Marina Terragni: “Lo stupro è un progetto omosessuale di sottomissione della donna”

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L'ennesima sparata social di una femminista che vede solo la differenza biologica.

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Marina Terragni torna a colpire.

La giornalista “femminista”, da tempo vicina ad Arcilesbica Nazionale nella battaglia contro la GPA, si sa che, per usare un eufemismo, non è abituata ai toni pacati. Questa volta però un suo commento apparso sul web sta provocando una vera ondata di indignazione social.

In riferimento agli orribili episodi di violenza sessuale delle ultime settimane, Marina Terragni il 3 settembre su Facebook ha scritto: “Violenze e stupri finiranno solo quando le donne riavranno la loro posizione di umano principale. Violenze e stupri servono a impedirlo“. E fin qui tutto bene (fa un po’ sorridere il riferimento al matriarcato ma poco conta, soprattutto paragonato a ciò che Terragni ha aggiunto in seguito).

Dopo qualche minuto la giornalista ha infatti aggiunto: “Stupro significa: partecipo con zelo e godimento al progetto omosessuale di sottomissione delle donne“. Terragni ha poi specificato che per “omosessuale” non intendeva “gay” ma “maschile”, “un patto omosessuale tra gli uomini”.

Il guaio è che purtroppo da tempo Terragni, così come altre esponenti del cosiddetto femminismo separatista o vetero-femminismo, porta avanti una lettura delle questioni di genere decisamente violenta nel suo essere fondata strettamente sulla biologia. Da una parte le donne, ovvero coloro che dalla nascita possiedono organi genitali femminili, dall’altra gli uomini, ovvero i nemici delle donne. E nel gruppo degli uomini Terragni e le altre ci mettono tutto: uomini etero, gay, bisex e asessuali, uomini e donne trans, crossdresser e ogni altra identità queer. Conta solo la contrapposizione pene-vagina: il modo di muoversi e apparire nel mondo, l’estetica, il simbolico, la performatività delle nostre esistenze è irrilevante. Ed è proprio questo che si riflette nella scelta di usare “omosessuale” per dire “maschilista“, “machista“, “patriarcale.

Un punto di vista essenzialmente reazionario quello di Terragni, che, sulla base di un’iniziale (e comprensibile) preoccupazione per la condizione femminile perde di vista la pluralità e il senso delle differenze. Perché non dovrebbe esserci bisogno di ricordare che le vittime del patriarcato sono sempre state e sono le donne biologiche certo ma non solo. Omosessuali, trans e, più in generale, ogni individuo non conforme al binarismo: i potenziale – e anzi certi – bersagli della violenza di genere sono molteplici. Ma questo ormai Terragni e le altre hanno deciso di dimenticarlo.

 

 

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