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CATTOFOBIA

Dio è gay? E essere cattolici e gay è una contraddizione?

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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi soledamore » sab apr 28, 2012 2:08 pm

almadell ha scritto:Sarebbe opportuna una distinzione definitiva
tra la libera organizzazione della propria affettività
e la libera espressione della propria sessualità.

Sì, certo. Peccato che le due cose coincidano e non possano essere scisse. Deve essere una vera jattura per i fallocentrici che desiderano adottare un bambino per "organizzare la propria libera affettività" e contemporaneamente esprimere la propria sessualità compulsiva nelle saune e nelle dark room :mrgreen:



Dobbiamo avere un atteggiamento plurale
perché la comunità a cui parliamo è molteplice
e ciascun individuo ha anche il diritto di cambiare
nel corso della vita, da un'esigenza all'altra
o magari avere delle pratiche "miste".

Quanto peloso buonismo! Naturalmente, quando si tratta di includere gli omosessuali cattolici, i bisessuali, le trans, le marchette, gli etero bicurious, i queer, i non allineati all'ideologia e alle pratiche consuete, e tanti altri soggetti glbtqie, tutto questo buonismo va a farsi friggere.


L'obiettivo è quello di escludere chi non sia inclusivo.,
al fine di costituire una Comunità non solo plurale al suo interno,
ma anche aperta alla pluralità delle pratiche.


La comunità inclusiva esiste già. Si chiama ghetto, si è già autoescusa dalla realtà etero e dal resto del mondo glbtqie, ed è poco più di un puttanaio indorato dalle strisce rainbow.
Tanto basta dare l'informazione sanitaria ("usate il preservativo per fare sesso responsabile") e la propria falsa coscienza è a posto. A questi Soloni dell'inclusività nel partito unico, a queste piccole Stalinesse del centralismo democratico gaio, non entra proprio nella mente che l'omosessualità non si esprime attraverso il modello della promiscuità. Sia chiaro: l'imprenditoria gay è un fattore economico, lecito in una società democratica e liberale. Ma quello che bisogna scindere è il rapporto tradizionale di questa realtà con la questione politica. Non può averne il monopolio, almeno. Spazio dunque ad una nuova imprenditoria gay, slegata dagli obsoleti circuiti ideologici che ci hanno imprigionato nel loro loop stonato da decenni, e largo alle nuove realtà economiche e politiche omosessuali. Non ha senso vincolare l'espressione della propria sessualità all'acquisto di una tessera, che politicizza senza riscontri sul piano dei diritti.
Senza fallo, non c'è orgasmo.
Senza orgasmo, non c'è fallo.

soledamore@mail.com


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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi almadell » dom apr 29, 2012 8:58 am

Sì, certo. Peccato che le due cose coincidano e non possano essere scisse. Deve essere una vera jattura per i fallocentrici che desiderano adottare un bambino per "organizzare la propria libera affettività" e contemporaneamente esprimere la propria sessualità compulsiva nelle saune e nelle dark room :mrgreen:


Meno male che gli etero non sono malati come te.
Un maschio normale sa scindere benissimo
il momento in cui acquista il viagra o un porno
e il momento in cui educa i suoi figli.
Per te invece per essere padri bisogna castrarsi...
Quanto peloso buonismo! Naturalmente, quando si tratta di includere gli omosessuali cattolici, i bisessuali, le trans, le marchette, gli etero bicurious, i queer, i non allineati all'ideologia e alle pratiche consuete, e tanti altri soggetti glbtqie, tutto questo buonismo va a farsi friggere.


Gli omosessuali cattolici inclusivi esistono,
ma è evidente che tu non ne fai parte;
perché sei il primo a censurare le altre pratiche
(e misteriosamente condanni le dark-room e lodi i prostituti...)

La comunità inclusiva esiste già. Si chiama ghetto, si è già autoescusa dalla realtà etero e dal resto del mondo glbtqie, ed è poco più di un puttanaio indorato dalle strisce rainbow.
Tanto basta dare l'informazione sanitaria ("usate il preservativo per fare sesso responsabile") e la propria falsa coscienza è a posto. A questi Soloni dell'inclusività nel partito unico, a queste piccole Stalinesse del centralismo democratico gaio, non entra proprio nella mente che l'omosessualità non si esprime attraverso il modello della promiscuità. Sia chiaro: l'imprenditoria gay è un fattore economico, lecito in una società democratica e liberale. Ma quello che bisogna scindere è il rapporto tradizionale di questa realtà con la questione politica. Non può averne il monopolio, almeno. Spazio dunque ad una nuova imprenditoria gay, slegata dagli obsoleti circuiti ideologici che ci hanno imprigionato nel loro loop stonato da decenni, e largo alle nuove realtà economiche e politiche omosessuali. Non ha senso vincolare l'espressione della propria sessualità all'acquisto di una tessera, che politicizza senza riscontri sul piano dei diritti.


L'Italia è l'unico paese occidentale a non avere quartieri gay
(oltre che l'unico ad avere una tessera per entrare in molti locali,
a causa di qualche legge democristiana che vieta il sesso nei locali pubblici).

La "promiscuità" è solo la parte visibile e commerciale della comunità.
Se entri in un locale gay ti sembra che i gay siano tutti ventenni,
se sei così ottuso da non domandarti dove siano "tutti gli altri".

Fortunatamente gli etero non giudicano loro stessi
basandosi sui frequentatori delle discoteche etero.

Quando un gay si fidanza, sparisce.
E in quel momento ha altri bisogni rispetto al "sesso sicuro".

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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi perfy2 » dom apr 29, 2012 11:03 am

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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi Frustadeglistupidi » dom apr 29, 2012 12:07 pm

almadell ha scritto:Fortunatamente i "non inclusivi"
si escludono da soli....


Ammesso che sia vero (ho qualche dubbio in merito.... :roll: ) che i <non inclusivi> escludano sé stessi, rimane il fatto che una Comunità di soli <inclusivi> non sarebbe plurale, perché appunto comprenderebbe solo gli <inclusivi> ed escluderebbe i <non inclusivi> 8)

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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi soledamore » dom apr 29, 2012 2:51 pm

almadell ha scritto:
Meno male che gli etero non sono malati come te.
Un maschio normale sa scindere benissimo
il momento in cui acquista il viagra o un porno
e il momento in cui educa i suoi figli.
Per te invece per essere padri bisogna castrarsi...

Ah, adesso il malato sono io che ho consapevolezza delle dinamiche fallocentriche e sono riuscito a liberarmene. Certo che hai uno strano concetto di malattia!
Gli adulti etero padri di famiglia che usano viagra e guardano porno sono un'eccezione, mentre gli adulti gay s-coppiati e sessuocompulsivi sono la norma, non raccontiamoci favole, almeno tra di noi. Io non credo affatto che un gay per essere padre debba castrarsi, penso semplicemente che debba essere una persona responsabile.


almadell ha scritto:
Gli omosessuali cattolici inclusivi esistono,
ma è evidente che tu non ne fai parte;
perché sei il primo a censurare le altre pratiche
(e misteriosamente condanni le dark-room e lodi i prostituti...)


Da un punto di vista etico il contratto che il cliente fa con la marchetta mi sembra eticamente più pulito di quello che fa il tesserato gay con la sua associazione di riferimento. Almeno sai cosa paghi, perché e hai dei risultati concreti...Meglio non infierire, per carità di gay - però ogni tanto qualche critica può essere salutare :D
Inoltre riconosco il valore sociale della prostituzione e la capacità che è insita in essa di distribuire più equamente il godimento nell'economia sessuale collettiva.
Naturalmente dovrebbe essere legalizzata. In questo modo, ne trarrebbe un vantaggio tutta la collettività, grazie ad un'apposita tassa (phallum tax) per quella che sarebbe un'attività del terziario avanzato e che prima o poi dovrebbe avere un suo riconoscimento sociale e giuridico.
Naturalmente la marchetta è come il bicchiere di vino: in quantità moderate è addirittura salutare, ma quando diventa dipendenza, ovvero fallocentrismo, è una forma di lussuria come le altre. Nondimeno un'attività sessuale senza un supporto sentimentale resta un peccato grave, anche per un cattolico dissidente. Questo vale sia per gli etero che per gli omosessuali. Tuttavia è un'attività antica quanto il mondo, che non si potrà mai estirpare, perché fa parte della stessa umanità. La stessa Chiesa dovrebbe prendere consapevolezza di ciò e riscoprire il valore della prostituzione sacra, per esempio.
Sono assolutamente convinto che nell'ambito delle problematiche relative al fallocentrismo, la prostituzione legalizzata rappresenti un'efficace strategia di riduzione del danno. Ritengo che molti gay, se avessero la possibilità di soddisfare le loro brame con un uomo che rispecchi i loro connotati estetici e i loro desiderata sessuali, non cadrebbero facilmente nella promiscuità del "basta che sia duro e lungo". Né costruirebbero la loro identità sul numero di uccelli succhiati - o recepiti, quando non si sia analmente frigidi.
La causa della promiscuità, come ho già detto tante volte, è la quest del Fallo che dia il godimento assoluto. Una quest che risulta sempre infruttuosa, perché il Fallo è simbolico, mentre il pene è reale.
Come vedi sono di mentalità molto aperta, altro che il bigotto per il quale vi sforzate di farmi passare!

almadell ha scritto:L'Italia è l'unico paese occidentale a non avere quartieri gay
(oltre che l'unico ad avere una tessera per entrare in molti locali,
a causa di qualche legge democristiana che vieta il sesso nei locali pubblici).

La "promiscuità" è solo la parte visibile e commerciale della comunità.
Se entri in un locale gay ti sembra che i gay siano tutti ventenni,
se sei così ottuso da non domandarti dove siano "tutti gli altri".

Fortunatamente gli etero non giudicano loro stessi
basandosi sui frequentatori delle discoteche etero.

Quando un gay si fidanza, sparisce.
E in quel momento ha altri bisogni rispetto al "sesso sicuro".


Che l'Italia non abbia un quartiere gay forse è un bene, se quartiere gay significa Folsom Street...E poi quartiere gay = ghetto gay, stiamo sempre lì. I gay devono essere assimilati dal resto della popolazione, non devono rinchiudersi in un piccolo zoo autoreferenziale.
Certo, mi domando dove sono tutti gli altri gay che non sono nelle discoteche: sono tutti a fare gli attivisti come te, vero? Se così fosse l'Arci conterebbe più iscritti della vecchia Democrazia Cristiana, e io sarei sposato con il mio compagno e omogenitore sai da quando? :D
Senza fallo, non c'è orgasmo.
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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi argentofuso » dom apr 29, 2012 6:17 pm

Frustadeglistupidi ha scritto:
almadell ha scritto:Fortunatamente i "non inclusivi"
si escludono da soli....


Ammesso che sia vero (ho qualche dubbio in merito.... :roll: ) che i <non inclusivi> escludano sé stessi, rimane il fatto che una Comunità di soli <inclusivi> non sarebbe plurale, perché appunto comprenderebbe solo gli <inclusivi> ed escluderebbe i <non inclusivi> 8)


ehm sì.Almadell ha una strana idea di pluralità.
Io nella comunità gay includo i miei amici eterosessuali friendly.
Questo misterioso Dharma trascende sia il linguaggio sia i princìpi razionali.
Sakyamuni il Buddha

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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi argentofuso » dom apr 29, 2012 6:21 pm

Inoltre,a me pare che i gay erano già assimilati alla popolazione,visto che una legge omofoba degli anni nonricordoquando,che proibiva l'omosessualità,venne bloccata dalla DC.
Sicuramente la piena integrazione legale di prostitute e prostituti leverebbe un bel po' di ipocrisia e false morali.
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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi Frustadeglistupidi » lun apr 30, 2012 12:48 am

argentofuso ha scritto:Sicuramente la piena integrazione legale di prostitute e prostituti


:shock: :shock: :shock:
Ma stai parlando di legge civile o.... di legge divina (nella versione cattolica)????

argentofuso ha scritto:ehm sì.Almadell ha una strana idea di pluralità.
Io nella comunità gay includo i miei amici eterosessuali friendly.


Veramente Almadell parlava (se non ho capito male) della pluralità nella comunità civile.... 8)
In ogni caso, una comunità gay che comprenda i non gay (siano pure gay friendly) è una contraddizione in termini. Il problema è che non ci dovrebbero essere altre comunità oltre quella civile, nella quale trovano spazio tutti, anche quelli che si odiano reciprocamente, purché si attengano alle regole legali della mutua tolleranza. E se non si attengono, ne fanno parte in ogni caso, anche se dovranno scontare la pena per le regole violate.


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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi almadell » lun apr 30, 2012 1:30 am

Una comunità coincide con un progetto
(nel nostro caso una legge sulle convivenze e contro l'omofobia)
ma anche in una rete di auto-aiuto, a prescindere dai legami personali.
Anche i nostri amici etero possono condividere il nostro progetto,
più difficilmente fornire informazioni o contatti.

Attraverso i forum e le associazioni si danno informazioni sanitarie,
si sostiene l'autostima necessaria per fare coming out,
si aiutano gay isolati a socializzare...
A me è capitato di ospitare una lesbica che non conoscevo cacciata di casa,
ho accompagnato sconosciuti in locali e associazioni o a fare il test;
per nessun altro motivo che per l'averli riconosciuti parte della mia comunità.
E nella speranza che potessero riconoscersi in un progetto
o che - beneficiati in un momento di sconforto - facessero poi altrettanto
qualora - più forti - trovassero altre persone in condizioni di debolezza.

Riguardo alla prostituzione non ho affatto l'idea
che il mio progetto coincida con il loro (ammesso ne abbiano uno).
Perché il mio progetto consiste nel far pagare loro le tasse,
perché è questo che si intende con "integrazione".


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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi Frustadeglistupidi » lun apr 30, 2012 10:19 am

almadell ha scritto:Riguardo alla prostituzione non ho affatto l'idea
che il mio progetto coincida con il loro (ammesso ne abbiano uno).
Perché il mio progetto consiste nel far pagare loro le tasse,
perché è questo che si intende con "integrazione".


Dati i tempi e data l'oppressione fiscale nostrana, dubito che ci sarà un accalcarsi per essere <tributariamente integrati>.... :wink:


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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi almadell » lun apr 30, 2012 11:22 am

Se è per questo neanche gli spacciatori
mi paiono sgomitare a favore della legalizzazione...

Un buon paragone per la Comunità Gay sono "gli Italiani all'estero".
Perché in un mondo fatto "a misura di etero" all'inizio ci si sente spaesati,
ma frequentemente scatta una solidarietà istintiva tra "compaesani".


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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi Frustadeglistupidi » lun apr 30, 2012 11:32 am

almadell ha scritto:Se è per questo neanche gli spacciatori
mi paiono sgomitare a favore della legalizzazione...


A parte che hai parlato di <integrazione> dei prostituti/e, non di loro <legalizzazione>, infatti vendere droga è vietato dalla legge, vendere il proprio corpo no.... :wink:, in ogni caso, se anche vendere droga divenisse legale, sta' pur certo che i venditori farebbero volentieri a meno dell'integrazione, se come contropartita fosse loro chiesto di sottostare all'oppressione fiscale nostrana.... 8)

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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi argentofuso » lun apr 30, 2012 2:27 pm

Chiaro che parlavo di legge civile,cosa vuoi che mi freghi di quella divina?
Anche per me se chi vende il corpo pagasse le tasse e avesse le visite sanitarie si risolverebbero tante questioni.
Questo misterioso Dharma trascende sia il linguaggio sia i princìpi razionali.
Sakyamuni il Buddha


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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi Frustadeglistupidi » lun apr 30, 2012 9:44 pm

argentofuso ha scritto:Chiaro che parlavo di legge civile,


Allora ti do una bella :roll: notizia:
prostituti e prostitute hanno già la <piena integrazione legale> almeno in Italia, dato che qui prostituirsi non è reato.... :wink:
Il problema semmai è la piena integrazione morale, ma questa è una faccenda diversa e molto più ostica.... :roll:

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Re: CATTOFOBIA

Messaggiodi soledamore » lun apr 30, 2012 10:36 pm

Ragazze, questo è un thread sulla cattofobia, non sulla prostituzione :D
Ma visto che l'argomento suscita un così grande interesse, non posso che ribadire il mio pensiero a riguardo, dimostrando ancora una volta quanto un cattolico dissidente sia avanti rispetto alle pasionarias d'antan (colgo anche l'occasione per dare un'ulteriore lezione di stile: ci sono casi in cui è meglio indicare le parole straniere con il plurale originale, come in questo caso. La norma in base alla quale in genere si omette il plurale delle parole straniere vale soprattutto per l'inglese e il tedesco, in ambito europeo) :D
Cadendo a colombella sul punto: bisogna legalizzare la prostituzione non per motivi fiscali, dato che il carico attuale, in questo paese, è già esorbitante per il cittadino medio.
Ma per motivi sanitari e di ordine pubblico
. Riaprire le case chiuse e aprirne di nuove, solo per maschietti, avrebbe innanzitutto l'effetto di non ferire la pubblica decenza, oltre che quello di disincentivare lo sfruttamento da parte della criminalità. Inoltre sarebbe un bene sia per il prostituto che per il cliente, una volta che il fornitore di servizio sia obbligato a periodici controlli sanitari, pena la revoca della concessione di licenza di libero professionista sessuale. La phallum tax deve essere elaborata in modo da non fomentare il lavoro in nero del professionista. E' la questione più spinosa, in quanto è l'intero sistema fiscale italiano che dovrebbe essere ripensato, in generale. E' risaputo, infatti, che la causa principale della diffusione del lavoro nero in Italia è la spietata, iniqua repressione fiscale, subdola arma usata nella lotta di classe occulta.

Quindi la phallum tax dovrebbe essere calcolata semplicemente con il criterio di mantenere in vita la macchina della prostituzione legalizzata. Sostanzialmente, dovrebbe servire a finanziare i controlli sanitari e la costruzione e manutenzione dei luoghi di esercizio della professione, oltre che le pensioni degli esercenti e la gestione dell'indotto.

Il criterio morale ci illumina su tutta la questione: non è eticamente corretto che uno Stato si finanzi con la lussuria. Quindi gli introiti della phallum tax dovrebbero costituire un circuito economico chiuso, utile solo a garantire l'autonomia dell'esercizio del servizio sociale, senza sussidi pubblici.
Insomma la phallum tax dovrebbe servire esclusivamente a realizzare una prostituzione sana, pulita, efficiente, autosufficente, moderna e sicura. Almeno nella fase iniziale. Solo quando questo importante settore del terziario avanzato raggiungerà la dignità culturale che si merita e che le è stata finora negata, potrà porsi il discorso della ridistribuzione sociale, come per i proventi afferenti da un qualsiasi comparto economico. Naturalmente, in un quadro di totale revisione del sistema fiscale italiano.
Senza fallo, non c'è orgasmo.
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