Mai stati innamorati?
- Ospite
In queste notti d'agosto in cui la città, almeno nella mia zona, è deserta ho almeno qualche piccola certezza, un presidio che mi rincuora. L'altra notte, dopo essermi fermato da lui a prendere una tisana e scambiare le due ultime chiacchiere della giornata, sono tornato a casa dal lavoro. L'ingresso di casa mia taglia, letteralmente, l'angolo tra due strade e quando devo entrare non vedo che cosa succede nella strada adiacente, appena svoltato l'angolo. Potrebbe esserci anche qualcuno che, in agguato, mi vuole spaccare la testa con una mazza da baseball.
Stento a crederlo!
L'altra notte, verso le due, mi sto avvicinando al cancelletto quando lì davanti vedo una trans altissima. Penso, con lieve disappunto: "Accidenti, ma con tutto il posto che c'è, proprio davanti al mio portoncino deve lavorare questa qui?". Non mi infastidisce la loro presenza che, anzi, quasi mi rassicura, specialmente in questi giorni. Di vista ormai le conosco e le riconosco un po' tutte, compresa quella che lavora su una Smart e ha un cagnolino sul cruscotto. L'altra notte, quindi, scendo dalla bicicletta e, mentre mi frugo in tasca in cerca delle chiavi, vedo che lei gira la testa e dice a qualcuno fuori dal mio campo visivo: "Eccolo, è arrivato". Penso: "Ci siamo, adesso mi rapinano e magari mi violentano pure". Invece, dietro l'angolo vedo spuntare una ragazza dall'aria mite che mi spiega di essere uscita di casa con il mazzo di chiavi sbagliate e di essere rimasta chiusa fuori. Effettivamente qualche tempo fa è stata cambiata la serratura - e la chiave relativa - del portoncino d'ingresso perché quella vecchia era difettosa. "Stavo pensando di entrare dalla finestra, meno male che sei arrivato tu", aggiunge. Allora abbozzo un sorriso e, ancora un po' diffidente, apro il portoncino e lei mi segue dopo aver salutato e ringraziato la trans. Mentre entrambi rientriamo, ciascuno a casa nostra - lei abita nell'appartamentino di studenti sotto il mio e quando vedo che inserisce la chiave nella toppa scompaiono anche i miei ultimi dubbi -, mi chiedo quanto tempo abbia aspettato fuori, se la trans si sia offerta di tenerle compagnia e di proteggerla dai malintenzionati, se addirittura - vista la sua altezza - la ragazza non le abbia chiesto di farle da scalino con le mani intrecciate per entrare dalla finestra, o se magari non si siano scambiate consigli e pettegolezzi sugli uomini. Tutte le transessuali che si prostituiscono intorno a casa mia sono intente a recitare un ruolo e a indossare una maschera, quella del desiderio degli uomini - perlopiù eterosessuali - che, la notte, girano incessantemente intorno alla piazza. Le vedo senza vederle, in un certo senso, perché l'unica cosa che mostrano è l'immagine rispecchiata di quel desiderio maschile. Se per puro caso mi cade lo sguardo su una di loro, se per puro caso le colgo in un momento di distrazione e loro se ne accorgono, rientrano subito nel ruolo, si passano la lingua sulle labbra mimando un gesto lascivo che dovrebbe risultare seducente agli occhi del maschio medio. Son ben consapevoli che, per offrire un servizio - e farselo pagare -, devono incarnare un certo tipo di donna e proporsi come un certo genere di merce. L'altra notte, invece, quella transessuale ha lasciato cadere completamente questa maschera, non soltanto nei confronti della ragazza che ha, in qualche modo, aiutato, ma anche nei miei confronti, rinunciando a recitare la pantomima del perenne oggetto del desiderio. Ho intravisto, insomma, la persona dietro la maschera, l'essere umano che solitamente nascondono. La nostra comune fragilità.
[E' un episodio da nulla, lo so, e non volevo nemmeno parlarne. Ma poi ieri ho letto questa notizia e allora - non so come - ho pensato che fosse giusto raccontare una cosa da nulla come questa].
- Miss_Jean_Brodie
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- Iscritto il: mar nov 20, 2007 3:54 pm
Addoriamo la CadaverixA! ha scritto:Nelle mie notti, rientrando a casa. L'altra notte, dopo essermi fermato da lui a prendere una tisana e scambiare le due ultime chiacchiere della giornata, sono tornato a casa dal lavoro
Da luì? a prendere una tisana?
una tisana?
ma nemmeno io e nemmeno in casi disperati andrei da lui a prendere una tisana di notte!!
- Miss_Jean_Brodie
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Addoriamo la CadaverixA! ha scritto:Nelle mie notti, rientrando a casa.
In queste notti d'agosto in cui la città, almeno nella mia zona, è deserta ho almeno qualche piccola certezza, un presidio che mi rincuora. L'altra notte, dopo essermi fermato da lui a prendere una tisana e scambiare le due ultime chiacchiere della giornata, sono tornato a casa dal lavoro. L'ingresso di casa mia taglia, letteralmente, l'angolo tra due strade e quando devo entrare non vedo che cosa succede nella strada adiacente, appena svoltato l'angolo. Potrebbe esserci anche qualcuno che, in agguato, mi vuole spaccare la testa con una mazza da baseball.
Stento a crederlo!))))))))))))))))))
L'altra notte, verso le due, mi sto avvicinando al cancelletto quando lì davanti vedo una trans altissima. Penso, con lieve disappunto: "Accidenti, ma con tutto il posto che c'è, proprio davanti al mio portoncino deve lavorare questa qui?". Non mi infastidisce la loro presenza che, anzi, quasi mi rassicura, specialmente in questi giorni. Di vista ormai le conosco e le riconosco un po' tutte, compresa quella che lavora su una Smart e ha un cagnolino sul cruscotto. L'altra notte, quindi, scendo dalla bicicletta e, mentre mi frugo in tasca in cerca delle chiavi, vedo che lei gira la testa e dice a qualcuno fuori dal mio campo visivo: "Eccolo, è arrivato". Penso: "Ci siamo, adesso mi rapinano e magari mi violentano pure". Invece, dietro l'angolo vedo spuntare una ragazza dall'aria mite che mi spiega di essere uscita di casa con il mazzo di chiavi sbagliate e di essere rimasta chiusa fuori. Effettivamente qualche tempo fa è stata cambiata la serratura - e la chiave relativa - del portoncino d'ingresso perché quella vecchia era difettosa. "Stavo pensando di entrare dalla finestra, meno male che sei arrivato tu", aggiunge. Allora abbozzo un sorriso e, ancora un po' diffidente, apro il portoncino e lei mi segue dopo aver salutato e ringraziato la trans. Mentre entrambi rientriamo, ciascuno a casa nostra - lei abita nell'appartamentino di studenti sotto il mio e quando vedo che inserisce la chiave nella toppa scompaiono anche i miei ultimi dubbi -, mi chiedo quanto tempo abbia aspettato fuori, se la trans si sia offerta di tenerle compagnia e di proteggerla dai malintenzionati, se addirittura - vista la sua altezza - la ragazza non le abbia chiesto di farle da scalino con le mani intrecciate per entrare dalla finestra, o se magari non si siano scambiate consigli e pettegolezzi sugli uomini. Tutte le transessuali che si prostituiscono intorno a casa mia sono intente a recitare un ruolo e a indossare una maschera, quella del desiderio degli uomini - perlopiù eterosessuali - che, la notte, girano incessantemente intorno alla piazza. Le vedo senza vederle, in un certo senso, perché l'unica cosa che mostrano è l'immagine rispecchiata di quel desiderio maschile. Se per puro caso mi cade lo sguardo su una di loro, se per puro caso le colgo in un momento di distrazione e loro se ne accorgono, rientrano subito nel ruolo, si passano la lingua sulle labbra mimando un gesto lascivo che dovrebbe risultare seducente agli occhi del maschio medio. Son ben consapevoli che, per offrire un servizio - e farselo pagare -, devono incarnare un certo tipo di donna e proporsi come un certo genere di merce. L'altra notte, invece, quella transessuale ha lasciato cadere completamente questa maschera, non soltanto nei confronti della ragazza che ha, in qualche modo, aiutato, ma anche nei miei confronti, rinunciando a recitare la pantomima del perenne oggetto del desiderio. Ho intravisto, insomma, la persona dietro la maschera, l'essere umano che solitamente nascondono. La nostra comune fragilità.
[E' un episodio da nulla, lo so, e non volevo nemmeno parlarne. Ma poi ieri ho letto questa notizia e allora - non so come - ho pensato che fosse giusto raccontare una cosa da nulla come questa].
ma che gnola senza costrutto...
i suoi sproloqui sono come delle arie di un´opera del settecento, in cui ci siano solo dei lunghi recitativi, ma delle arie vere e proprie nessuna traccia.
- Miss_Jean_Brodie
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- Iscritto il: mar nov 20, 2007 3:54 pm
Qui fa freddo, grigio e piove come dio la manda.
- Miss_Jean_Brodie
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BanaliA ha scritto:Miss_Jean_Brodie ha scritto:So che é banale parlare del tempo, ma ... che tempo fa lí in Italia?
Qui fa freddo, grigio e piove come dio la manda.
Giriamo_toutte nude come la Sgarbi perchè ci suda.![]()
Nude? che orrore? e le perdite?
Qui (Germania) fa un freddino ed é pure triste.
- Ospite
Miss_Jean_Brodie ha scritto:
ma che gnola senza costrutto...
i suoi sproloqui sono come delle arie di un´opera del settecento, in cui ci siano solo dei lunghi recitativi, ma delle arie vere e proprie nessuna traccia.
Arie di un'opera in cui ci siano recitativi ma arie vere proprie nessuna traccia?!??!?!?!?!
Ma ci sei o ti fai??? che *** vai dicendo???
E poi hai mai sentito un'opera decente del settecento???
guarda che il pubblico a teatro nel settecento ci andava giusto per sentire le arie, perchè durante i recitativi faceva altro...
Sarà meglio che:
1 rileggi i post che scrivi
2 ti informi prima di sparare ***.
Ciao bruttA.
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