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Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Quando, dove, come, con chi: consigli di chi l'ha già fatto, dubbi di chi lo deve ancora fare
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Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi Peppone_da_Siracusa » mer dic 14, 2011 11:23 am

Spesso e volentieri capita di leggere su vari forum a tematica gay (compreso questo) ma anche su giornali, riviste ecc. le storie di uomini apparentemente etero e "normali" agli occhi della società in quanto sposati e con figli dei quali magari si viene poi a scoprire che hanno relazioni extraconigali addirittura da anni con altri uomini, legami che in certi casi risultano essere anche migliori di quello con la propria moglie, insomma i cosidetti "repressi"...

Ora, la riflessione che faccio è la seguente:

Se nella vita si è costretti per tutta una serie di cause di forze maggiori a reprimere la propria natura non sarebbe molto meglio vivere la propria omoaffettività restando celibi, senza far sapere niente a nessuno in giro ma facendo tutto con riservatezza, discrezione anzichè andare ad impelagarsi ed inguaiarsi con una persona per la quale non si sente assolutamente niente in un matrimonio totalmente finto, di facciata, senza nessun tipo di soddisfazione e vissuto come un obbligo solo per accontentare tutti e che a lungo andare produce solamente altra frustrazione, rabbia e rancori verso sè stessi e gli altri più di quanto uno non ne abbia già dentro per il fatto di non potere vivere liberamente e senza condizionamenti la propria vita già di per sè pesantemente condizionata?

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi carson » mer dic 14, 2011 12:12 pm

Guarda che le cripto-checche sposate e le Catto-cripto-checche nubili (sia che abbiano preso il velo che no...!),...ci sono sempre state e sempre ci saranno, non lo sai che siamo in Italia!

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi perfomance2 » mer dic 14, 2011 1:39 pm

Mi sia consentita una precisazione terminologica: uno sposato che vive una relazione gay clandestina non è propriamente un gay represso, in quanto non reprime la propria pulsione omo ma la vivacchia furtivamente, come un ipocrita che, cercando di salvare capra e cavoli, svilisce se stesso e gli altri (amante e moglie)
per il resto sono d' accordo che è meglio viversi con discrezione piuttosto che inscenare penose pantomime della famiglia da Mulino bianco
ma certe criptochecche velate sono così omofobe e paurose del giudizio altrui che neanche tollerano il sospetto circa la propria omosessualità, quindi solo con moglie e figli al fianco riescono a non sentirsi inferiori agli altri, alcuni si spingono oltre, dicendo peste e corna dei gay pur di allontanare da se eventuali “chiacchere”: ne sono un esempio certi politici e prelati

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi soledamore » mer dic 14, 2011 2:43 pm

Quanta acredine e quanti pregiudizi!
Cominciamo a fare un po' di ordine terminologico, per dare un senso a questa discussione.
@Peppone, nessuno che abbia rapporti omosessuali è un represso, celibe o sposato che sia. Non è che se non fai C.O. oppure riesci a non farti vittimizzare dall'outing, o non partecipi alle manifestazioni, sei un represso. Anche se qualche fanatico dell'Arci vorrebbe farti credere il contrario :D
Represso è semplicemente chi, avendo delle pulsioni omosessuali, per una serie di motivazioni è costretto a non esprimerle. Può essere il caso di alcuni preti (ma anche no), di persone che subiscono una qualche forma di fede o spiritualità in modo totalmente passivo. Ma può essere anche il caso delle vittime di certe distorsioni ideologiche...Pensa, io ritengo represso persino un gay dichiarato che si proclami prevalentemente attivo e non abbia mai provato l'orgasmo prostatico. In genere la frigidità anale è un buon indice della repressione di un soggetto. E credo non ci sia figura più struggente del gay costretto per motivi ideologici all'attività esclusiva, un ruolo che è una sorta di camicia di forza che serve a proteggerlo dall'abbandono a quella femminilità che appagandolo completamente, lo espone al timore della de-virilizzazione.

Per quanto riguarda le "criptochecche", non è che ci sia tutta questa differenza spesso marchiata con rancore dalle checche manifeste. Non è che che se ti levi il burka e mostri il sedere, ti poni su un piano eticamente superiore a chi non dichiari, per un qualsiasi motivo, il suo orientamento omosessuale o comunque non eteronormativizzato!
Anzi spesso succede il contrario. E' vero, ci sono bisessuali sposati che nascondono le loro tendenze omosessuali alla famiglia. Ma, secondo me, fin quando il loro fine fondamentale è mantenere l'unità della famiglia, la loro decisione va rispettata. Mentre invece riterrei immorale il comportamento del padre con figli, che divorzia dalla moglie e rifiuta di prendersi la responsabilità di portare avanti la sua famiglia, solo per avere la totale libertà di andare a succhiare uccelli di sconosciuti in una dark room o altrove
Perché chi è sposato con figli e va anche con uomini è certamente bisessuale, e non può essere giudicato con i criteri gaysti. In un altro forum ho letto un intervento di un utente, che per quanto si dichiarasse ateo, definiva in maniera molto acuta questo atteggiamento come "omonormativizzazione": "omonormativizazione" sarebbe la sciocca pretesa che hanno alcuni gay reazionari di sindacare su come un bisessuale dovrebbe gestire la propria identità e il proprio orientamento. L' "omonormativizzazione", naturalmente, è solo un sintomo del deplorevole pregiudizio della bifobia.

Inoltre, caro Peppone, tutta questa frustrazione di cui sarebbero vittima i bisessuali sposati, sinceramente non la vedo. Intanto, hanno costruito una famiglia. La loro sessualità è un fatto privato che riguarda solo loro. E questa pretesa infelicità delle mogli è spesso solo un meschina scusa gaysta per fomentare l'odio di genere. L'infelicità della moglie c'è quando il marito, influenzato da qualche gay, si convince di essere esclusivamente omosessuale, imbrigliato dalle lusinghe del facile edonismo che impera negli ambienti che conosciamo. E abbandona lei e magari i figli per condurre una vita dissoluta, il cui unico fine è la lussuria.

Infine ritengo che molti gay, soprattutto quelli più ideologizzati, provino un senso di grande invidia misto a frustrazione nei confronti dei bisex sposati, e che questo impedisca di guardare con obiettività alla loro scelta.

Detto questo, vorrei lasciare la parola a qualche bisex sposato, se qui c'è, in modo da avere un'opinione da parte di chi vive queste situazioni "sul campo".
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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi Peppone_da_Siracusa » mer dic 14, 2011 3:45 pm

Forse il significato della mia domanda non è arrivato del tutto:

io mi riferisco esclusivamente al gay che è gay al 1000x1000, non ai bisex, sono perfettamente consapevole che il bisex per sua natura possa essere portato ad avere delle "scappatelle" o relazioni vere e proprie con un sesso o con l' altro certamente;

mi riferisco a quegli uomini che hanno una repulsione totale verso il sesso femminile e che non se ne sentono minimamente attratti nè sentimentalmente nè ancora meno sessualmente ma che però riescono a fingere benissimo da passare quasi quasi per bisex.

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi Peppone_da_Siracusa » mer dic 14, 2011 3:48 pm

perfomance2 ha scritto:Mi sia consentita una precisazione terminologica: uno sposato che vive una relazione gay clandestina non è propriamente un gay represso, in quanto non reprime la propria pulsione omo ma la vivacchia furtivamente, come un ipocrita che, cercando di salvare capra e cavoli, svilisce se stesso e gli altri (amante e moglie)
per il resto sono d' accordo che è meglio viversi con discrezione piuttosto che inscenare penose pantomime della famiglia da Mulino bianco
ma certe criptochecche velate sono così omofobe e paurose del giudizio altrui che neanche tollerano il sospetto circa la propria omosessualità, quindi solo con moglie e figli al fianco riescono a non sentirsi inferiori agli altri, alcuni si spingono oltre, dicendo peste e corna dei gay pur di allontanare da se eventuali “chiacchere”: ne sono un esempio certi politici e prelati


Sicuramente mi sbaglierò, però per come la vedo io anche quella che hai descritto è una forma di repressione, per me chi vive apertamente e liberamente non vivacchia furtivamente, ma lo fa con orgoglio e pienezza, consapevole delle sue azioni.

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi Peppone_da_Siracusa » mer dic 14, 2011 3:51 pm

Detto questo, vorrei lasciare la parola a qualche bisex sposato, se qui c'è, in modo da avere un'opinione da parte di chi vive queste situazioni "sul campo".[/quote]


Eh, speriamo proprio che succeda, no perchè sto vedendo che in questo forum siamo rimasti quattro gatti e sempre gli stessi, mai nessuno nuovo se non occasionalmente, specialmente questa sezione è particolarmente deserta...

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi rainx2 » mer dic 14, 2011 7:50 pm

Come puoi pensare che un omosessuale in modo esclusivo possa avere una vita affettiva e sessuale con una donna? Per quanto possa fingere non ne sarebbe in grado.
La repressione come già è stato detto non c'entra nulla. Non è che uno è represso solo perché vive in modo diverso da come pensi tu debba essere vissuta l'omosessualità.
Non confondiamo poi quello che può essere un meccanismo di difesa da un grave conflitto con se stessi. Così come ci sono eterosessuali sposati che segretamente s'intrattengono con qualche amante, allo stesso modo ci sono bisessuali che conducono parallelamente e segretamente relazioni con uomini.

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi soledamore » mer dic 14, 2011 10:31 pm

Peppone_da_Siracusa ha scritto:Forse il significato della mia domanda non è arrivato del tutto:

io mi riferisco esclusivamente al gay che è gay al 1000x1000, non ai bisex, sono perfettamente consapevole che il bisex per sua natura possa essere portato ad avere delle "scappatelle" o relazioni vere e proprie con un sesso o con l' altro certamente;

mi riferisco a quegli uomini che hanno una repulsione totale verso il sesso femminile e che non se ne sentono minimamente attratti nè sentimentalmente nè ancora meno sessualmente ma che però riescono a fingere benissimo da passare quasi quasi per bisex.


Forse del significato della tua domanda non sei consapevole nemmeno tu, Peppone.
Se parli di matrimonio e rinuncia al celibato, è chiaro che parli di bisex. Non esistono uomini sposati che " hanno una repulsione totale verso il sesso femminile e che non se ne sentono minimamente attratti nè sentimentalmente nè ancora meno sessualmente ma che però riescono a fingere benissimo".
"Uomini" del genere, se esistessero, e intendessero sposarsi, sarebbero rifiutati dalla più sciocca donna di questo mondo. E le donne, per natura, non sono stupide :D
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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi Peppone_da_Siracusa » gio dic 15, 2011 12:23 pm

Io nella mia personale visione che ho dell' omoaffettività non riesco assolutamente ad immaginare un uomo, che ama solo ed esclusivamete altri uomini essere anche sposato con una donna della quale non potrebbe mai e poi mai innamorarsi nemmeno a livello platonico, in quanto si presume che se così avvenisse non sarebbe più un gay "puro" nel significato dell' affettività (non di quello della sessualità attenzione, capisco benissimo la differenza), ma bensì come giustamente qualcuno ha fatto notare saremmo in presenza di bisex.

Per me essere gay sul piano sessuale ed etero o bisex per quello affettivo o viceversa sono 2 cose che non vanno assolutamente daccordo, sarò sicuramente limitato mentalmente però secondo me l' omosessualità pura è quella che coinvolge ambedue le sfere, affettiva e sessuale, altrimenti non è più omosessualità e tu non puoi più essere definito gay ma qualcos' altro.

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi madjakk » dom dic 18, 2011 10:42 am

Stando a quello che mi sento raccontare il quasi 100% degli sposati velati è comunque contento di averlo fatto se hanno avuto dei figli. Per il resto ci sono varie gradazioni, da quello che una volta mi ha detto "ogni volta che ho fatto sesso con mia moglie mi sono sentito violentato" (poi ha divorziato), passando per il risentito: "vorrei poter uscire di più ma quella troia di mia moglie me lo vieta..." e terminando con quelli che sembrano sinceramente affezionati alla moglie.
Ognuno faccia quello che crede insomma, anche se alla fin fine ho sentito un po' più sposati invidiosi dei celibi che viceversa...

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi JOHANNESBURG » mer dic 28, 2011 7:47 pm

Non ho mai avuto pena per i presunti gay sposati con prole: prima di tutto non sono propriamente gay ma bisex (la parte etero può essere anche solo del 20%, sufficiente per essere attratti da una donna). Io, gay al 100%, non potrei neanche pensare di stare insieme a una donna, anche solo per scambiarci coccole. Detto ciò, i 'velati' sono, in parte, degli emeriti egoisti; vogliono tutto dalla vita: uomini, donne, figli, famiglia, rispettabilità sociale ed altro ancora. E lo ottengono, a costo di aver preso in giro una povera donna ingenua e bruttina (della serie 'chi me se pija?'), di prendere in giro i propri figli, dicendo loro di andare in viaggio d'affari per poi divertirsi con l'amante di turno (maschio), di prendere in giro colleghi di lavoro che mai penserebbero che il loro amico... non dico metta le corna alla moglie (tanto è racchia), ma che lo faccia con altri uomini, questa poi! Per cui questi tipi, che Peppone chiama 'infelicemente sposati', sono in realtà dei freddi calcolatori che non rinunciano a niente, avidi di tutto. E se alla fine i figli potranno anche non risentirne (sicuramente i 'velati' saranno anche ottimi padri) cosi come i colleghi di lavoro e gli amici, le vere vittime restano le (in)consapevoli mogli, che pur di avere un uomo accanto, sono disposte ad accettare qualsiasi cosa.


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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi chill » ven gen 06, 2012 11:19 pm

Salve.

Sono un cinquantenne, i maschi mi sono sempre piaciuti più delle femmine, nonostante questo ora sono sposato, ho figli e sinceramente non mi sento represso.

Anzi la mia vita scorre molto tranquillamente e godo delle soddisfazioni che può dare la vita familiare.

Prima di sposarmi ho avuto rapporti con ragazzi coetanei, ma erano altri tempi, non sapevo molto del mondo gay, pensavo che prima o poi avrei trovato la mia strada, infatti non riuscivo ad identificarmi con quelli che all'epoca venivano chiamati "finocchi" e che si vestivano, parlavano e si comportavano in un certo modo.

Poi ho conosciuto mia moglie e da allora non ho più avuto rapporti con maschi, l'unica trasgressione che mi concedo è qualche chat gay e qualche film porno, per il resto conduco un'esistenza "normale".

Molte persone conosciute in chat non si rendono conto di come possa reprimere le mie pulsioni, a dire la verità me lo chiedo anch'io, in questo senso mi sento diverso tra i diversi. Comunque non è un grosso sacrificio ci riesco abbastanza bene...il perchè - ripeto - non lo so.

Comunque, in generale vorrei aggiugere che ognuno di noi è un mondo a sè, fatto di tantissime sfaccettature, nessuno è uguale all'altro.

Saluti a tutti


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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi sebastien2 » sab gen 07, 2012 2:05 am

Peppone_da_Siracusa ha scritto:Se nella vita si è costretti per tutta una serie di cause di forze maggiori a reprimere la propria natura non sarebbe molto meglio vivere la propria omoaffettività restando celibi, senza far sapere niente a nessuno in giro ma facendo tutto con riservatezza, discrezione anzichè andare ad impelagarsi ed inguaiarsi con una persona per la quale non si sente assolutamente niente...

Dipende da quanto coraggio uno ha e, soprattutto, dal contesto in cui vive. Mi spiego meglio: se uno abita a Milano, nessuno farà caso -ad esempio- ad un quarantenne magari belloccio ma ancora scapolo; se invece abita in un piccolo paese, magari del Sud, tutti troveranno molto strana questa cosa e la gente inizierà a mormorare... E allora, se uno non ha tanto coraggio, si troverà una fidanzata, che poi diventerà moglie e ed infine madre. Con ciò, naturalmente, non voglio generalizzare, nè intendo giustificare nessuno: ti dò solo una possibile spiegazione ad un comportamento fin troppo diffuso.
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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi Rivas » sab gen 07, 2012 9:44 am

Secondo me è semplice: basta fermarsi un attimo e chiedersi se si è soddisfatti della vita che si conduce.

Se non lo si è, ci si deve allora chiedere quanto pesa nella nostra vita il giudizio degli altri, e se vale la pena condurre una vita insoddisfacente per avere una bella reputazione.

Personalmente poi credo che la reputazione ce la si costruisca su ben altro: mai sentito la gente dire di qualcuno che è bravo perchè ha messo su famiglia, ma che é bravo perchè ha realizzato cose grandiose.

Se hai delle qualità e ti preme renderle note al mondo per essere osannato, allora usa quelle come strumento di gloria e non la semplice conformazione alle abitudini sessuali più in voga.

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