UN BACIO DATO BENE

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Il film lesbico 'Kissing Jessica Stein': fresca e romantica commedia americana capace di rinnovare i fasti della migliore tradizione del genere.

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Potrebbe intitolarsi ‘WoManhattan’, una sorta di Woody Allen in chiave lesbisex, questa fresca ed effervescente commedia americana romantica capace di rinnovare i fasti della migliore tradizione del genere. ‘Kissing Jessica Stein‘ nasce come opera teatrale dal titolo ‘Lipschtick’ che Heather Juergensen e Jennifer Westfeldt, autrici, attrici e coproduttrici hanno portato in giro nei teatrini off Broadway per anni finché la grande occasione si è presentata quando la Fox Searchlight l’ha presa sotto la sua ala protettrice e l’ha fatta diventare un film ‘indie’, cioè indipendente, girato in soli 22 giorni nella Grande Mela con amici e parenti. Film che ha incassato bene (circa 7 milioni di dollari) e ha fatto sorridere e divertire la critica che non si è trattenuta negli elogi, arrivando a far dire a James Berardinelli che si tratta "della migliore commedia romantica gay mai realizzata"

La storia è di assoluta finzione, poiché Heather e Jennifer sono assolutamente eterosessuali anche se l’indispensabile tocco queer è garantito dal regista Charles Herman-Wurmfeld (foto) dichiaratamente gay. Jessica Stein è una bella e un po’ nevrotica giornalista del New York Tribune con l’hobby della pittura, in crisi perché sfidanzata da un anno. Non riesce a trovare un uomo decente che non sia sessuomane, ipercalcolatore o gay (e la scena dei suoi disastrosi incontri in successione è spassosissima). Intanto suo fratello si sposa, una sua amica e collega aspetta un figlio e la madre la vorrebbe sistemata. Ma un annuncio nella rubrica ‘donna cerca donna’ con una citazione da Rilke la incuriosisce, risponde un po’ titubante, arrivata all’appuntamento si pente e vuol tornare indietro. Diventa però amica e confidente di Helen, bella bruna decisa che lavora in una galleria d’arte contemporanea ed è un po’ stufa della superficialità dei maschi e del loro fast sex. Jessica decide di "far marinare l’idea" di mettersi con la sua nuova amica, facendo sua un’apprezzata espressione di Helen stessa che le intima dieci giorni di tempo prima di fare sesso completo (e il caso vorrà che l’occasione si presenti dopo un imbarazzante cena ebraica a casa della mamma di Jessica). Le due si metteranno finalmente assieme ma non sarà facile gestire la relazione poiché Jessica si vergogna di mostrare la sua compagna in pubblico ed è un po’ inibita nel fare sesso esplicito. E quando torna sulla scena il suo ex che è anche suo collega Jessica sembra voler tornare sui suoi passi eterosessuali.

Un po’ di ‘Sex and the city’ coi suoi dialoghi taglienti ad effetto, un po’ di raggelato umorismo hiddish che ha fatto la fortuna di Woody Allen, una Manhattan caotica che non fa da sfondo ma interagisce con gli attori diventando una sorta di complice coprotagonista, ed ecco servita una delle commedie sulla bisessualità più brillanti e di maggior classe degli ultimi anni (nessuna volgarità gratuita e gran recitazione). Helen a Jessica: "Raccontalo al tuo analista!" "Non posso, è una cosa personale!"; l’amico gay a Helen: "Non posso sopportare che tu abbia preso più cazzi di me".

La riscoperta del piacere del bacio saffico senza alcuna morbosità né compiacimento si risolve nella scena più riuscita del film, gli esperimenti su come si bacia una donna con tanto di sexy-manualetto e un fondo di isteria intellettuale alla Diane Keaton ironico e glamour allo stesso tempo. Speriamo che il passaparola garantisca anche in Italia lunga vita a questa commedia intelligente che ha il pregio di non prendersi troppo sul serio e di restare in buon equilibrio tra la scoperta del piacere di alternative sessuali e un necessario bisogno di consapevolezza e identità (anche se il finale è forse troppo aperto). E se la single etero ha ormai il suo modello cinematografico in Bridget Jones, quella lesbo o bisex potrebbe finalmente trovarlo in Jessica Stein.

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