle giovani in generale oltre a quelle che da sempre appartengono alla condizione di lesbiche.

Leggi   Genova, niente patrocinio al Pride. Il sindaco: "Scelta che garantisce libertà di tutti"

Sembra che la parola lesbica stia stretta a molte di noi, ma non perché spregiativa, solo perché vecchia, cioè legata a un vecchio stereotipo della donna lesbica. Il Lesbian Pride è stata una bella occasione di riflessione e di aggregazione, non c’è che dire, ma ancora una volta, erano assenti le migliaia di donne lesbiche che non trovano riferimenti nelle associazioni di vecchio stampo, le

migliaia di donne lesbiche che prima di tutto si sentono donne desiderose di appartenere alla società in cui hanno deciso di vivere e contro cui, nella loro quotidianità, lottano ogni giorno per ottenere spazio e considerazione. Sole, perché anche il femminismo non basta più. Essere lesbiche è una condizione femminile, qualcosa che non si sceglie, ma che più semplicemente è, le giovani lo sanno e per questo non vogliono rinunciare a essere, ma la fuori il mondo è un grande caos e qualche volta, lì, essere lesbica è il male minore.

Nessuna me ne voglia, ma un po’ di spirito critico (e autocritico) non guasta. Soprattutto in tempo di Pride. Qualcosa si muove, qualcosa sta cambiando. L’autoironia avanza a piè pari, forse sta lì il segreto, forse la leggerezza ci indicherà la via.

di jaguar

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...