MADRE, GIUDICE, OMOSESSUALE

di

Cile: la vicenda giudiziaria di Karen Atala rompe il tabù della maternità lesbica. Per la Corte d'Appello di Temuco, l'omosessualità non costituisce causa di "inabilità materna".

1265 0

ROMA – Per 120 anni, in Cile, ha avuto vigore una legge che impediva il divorzio. Solo un mese fa, essa è stata abrogata. E a pochi giorni fa risale anche la pronuncia della Corte d’Appello della città di Temuco – 610 km a sud di Santiago – che, all’unanimità, ha concesso l’affidamento di tre bambine a Karen Atala, madre omosessuale e convivente con la propria compagna. Nel verdetto, deliberato anche sulla base di perizie e informazioni di esperti, si dispone che gli orientamenti sessuali della madre non costituiscono causa di “inabilità materna” alla tutela e alla protezione dei figli minori.
Cinque illustri pareri hanno fortemente acclarato che l’omosessualità non costituisce disordine psicologico: il lesbianismo è una forma normale di sessualità, e non esiste alcuna differenza tra figli nati da donne omosessuali e figli nati da famiglie formate da un padre ed una madre. “Creano disturbi ai figli i conflitti all’interno della famiglia e non la struttura di essa“, ha dichiarato la psicologa Soledad Larraìn.
Karen Atala, 40 anni, è giudice del Tribunale delle Garanzie della città di Los Andes, 77 km a nord-est da Santiago, nella quale si è trasferita nel febbraio 2003 con la propria compagna, la scrittrice Emma de Ramòn. La relazione tra le due è cominciata a Temuco nel giugno 2002, tre mesi dopo la separazione di Karen dal marito (con il quale era sposata dal 1993), un avvocato di 39 anni che lavora per la “Defenserìa Penal Pùblica” di Temuco. Entrambi funzionari della giustizia cilena. Un primo matrimonio per Karen Atala, dal quale nasceva un figlio, che ha ora 18 anni. Il secondo matrimonio, quello con Jaime Lòpez, dal quale nascevano tre figlie (una di 9, una di 7, l’ultima di 4 anni). Una intensa terapia familiare condotta con l’aiuto di uno psicoterapeuta, il quale aveva già riconosciuto l’omosessualità della donna e le aveva consigliato di assumere l’identità sessuale repressa. Anche per questo Karen ha sostenuto, in tutto il corso del processo, di non avere alcuna intenzione di cambiare i propri orientamenti sessuali.
Un Paese con 50 milioni di abitanti, di cui il 70% cattolici, attende ora una nuova sentenza, quella della Suprema Corte cilena adita dal padre delle bambine, Jaime Lòpez, nelle maglie di un avvolgente motivo di ricorso: “essere educate da una madre lesbica” porterebbe una serie di disturbi psicologi alle bambine, oltre ad esporle alle discriminazioni della società. Inoltre, lo stesso “essere nate da una lesbica” destinerebbe le figlie a problemi di orientamento sessuale.
Contro tale posizione anche le affermazioni della sociologa Carola Carrera: non vi è al
cuna dimostrazione medico-scientifica che provi che i figli di genitori omosessuali soffrano di disturbi della personalità. Difficile invece, secondo l’esperta, è procurare ai figli un ambiente tranquillo, scevro da preconcetti e discriminazioni, che permetta loro di svilupparsi normalmente.

Il fatto di essere lesbica – sostiene l’avvocato della donna Francisco Estèvez (foto) – non compromette in alcun modo l’educazione né l’amore di una madre, ancorché la trasparenza delle sue scelte possa apparire, a molti, sbagliata. In realtà, ciò è indice della stessa forza con la quale la donna avrà cura ed educherà le bambine.
Non esiste in Cile alcuna disposizione che impedisca agli individui di essere padre o madre sulla base di un orientamento sessuale determinato. Eppure ancora si stenta ad affrancarsi da preconcetti relativi alla genitorialità omosessuale. La pronuncia della Corte d’Appello cilena, sia pure destinata ad avere molte probabilità di essere annullata dai giudici di legittimità, costituisce un passo molto importante verso il riconoscimento dei diritti inviolabili e delle libertà umane. Tutto dipenderà dalla cedevolezza della Corte Suprema di Giustizia alle istanze conservatrici.
Nelle more della decisione però, la sentenza dei giudici di seconda istanza non è esecutiva e pertanto è sospeso anche il giudizio relativo alla tutela delle bambine, le quali hanno espresso la preferenza di vivere con la madre. Nei cui confronti – va rilevato – sono stati compiuti accertamenti invece non richiesti all’ex marito.
Se il ricorso avverso la sentenza appena pronunciata sarà sfavorevole per Karen Atala, il Movimento di Liberazione ed Integrazione Omosessuale ha già annunciato che porterà il caso all’attenzione dell’ONU e della Corte Interamericana dei Diritti Umani.

di Romina Reale

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...