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Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Quando, dove, come, con chi: consigli di chi l'ha già fatto, dubbi di chi lo deve ancora fare
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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi maryfold » sab gen 07, 2012 9:54 am

Peppone_da_Siracusa ha scritto:Spesso e volentieri capita di leggere su vari forum a tematica gay (compreso questo) ma anche su giornali, riviste ecc. le storie di uomini apparentemente etero e "normali" agli occhi della società in quanto sposati e con figli dei quali magari si viene poi a scoprire che hanno relazioni extraconigali addirittura da anni con altri uomini, legami che in certi casi risultano essere anche migliori di quello con la propria moglie, insomma i cosidetti "repressi"...

Ora, la riflessione che faccio è la seguente:

Se nella vita si è costretti per tutta una serie di cause di forze maggiori a reprimere la propria natura non sarebbe molto meglio vivere la propria omoaffettività restando celibi, senza far sapere niente a nessuno in giro ma facendo tutto con riservatezza, discrezione anzichè andare ad impelagarsi ed inguaiarsi con una persona per la quale non si sente assolutamente niente in un matrimonio totalmente finto, di facciata, senza nessun tipo di soddisfazione e vissuto come un obbligo solo per accontentare tutti e che a lungo andare produce solamente altra frustrazione, rabbia e rancori verso sè stessi e gli altri più di quanto uno non ne abbia già dentro per il fatto di non potere vivere liberamente e senza condizionamenti la propria vita già di per sè pesantemente condizionata?



...è come dire che gli uomini sposati non dovrebbero sposarsi perchè prima o poi vanno a puttane o con la segretaria o con la sorella dell'amico o con trans o...

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi Peppone_da_Siracusa » lun gen 09, 2012 2:58 pm

sebastien2 ha scritto:
Peppone_da_Siracusa ha scritto:Se nella vita si è costretti per tutta una serie di cause di forze maggiori a reprimere la propria natura non sarebbe molto meglio vivere la propria omoaffettività restando celibi, senza far sapere niente a nessuno in giro ma facendo tutto con riservatezza, discrezione anzichè andare ad impelagarsi ed inguaiarsi con una persona per la quale non si sente assolutamente niente...

Dipende da quanto coraggio uno ha e, soprattutto, dal contesto in cui vive. Mi spiego meglio: se uno abita a Milano, nessuno farà caso -ad esempio- ad un quarantenne magari belloccio ma ancora scapolo; se invece abita in un piccolo paese, magari del Sud, tutti troveranno molto strana questa cosa e la gente inizierà a mormorare... E allora, se uno non ha tanto coraggio, si troverà una fidanzata, che poi diventerà moglie e ed infine madre. Con ciò, naturalmente, non voglio generalizzare, nè intendo giustificare nessuno: ti dò solo una possibile spiegazione ad un comportamento fin troppo diffuso.
Claudio

Sebastien no ti prego, non te ne uscire anche tu con la solita vecchia storia (tanto cara a voi "pulentuncelli") del nord civilizzato socialmente e culturalmente "avanti" e del sud arretrato innanzitutto perchè non è assolutamente vero (ci sono borghi piccolissimi della Valtellina, Brianza e altre zone "nordiche" di montagna e non dove ancora non c' hanno nemmeno l' acqua corrente giusto per fare un' esempio tra tanti), e poi perchè la differenza tra nord e sud non esiste, diciamo che siete voi nordici che l' avete creata appositamente per discriminarci, però sappi che l' omofobia, l' ignoranza e l' arretratezza le puoi trovare dovunque, dal Monte Bianco fino a Spaccafunnu (antico nome di un paese della provincia di Ragusa, l' attuale Ispica), tutto il mondo è paese lo sapevi?

Io sono un ragazzo del sud, vivo in una città di dimensioni medie, Siracusa conta all' incirca 125.000 abitanti ma non per questo ci si vive male da gay sai? Tutto sta alle persone che incontri e frequenti nel corso della vita, e non c' entra niente il fatto di essere meridionale...

Di problemi di discriminazione non ne ho mai avuti, a parte vabbè qualche battutina innocente che tutti almeno una volta ci siamo sentiti dire, posso solo dirti che tutto sta come sempre a come ti comporti nella vita di tutti i giorni e a come ti rapporti con gli altri.

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi Peppone_da_Siracusa » lun gen 09, 2012 3:06 pm

Rivas ha scritto:Secondo me è semplice: basta fermarsi un attimo e chiedersi se si è soddisfatti della vita che si conduce.

Se non lo si è, ci si deve allora chiedere quanto pesa nella nostra vita il giudizio degli altri, e se vale la pena condurre una vita insoddisfacente per avere una bella reputazione.

Personalmente poi credo che la reputazione ce la si costruisca su ben altro: mai sentito la gente dire di qualcuno che è bravo perchè ha messo su famiglia, ma che é bravo perchè ha realizzato cose grandiose.

Se hai delle qualità e ti preme renderle note al mondo per essere osannato, allora usa quelle come strumento di gloria e non la semplice conformazione alle abitudini sessuali più in voga.

Pienamente daccordo con il tuo pensiero tranne che sull' ultima parte e cioè dove hai scritto: "E non la semplice conformazione ecc..."

Cioè come a dire che l' omosessualità è semplicemente un' insignificante abitudine sessuale (quasi paragonabile forse ad un passatempo o peggio ancora a un vizio) e non tutto un intero universo parallelo a quello abitudinario.

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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi Peppone_da_Siracusa » lun gen 09, 2012 3:13 pm

maryfold ha scritto:
Peppone_da_Siracusa ha scritto:Spesso e volentieri capita di leggere su vari forum a tematica gay (compreso questo) ma anche su giornali, riviste ecc. le storie di uomini apparentemente etero e "normali" agli occhi della società in quanto sposati e con figli dei quali magari si viene poi a scoprire che hanno relazioni extraconigali addirittura da anni con altri uomini, legami che in certi casi risultano essere anche migliori di quello con la propria moglie, insomma i cosidetti "repressi"...

Ora, la riflessione che faccio è la seguente:

Se nella vita si è costretti per tutta una serie di cause di forze maggiori a reprimere la propria natura non sarebbe molto meglio vivere la propria omoaffettività restando celibi, senza far sapere niente a nessuno in giro ma facendo tutto con riservatezza, discrezione anzichè andare ad impelagarsi ed inguaiarsi con una persona per la quale non si sente assolutamente niente in un matrimonio totalmente finto, di facciata, senza nessun tipo di soddisfazione e vissuto come un obbligo solo per accontentare tutti e che a lungo andare produce solamente altra frustrazione, rabbia e rancori verso sè stessi e gli altri più di quanto uno non ne abbia già dentro per il fatto di non potere vivere liberamente e senza condizionamenti la propria vita già di per sè pesantemente condizionata?



...è come dire che gli uomini sposati non dovrebbero sposarsi perchè prima o poi vanno a puttane o con la segretaria o con la sorella dell'amico o con trans o...

Potresti spiegare meglio il significato del tuo pensiero?
Non ho capito.


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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi sebastien2 » mar gen 10, 2012 12:06 am

Peppone_da_Siracusa ha scritto:
sebastien2 ha scritto:
Peppone_da_Siracusa ha scritto:Se nella vita si è costretti per tutta una serie di cause di forze maggiori a reprimere la propria natura non sarebbe molto meglio vivere la propria omoaffettività restando celibi, senza far sapere niente a nessuno in giro ma facendo tutto con riservatezza, discrezione anzichè andare ad impelagarsi ed inguaiarsi con una persona per la quale non si sente assolutamente niente...

Dipende da quanto coraggio uno ha e, soprattutto, dal contesto in cui vive. Mi spiego meglio: se uno abita a Milano, nessuno farà caso -ad esempio- ad un quarantenne magari belloccio ma ancora scapolo; se invece abita in un piccolo paese, magari del Sud, tutti troveranno molto strana questa cosa e la gente inizierà a mormorare... E allora, se uno non ha tanto coraggio, si troverà una fidanzata, che poi diventerà moglie e ed infine madre. Con ciò, naturalmente, non voglio generalizzare, nè intendo giustificare nessuno: ti dò solo una possibile spiegazione ad un comportamento fin troppo diffuso.
Claudio

Sebastien no ti prego, non te ne uscire anche tu con la solita vecchia storia (tanto cara a voi "pulentuncelli") del nord civilizzato socialmente e culturalmente "avanti" e del sud arretrato innanzitutto perchè non è assolutamente vero (ci sono borghi piccolissimi della Valtellina, Brianza e altre zone "nordiche" di montagna e non dove ancora non c' hanno nemmeno l' acqua corrente giusto per fare un' esempio tra tanti), e poi perchè la differenza tra nord e sud non esiste, diciamo che siete voi nordici che l' avete creata appositamente per discriminarci, però sappi che l' omofobia, l' ignoranza e l' arretratezza le puoi trovare dovunque, dal Monte Bianco fino a Spaccafunnu (antico nome di un paese della provincia di Ragusa, l' attuale Ispica), tutto il mondo è paese lo sapevi?
Io sono un ragazzo del sud, vivo in una città di dimensioni medie, Siracusa conta all' incirca 125.000 abitanti ma non per questo ci si vive male da gay sai? Tutto sta alle persone che incontri e frequenti nel corso della vita, e non c' entra niente il fatto di essere meridionale...
Di problemi di discriminazione non ne ho mai avuti, a parte vabbè qualche battutina innocente che tutti almeno una volta ci siamo sentiti dire, posso solo dirti che tutto sta come sempre a come ti comporti nella vita di tutti i giorni e a come ti rapporti con gli altri.

Un attimo, c'è un equivoco. Io sono di Foggia.
Il mio paragone non era tra nord e sud, ma tra la grande città ed il piccolo paesino: che Napoli possa essere molto più "avanti" rispetto a Castelnuovo Bozzente in provincia di Como, non c'è dubbio. E' innegabile, però, che in media il ragazzo gay meriodionale è costretto ad affrontare qualche difficoltà in più rispetto agli ostacoli che, sempre di media, incontra il suo coetaneo gay settentrionale. E quando mi sento dire che questo è solo un luogo comune, rispondo che, piuttosto, il vero luogo comune è proprio negare l'esistenza di questo "luogo comune".
Che poi tu non abbia mai avuto problemi di discriminazione, sono contento per te. Ma permettimi di dirti che sei stato fortunato. E' sicuramente vero che tutto dipende dalle persone con cui hai a che fare nel corso della vita, ma proprio per tale motivo, siccome molte di loro non te le puoi scegliere (parenti, familiari, datori e colleghi di lavoro), non è statisticamente molto probabile che siano tutte di mente aperta, non trovi?
Infine, non conosco la realtà di Siracusa, magari è la città più friendly d'Italia, però perdonami se nutro qualche dubbio in proposito. Affermare che da gay si vive bene (a Siracusa come a Foggia come a Como, intendiamoci), mi sembra un po' eccessivo.
Claudio
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Re: Gay repressi: meglio il celibato o infelicemente sposati?

Messaggiodi Rivas » mar gen 10, 2012 1:31 pm

Peppone_da_Siracusa ha scritto:Cioè come a dire che l' omosessualità è semplicemente un' insignificante abitudine sessuale (quasi paragonabile forse ad un passatempo o peggio ancora a un vizio) e non tutto un intero universo parallelo a quello abitudinario.


La frase era semmai riferita all'eterosessualità, essendo essa l'abitudine sessuale più in voga.

Sostituisci abitudine con orientamento per capire il senso della frase.

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