UOMO IN UNO SPECCHIO DI DONNA

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A colloquio con Davide Tolu, transessuale da femmina a maschio, a Firenze con "One new man show". Che parla di identità, rapporto con le lesbiche e del suo...

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One new man show, lo spettacolo di un nuovo uomo, appena rappresentato a Milano e pronto per il Polispazio di Firenze nel quale è atteso il 4 giugno, alle 20.45. Questo nuovo uomo è Davide Tolu, FtM post-op. Cos’è un FTM? Un Female to Male, Femmina transizionante Maschio. Diverso dalle MtF, che compiono il procedimento inverso (più note “perché legate al mondo della prostituzione, perché inserite in una società maschilista e patriarcale, perché oggetto di più attenzione da parte dei mass media in quanto più folkloristiche”).
Davide, portavoce del Coordinamento Nazionale FtM e consigliere di Crisalide Azionetrans, ha completato la propria transizione dieci anni fa. Nato donna, ha sempre saputo di essere maschio e ha vissuto come tale. “Se non fossi riuscito ad operarmi, mi sarei ucciso. Detestavo talmente quelle parti femminili che m’impedivano di essere me stesso, che me le sarei amputate da solo”.
Un nuovo uomo, che vuol dire un uomo.
Chi è stato Davide?
Credo di essere un esempio di trans fisiologico. Sono sempre stato molto onesto con me stesso e mi sono sottoposto ad estenuanti autoanalisi. Sono cresciuto in una comunità in cui la maggior parte dei rappresentanti maschili erano disprezzabili e io non volevo certo essere come loro, non mi riconoscevo in loro. Eppure percepivo il mio corpo come sbagliato. Nei miei sogni mi sono sempre visto fisicamente uomo. Durante l’adolescenza ho odiato gli uomini con tutte le mie forze: quelli che mi stavano intorno erano rozzi, ignoranti, volgari, violenti e stupidi, avevano tutti i difetti stereotipatamente maschili. Ma soprattutto li odiavo perché loro avevano un corpo maschile e io no.
Ma non può dirsi FtM senza sfumature: vi sono tantissime differenze.
Differenze nella percezione di sé, differenze d’orientamento sessuale, differenze nelle motivazioni.
Il rapporto con le donne?
Con alcune amiche ed amici, a 17 anni ho fondato un collettivo femminista. È stato un momento di crescita fondamentale. Man mano che studiavamo i capisaldi del femminismo e venivano a galla tutti i torti degli uomini verso le donne, stavo sempre peggio. Mi sentivo inconsciamente in colpa in quanto maschio – anche se fisicamente non lo ero ancora- e stavo malissimo perché il confronto col femminismo invece mi aveva chiarito una volta per tutte che non sono una donna… e quindi mi sentivo un traditore. Stai scegliendo la strada più facile, mi dicevo. L’unico modo per rimediare al torto e alle umiliazioni subite dalle donne è che siano le donne stesse a ribellarsi: quindi, se vuoi fare qualcosa per loro, devi farlo da donna! Ma era troppo, per me. Sarebbe stato un sacrificio troppo grande che mi avrebbe fatto impazzire. Questa è stata la mia crisi più tremenda. Ho capito che gli FtM devono molto al movimento di liberazione della donna e a quello omosessuale, ma ho abbandonato il collettivo pensando fosse giusto che le donne se la cavassero da sole.
Discriminazioni?
Come donna, mai: ho sempre potuto fare quello che volevo con molta libertà, anche in famiglia, la mia attrazione verso le donne era esplicita e generalmente accettata. C’era molta ammirazione intorno a me perché venivo visto come una donna fuori dall’ordinario, che faceva cose che nessun’altra faceva e a volte non facevano nemmeno gli uomini. Come uomo, invece, mi sono sentito molto limitato: ho imparato che il maschilismo ha danneggiato tantissimo anche gli uomini, imponendo loro l’estenuante ruolo di protettori tutti d’un pezzo che non possono mai abbandonarsi a debolezze, che non devono mai appoggiarsi alle donne o l’uno all’altro, che non possono mostrare emozioni. Mi sono sentito meno libero di essere me stesso e ho dovuto combattere contro la vergogna di sentirmi meno uomo perché non stereotipato. Ma anche questo mi ha aiutato a crescere. È nella mia natura ribellarmi alle imposizioni ed essere sempre leale ed onesto verso me stesso e gli altri. Come FtM, sicuramente si subiscono meno discriminazioni rispetto agli MtF, in quanto si riesce ad omologarsi alla popolazione maschile genetica: il forte effetto virilizzante del testosterone che elimina ogni traccia di ambiguità, il fatto di non venire immediatamente associati alla prostituzione, l’informazione pressoché nulla sull’esistenza dei transessuali da donna a uomo nonché l’influenza della cultura maschilista hanno permesso agli FtM di avere vita più facile rispetto alle MtF.
Davide è stato mai una lesbica?
È un argomento molto delicato. Ho spesso l’impressione che l’interesse che il mondo lesbico ci dedica sia dovuto alla nostra appartenenza genetica: infatti lo stesso interesse non c’è per la nostra controparte femminile, LE transessuali. Una specie di rivendicazione delle donne sulla nostra appartenenza al mondo femminile. E se in passato c’è stata diffidenza perché gli FtM venivano visti come traditrici del loro sesso, oggi veniamo rivendicati come una specie di variante maschile delle donne. Ecco, noi siamo geneticamente femmine, abbiamo vissuto anni in un corpo femminile, nella maggioranza dei casi siamo stati educati come donne e siamo stati visti dall’esterno come tali. Ciononostante, affrontiamo un percorso di transizione difficilissimo, estremamente costoso sia dal punto di vista psicologico che economico, e di certo anche molto doloroso. E tutto questo lo facciamo perché… non siamo donne e non riusciamo ad adattarci a vivere con una connotazione femminile. Non si tratta certo di disprezzo verso il sesso biologico d’appartenenza, ma di identità. L’identità è qualcosa di fortissimo, di preponderante e non vi sono terapie psicologiche o cure ormonali in grado di cambiarla. I transessuali FtM sanno di essere maschi e non femmine da sempre, ne hanno coscienza al primo formarsi dell’io. Le cause della disforia di genere, ovvero il mancato accordo tra il sesso fisico e quello mentale, non sono conosciute. Probabilmente non è un solo fattore a determinarla. Alcuni scienziati hanno scoperto delle differenze biologiche nelle persone transessuali che sono più simili a quelle del sesso d’arrivo che a quelle del sesso d’origine. Quindi una delle cause potrebbe essere fisiologica, ma probabilmente esistono anche delle cause sociali.
Quale e quanta donna c’è dentro un FtM?
Siamo tutti diversi. In genere c’è un netto rifiuto per la donna fisica che eravamo. Però l’esistenza di una comunità di FtM nella quale riconoscerci ci sta portando alla consapevolezza che non siamo uomini come gli altri e non vogliamo neppure esserlo. Siamo diversi, abbiamo un background diverso e stiamo imparando che questa è una nostra ricchezza, non un difetto. Tra di noi però ci sono persone che riconoscono il loro essere state donne e di aver compiuto una scelta: immagino che in questi casi la transizione sia dovuta più ad un fatto sociale. Ci sono anche persone che non avrebbero intaccato con mutilazioni chirurgiche il proprio corpo femminile se questa società li avesse accettati nel loro ruolo di uomo. Sono queste persone che subiscono le maggiori ingiustizie. Ma a fianco a questi casi, ci sono anche quelli di noi che vivono con estremo sollievo, come una rinascita la propria trasformazione fisica in maschi.
Cosa vuol dire per Davide “transizione”?
Transizionare mi ha insegnato che le differenze tra uomini e donne non sono così nette, nemmeno fisicamente. Esiste una sorta di individuo-base che non è né maschio né femmina, dal quale poi partono tutte le differenziazioni sessuali. Gran parte di queste sono dovute alla cultura, quelle fisiche sono principalmente ormonali. È la presenza o meno del testosterone che differenzia sessualmente il feto nei primi stadi di vita.
Come vive la propria vita privata Davide, oggi?
Convivo con un altro uomo transessuale con cui ho una bellissima storia d’amore da tre anni, lavoro coi bambini e i disabili e mi dedico a tutto quello che mi fa sentire bene senza preoccuparmi più che sia maschile o femminile. Ho imparato a guardare alla persona e non al suo sesso e, per questo, ho un rapporto molto più bello e autentico con gli altri.
E per chi si domandasse perché una donna (intimamente uomo), dopo aver subìto due interventi demolitivi – una mastectomia (rimozione delle mammelle con rimodellamento del torace) e una isterectomia (rimozione di utero e ovaie) -, quindi un intervento ricostruttivo di falloplastica (ma c’è chi sceglie una metaidoioplastica, anche detta clitoridoplastica – per la differenza tra le due operazioni, clicca qui) – e infine aver mutato i propri dati anagrafici sulla base della legge n. 164 del 14 aprile 1982 recante norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso, poi, s’innamori di un trans, ecco la risposta: l’omosessualità riguarda l’orientamento sessuale, il transessualismo si riferisce all’identità di genere. Il trans FtM è psicologicamente uomo e, come qualsiasi uomo, può essere etero, omo o bisessuale (in Italia gli FtM sono prevalentemente eterosessuali; negli Usa, invece, la percentuale gay e bisex tra gli FtM è del 35%).
“Io continuo a sentirmi uomo – conclude Davide – ancora più marcatamente col passare degli anni. Dov’è finita la mia femminilità? Forse è rimasta nel mio istinto di protezione della vita: un lato decisamente femminile di cui non ho nessuna intenzione di sbarazzarmi”.

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di Romina Reale

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