MORIRE PER PIACERE

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Californiane, bionde, belle e con un fisico mozzafiato. Sembra facile ma poi...

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Alla fine del 1999 negli USA è stato pubblicato un libro autobiografico che molto ha fatto discutere: "Barbi twins – Dying to be healthy" Le gemelle Barbi – morire per essere sane.

Un piccolo cenno alle autrici del best seller (tra poco tradotto anche in italiano, per ora disponibile solo in inglese su Amazon.com). Le gemelle Barbi sono due biondone californiane, stile baywatch, che durante gli anni novanta hanno imperversato come pin up sui vari Sports Illustrated, Playboy, Bikini girls, e quante altre pubblicazioni a tematica balnear – tettona. Sono state per anni le icone della bellezza americana, tutta silicone, miniglutei, e gambe da gazzella, proprio come la loro quasi omonima, la mitica bambola Barbie. Hanno girato video di fitness per supportare gli allenamenti quotidiani delle casalinghe cellulitiche. Volevano essere come loro? Tranquille, un’oretta di esercizi contorci – budella e poi via, tutte in tanga a Venice Beach. Portabandiera del voglio e quindi posso sono state il target estetico di centinaia di americanine e migliaia di americanone, hanno prestato la loro immagine persino ad una striscia di comics e dispensato consigli alimentari, tuttora reperibili in Internet, su come ottenere e mantenere un corpo perfetto.

Ma il tempo passa, soprattutto per le modelle, che hanno una carriera pari alla scadenza dei cartoni di latte fresco. Così a 36 (?) anni le gemellone si ritirano a vita privata e si pentono. Finiti i tempi delle pietose bugie, pubblicano il vero resoconto della loro dieta quotidiana di ragazze copertina.

Mesi di digiuni nei quali si alimentavano solo di arance, decine di giorni ad acqua minerale, interminabili sedute di cyclette, che puntualmente le portavano ad abbuffate con 20 confezioni all’ora di biscotti ipercalorici, puntualmente vomitati o "espulsi" tramite lassativi. Per tralasciare la chirurgia estetica che le ha dotate di due enormi seni che, adesso, risentono più del dovuto della forza di gravità.

E infine oscillazioni di peso, per loro che sono alte 174 cm, da 50 a 66 kg. e ritorno. Tutto nel giro di pochissimi mesi. Ma come facevano ad essere immortalate quando erano sovrappeso? "Semplice, esistono dei trucchi fotografici per farti apparire magra, non si dice, ma tutte le donne dovrebbero saperlo."

Le ragazze, probabilmente, sono state colte dalla sindrome della desuetudine, che porta molti personaggi famosi, in crisi, a sputare nel piatto in cui hanno mangiato (o vomitato) fino al giorno prima. Ciò non toglie che il corpo femminile è ormai diventato domicilio stabile, di stilisti, pubblicitari, art – directors e dove la proprietaria di origine è ridotta a mera sub – affittuaria. Non basta essere magre, meglio anche un po’ tossiche, come le divine creature di un metro e ottanta per neanche sessanta chili che deambulano incerte a scadenze fisse sulle passerelle della moda. Sono il simbolo della donna del nuovo millennio. Ma di quale donna? Certo il modello di bellezza femminile non è mai stato abbordabile. L’animale più bello del mondo, Ava Gardner, non rimandava certo all’immagine della bella cassiera, ma la sensazione è che stiamo cercando più che di arrivare alla perfezione, di varcare la soglia del dolore. Un certo tipo di immagine sottilissima ed eterea, sempre che rimanga gradevole fuori dalle pagine di una rivista, richiede violenze inaudite sull’organismo umano.

In Francia opera ed espone Orian, video – artista che si è sottoposta a circa una trentina di interventi di chirurgia estetica, filmandoli tutti ed esponendoli, con montaggi originali, come opere di body – art estrema. Questa orribile signora dal nome vagamente cosmetico è stata definita con diversi nomi: video – pazza, befana bionica, auto – stupratrice.

Al di là degli aspetti morali e personali che non riguardano nessuno, a parte la diretta interessata, la provocazione di Orian non manca di intelligenza. Siamo infatti abituati a trovarci davanti corpi smagriti, labbra che si gonfiano, seni che esplodono, tutto da un giorno all’altro, saltando a piè pari la fase della sofferenza. Che esiste, ed è forse la più importante, perché la costruzione di un corpo quale quello che ci viene imposto dall’immaginario corrente, richiede un bagno di sangue e privazioni che elevano il dolore a strumento ineluttabile per il raggiungimento del fine ultimo. Naturalmente ogni donna rimane libera di sperimentare sulla propria pelle questo dolore, si potrà sempre pentire in seguito, ma sarà dura tornare indietro indenni.

di Paola Faggioli

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