OMOSESSUALITA’ E RELIGIONE

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L'Associazione Viottoli di Pinerolo ci presenta il nuovo libro di Franco Barbero: IL DONO DELLO SMARRIMENTO, una riflessione sulla necessità di sedersi al tavolo della convivialità delle differenze,...

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Dopo il "IL GIUBILEO DI OGNI GIORNO" Franco Barbero pubblica ora un volumetto della stessa collana che, già nel titolo: "IL DONO DELLO SMARRIMENTO", suscita interesse.

Lo stile prevalente è, anche in queste pagine, quello dell’intervista che tocca alcuni temi scottanti come la liturgia, la celebrazione dei sacramenti, le teologie femministe, le cristologie, le diverse vie di salvezza, la riforma del papato, le seconde nozze, il Gay Pride, le ricerche cristologiche…

Come Barbero lascia intendere fin dalle prime pagine, il libro non ha una sola riga di ribellismo ingenuo o di sapore polemico. Né è possibile leggere queste pagine come se l’Autore pretendesse indicare la risposta precisa agli interrogativi o la soluzione di ogni problema qui affrontato. Egli ci invita a passeggiare tra i vari panorami teologici che vanno crescendo nel paesaggio cristiano contemporaneo. Soprattutto si nota il tentativo, umile e discorsivo, di far rifiorire nelle chiese cristiane e nel dialogo interreligioso lo spazio dell’agorà, cioè della pubblica piazza in cui si discute civilmente e ci si confronta amorosamente su tutto ciò che appassiona la nostra vita e la nostra fede. Ovviamente in tale contesto la "controversia" ha un suo spazio di legittimità e una promessa di fecondità a patto che, come scrive l’Autore, i "cuori siano vicini" per camminare in una "convivialità delle differenze" che è difficile ma non impossibile da praticare. Ciò che Barbero dialogicamente combatte è l’illusione di trovare su tutte le questioni un linguaggio che unifichi e superi le irriducibili differenze. Presumere di trovare un linguaggio onnipotente ed universale, anche rispetto alle diverse vie di salvezza, significa imboccare probabilmente una strada poco aderente alla storia e incline all’ideologia. E’ l’amore accogliente che rende "accettabili, visibili, preziose talune irriducibili differenze". Anziché cercare un contenitore unico delle varie vie di salvezza di salvezza occorre sederci al tavolo della convivialità delle differenze, senza né sminuire né enfatizzare le nostre identità, ma senza nemmeno cancellare i conflitti e le distanze esistenti. Per Barbero il dialogo interreligioso è totalmente compromesso da chi pensa di poter nascondere o mettere tra parentesi la propria identità. Ma di identità si può parlare in molti modi diversi. Questa sottolineatura della consapevolezza che è possibile dissociare identità ed esclusivismo è una delle idee più apertamente elaborate e più chiaramente dichiarate in questo e nel precedente libro del nostro Autore. Ma, anche se non detto esplicitamente, è ben visibile un chiaro intendimento ecclesiologico e pastorale. Per molti versi qui la comunità cristiana viene intesa come evento di grazia e come intreccio di doni di Dio che spingono le persone ad un "laboratorio" in cui si cercano e si esperimentano nuove risposte, nuove possibilità. Per l’Autore questo è uno dei volti più sicuramente e genuinamente "tradizionali" del cristianesimo che, nei periodi più felici e fecondi, seppe esperimentare nuove forme di presenza nel mondo, nuove forme liturgiche e sacramentali, nuovi linguaggi teologici. Barbero vuole evidenziare il plurale che da sempre ha reso bella la canzone della fede e delle fedi e fa emergere quanto di inedito è seminato nel campo di Dio, nelle Scritture, nelle esperienze

umane. La teologia non ha anche il gioioso compito di additarci sentieri freschi e di togliere la ruggine da certi volti di Dio deturpati dalle nostre logore cornici? Un libro sommesso, pacato, senza paroloni dunque. Ma il lettore e la lettrice non si ingannino. A volte, dentro questa tonalità quotidiana, si intravedono aperture decisamente rilevanti in cui tornano sempre in campo la Parola di Dio e le persone vive più che non le leggi ecclesiastiche e le istituzioni.

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Chi legge queste pagine dopo "Il Giubileo di ogni giorno" scoprirà una sorprendente continuità. Come è bello pensare che i molti nomi di Dio che le Scritture enunciano e che i nostri cuori "inventano" sono anche uno stimoli, una strada per imparare a nominare le nostre differenze, per accoglierle, per dialogare senza pratiche esclusive e senza manie annessive. Dentro queste pagine che intrecciano dimensione personale e pratica comunitaria non è difficile leggere anche un sofferto amore per una chiesa che, nelle sue istanze gerarchiche, sembra arroccarsi sempre di più nella difesa di un vetusto castello che molta parte degli studi biblici e delle ricerche teologiche stanno sgretolando e che, forse, nemmeno le mille luci del giubileo possono illuminare.

Per dirla con Simone Weil, è davvero difficile "guardare con tutta la nostra anima" religioni, culture ed esperienze diverse, ma "per una sola via non si può arrivare a un così grande segreto". Questa varietà di fedi, di culture, di esperienze "genera nell’universo una bellezza degna di ammirazione" (Marsilio Ficino).

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