Passioni incandescenti, impossibili da soffocare

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Non è solo questione di orientamento o di scelte sessuali. Ci sono incontri che lasciano il segno a lungo e rendono difficile prendere altre strade.

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“Ho scoperto la mia omosessualità a quasi 26 anni. Vicinissima al matrimonio, una collega mi ha letteralmente presa e sbattuta al muro e da lì non ho avuto paura. Ma dopo 3 piccole storie ho conosciuto ‘lei’ e mi sono persa. Con lei fare l’amore era unico, siamo state una cosa sola per due anni poi, pur amandola, ho commesso l’errore di allontanarla da me: la vedevo troppo bambina e non sapevo quanto fosse grande quest’amore. Infatti già dopo 1 mese non riuscivo a vivere senza. Ho cercato una seconda possibilità, ma lei si era fatta irretire da un suo professore dell’età di suo padre, sposato e con figli, e poi è stata con una ragazza per 8 mesi. Mi voleva come amica e io, amandola, l’ho assecondata, pur con sguardi e gelosie, e con lei che faceva in modo di non restare mai da sola con me”.

Al ritorno dalla vacanze ho trovato tra le altre (cui risponderò presto) questa mail, con l’immenso piacere che fosse una donna a scrivermi, nonostante io abbia colpevolmente trattato questioni di sesso e di cuore quasi esclusivamente al maschile. E’ un problema diffuso, tra gay e lesbiche, quello dei difficili canali di comunicazione tra mondi solo apparentemente vicini ma in realtà molto diversi. Il punto, però, non è questo:

“Dopo un anno e mezzo che non ci sentivamo, scopro che si è sposata. Le scrivo una mail dove ammetto i miei sentimenti, senza nulla a pretendere. Mi risponde che io sono dentro di lei, che mi ha poggiato nel suo cuore, che quando pensa a noi sorride, che però ha fatto una scelta, vuole una famiglia e dei figli e per essere stabile e forte nella vita deve allontanarsi da me. Cosa devo fare? Io so che sono dentro di lei come lei è dentro di me e qualcosa mi dice che tornerà, ma è una cosa sana? Ho sbagliato tutto io? Aiutami a capire lei… e me”.

La mail mi ha emozionato ma anche messo a disagio. Chi sono io per permettermi di consigliare qualcuno? Come si può penetrare nell’intimità altrui senza il timore di creare ulteriori danni? Mi terrorizza la leggerezza con cui molto spesso, senza rendercene conto, giochiamo al piccolo analista con lo spirito di giocolieri che saltellano sopra lastre di cristallo. Eppure molti di noi si sono trovati in situazioni simili, dall’una e dall’altra parte, a dare o a chiedere consigli per ottenere, se non una soluzione, almeno una valvola di sfogo. Molti di noi hanno anche vissuto situazioni analoghe, con matrimoni risolutori, propri o dell’ex compagno (o compagna), volti a scongiurare un avvenire senza figli e nipoti e senza una ‘visibilità’ accettabile nell’assurdo Paese che è il nostro, corrotto ma bacchettone: un Paese – lo dimostra il sondaggio effettuato da questo sito – bellissimo, che però andrebbe ‘educato’.

In situazioni limite come quella della ragazza che mi ha scritto, forse la cosa migliore sarebbe lasciar perdere, ricostruendosi una vita senza inseguire emozioni forti ma deleterie. E’ eccitante vivere al massimo (altrimenti la gente non si drogherebbe…) e non per forza più pericoloso dell’accettare una vita mediocre al fianco di chi non si ama solo per timore della solitudine o della miseria. Ma tra i due estremi deve esistere una via di mezzo e, quando anche ci si rendesse conto di avere avuto grandi responsabilità nella fine di un amore in cui i due corpi erano “una cosa sola”, pure non serve rimpiangerlo a vita. Anche perché da giovani si tende a vedere le cose in maniera esagerata, sublime o terribile come nei quadri dei grandi pittori nordici, e perché sulla scacchiera dei ricordi gioca un ruolo fondamentale l’oblio, che si posa su sofferenze e ostacoli ed esalta per contrasto le gioie. Così una grande passione finisce per sembrarci ‘l’ultima’, ‘l’unica’, ed al suo confronto ogni cosa appare miserabile.

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In breve, al suo posto mi augurerei di saper guardare oltre. Ma visto che al suo posto non ci sono (e francamente nemmeno la invidio), mi limito a ricordarle che è una persona libera e sta a lei decidere della sua vita. Sapendo però di dover pagare di ogni scelta il relativo prezzo, senza costringere nessun altro a condividerne la spesa. Anche se rimarranno a lungo i dubbi se l’altra, nonostante tutte le buone intenzioni, ne sarebbe ben disposta.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

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