SANDRA CARTOLARI:

di

CANTARE ONESTAMENTE IL JAZZ

2514 0

Intervista alla cantante jazz italiana il cui cd d"esordio "Twolips" sta funzionando bene anche anche negli USA.

E" nata in Svizzera, ma vive a Modena. Professione: cantante jazz."Twolips" è il cd dell"esordio, il cd che ha aperto le porte del suo successo americano. E" una professionista che si avvale della collaborazione di altri tre ottimi musicisti: Giovanni Ceccarelli, al piano; Stefano Cantarano, al contrabbasso; Samuele Garofoli, alla tromba. E"una donna innamorata della vita, che è femmina. Un"artista dall"identità forte e la voce sublime, destinata a un futuro più che roseo.

Invitata a parlare di sè, di musica, e, naturalmente d"amore, lei si è subito resa disponibile chiedendomi di raggiungerla a casa sua, dove ho scoperto che da un mese circa è costretta a viaggiare in carrozzella a causa di una rottura ai legamenti del ginocchio destro. Oltrepassando la porta del suo appartamento si entra direttamente nella casa di un"artista. La piacevole confusione rende l"incontro più informale, c"è il pianoforte, l"impianto stereo con un"infinità di cd di musica jazz, c"è Tata, la sua cagnetta, tre gatti, e una cucina in muratura, e un giardino, e foto, e il telefono che continua a squillare. C"è Sandra, timida, ma solare. Gentile, e stanca della sua immobilità.

D: Perché il jazz, e quindi la lingua inglese?

R: E" una domanda che mi sono posta spesso, anche per capire come, il jazz, riesca a arrivare in tutto il mondo e unire più culture in una sola. Tu impari a esprimerlo, ma lo avevi già dentro di te. E" uno stato mentale. Il mio bagaglio culturale parte dalla musica popolare, ma quando sono andata in America per la prima volta, loro mi hanno aiutata a farne tesoro, spingendomi a riconoscere un linguaggio che non sapevo di conoscere già. Il miracolo della musica è creare una rete di comunicazione in tutto il mondo senza fraintendimenti. Da mio padre, musicista, ho imparato a apprezzare la musica dal vivo e a esibirmi sul palcoscenico. Il jazz è soprattutto performance dal vivo. Per quanto riguarda l"inglese, sicuramente è la lingua più usata perché adatta alla musica sincopata. Oggi, però, i canoni sono cambiati e non c"è più esclusività linguistica.

D: La tua esperienza professionale nasce nel 1988. Da allora hai cantato con diverse formazioni fra cui la "Freedom Family" del reverendo Lee Brown, e la "Jazz Art Orchestra diretta da Carlo Gelmini, fino alla formazione del "Sandra Cartolari Quartet" che si è rivelata essere un"ottima unione artistica. Hai raggiunto la maturità?

R: Diciamo che ogni volta che ho raggiunto la maturità si presentano occasioni nuove per imparare. Probabilmente la mia voce sì, è cresciuta, forse è più matura di me. ^F1

D: Il cd "Twolips" è stato considerato come il punto di partenza verso il successo di pubblico e critica. E" una raccolta di tredici pezzi che si avvale di cinque brani originali, scritti da te, il cui effetto è stato definito sensuale e ricco di passione. Cosa ha ispirato questo tuo lavoro?

R: L"ispirazione è un fatto personale, emotivo. In questo caso la perdita di qualcosa d"importante. Essere autrice mi ha permesso di parlare di esperienze comuni anche a altre donne. Il dolore è stato sublimato dalla mia vocazione. Quando si scrive e si canta della vita, si deve tener conto anche di chi ci ascolta, e capire se ciò che vuoi trasmettere appartiene anche al pubblico che ti segue. Parlare di due donne e del loro amore interrotto è una cosa delicata, l"anima deve trasparire.

D: In America, è piaciuto il fatto che tu cantassi splendidamente anche in italiano. Quanto è difficile interpretare il jazz con brani scritti in madrelingua?

R: Subito ho tentato di cantarlo spezzando le parole per avere swing. Ma è un concetto superato. E dato che nel jazz moderno ci si avvale di influenze etniche, meglio liberare le parole dall"accento ritmico sfruttando calore e espressione linguistica, al resto pensa la musica.

D: La tua professionalità ti ha portata a fare concerti in Italia e nel resto d"Europa, quindi in America. Emozioni diverse, diverso il pubblico. Cosa si prova a sapere di essere riuscita a conquistare un pubblico tanto avezzo a questo tipo di musica?

R: E" stato come tornare a casa. Paradossalmente, l"Italia è ricca di atti d"amore nei confronti del jazz, che è però spesso vissuto dal pubblico sì, nelle rassegne, ma molto poco nei piccoli club dove c"è la possibilità di sentire meglio l"anima dell"ispirazione. Al contrario, in America, la frequentazione dei club è alla base dell"ascolto popolare.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...