2 marzo
- diarionudo
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2 marzo
taccuino di un giovane sporcaccione
Intorno è tutto buio. Gli occhi non riescono a captare nessuna rifrazione, non vedo niente. Devo aprire gli occhi, devo avere la certezza che si tratta di una cecità temporanea, devo convincermi che tolta la benda tutto tornerà com’era e che la normalità non è lo stato attuale. Devo farlo presto, la mente si abitua presto ai cambiamenti, il buio sta già diventando la mia condizione abituale. Non voglio. Devo avere tutto sotto controllo, sempre. Specialmente quando non siamo da soli.
Domenica pomeriggio.
Questa cazzo di benda mi entra negli occhi, non riesco ad aprirli e neanche a chiuderli. Riccardo mi blocca un gesto della mano. Sono agitato. Riccardo e Lorenzo si muovono a passi felpati intorno a me, lontani da me. Non hanno le scarpe, nessun rumore; anche il cane sembra partecipare a questo gioco. Credo di essere in sala, alla mia destra i tre uomini nudi dovrebbero coprire l’intera parete.
Ne sono sicuro?
Non riesco a dare nulla per certo. Nelle tenebre niente è reale, nel buio non si hanno punti di riferimento.
Allungo le mani in avanti come chi, giocando a mosca cieca, cerca di toccare un avversario per renderlo vittima della propria sventura e poter tornare alla luce. Nessuno intorno e nessun rumore, anche la città sembra essere diventata una complice silenziosa. Tutto è avvolto dall’oblio, una tensione tangibile maschera tutto, rendendolo aleatorio.
Comincio a star bene, resto fermo, le braccia tese mi danno equilibrio, immagino un puntino rosso in fondo al buio segnare che il mio baricentro è spostato verso destra. Mi raddrizzo. Sto bene, comincio a non percepire il mio handicap. É un brutto segno. Il gioco sta durando troppo. Non riesco a oppormi, non riesco a prendere la decisione di smettere. La mente si abitua presto ai cambiamenti.
Mi ripeto che è solo una punizione e che finirà presto.
Cieco e in punizione o cieco per punizione o in punizione perché cieco? Non capisco nulla, potrei essere in tutte e tre le situazioni e starci bene.
Da quanto tempo sono bendato?
Non ho la percezione del tempo che passa e non riesco neanche a distinguermi.
Chiudo gli occhi, li stringo fin quando iniziano a farmi male. Voglio tirare fuori gli ultimi rimasugli di luce intrappolati, voglio rompere quest’oscurità, devo!
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