Il comune di Roma guidato da Roberto Gualtieri sta diventando un caso politico per quella destra omotransfobica che guarda con fastidio al ritorno di Roma Capitale dei diritti. Da quando è diventato sindaco Gualtieri ha promosso più iniziative a sostegno dell’inclusione e a contrasto dell’omotransfobia, scatenando l’ira di chi quotidianamente sparla di “teorie gender”.
Il violento attacco di Chiara Iannarelli a Famiglie Arcobaleno
L’ultimo, violento, attacco è arrivato da Chiara Iannarelli, consigliera regionale di Fratelli d’Italia, che ha rivelato di aver ricevuto un “numero crescente di segnalazioni da parte di educatori e famiglie, giustamente preoccupati per i contenuti proposti in alcuni corsi di formazione obbligatori destinati agli asili nido e alle scuole dell’infanzia. Tali percorsi, promossi dal Comune di Roma con il coinvolgimento di attiviste prevedrebbero indicazioni rivolte alle educatrici affinché evitino di permettere ai bambini di riconoscersi nei tradizionali ruoli maschili e femminili rappresentati nelle fiabe“, scrive Iannarelli, che chiaramente non si specifica dove e quando questi corsi si sarebbero tenuti.
“L’obiettivo dichiarato di questi interventi è quello di decostruire gli stereotipi di genere sin dalla prima infanzia, rendendo questa impostazione ‘pervasiva’. Si arriverebbe persino a scoraggiare la scelta spontanea di colori, abiti o giochi – come cucine o macchinine – anche quando siano liberamente preferiti dai bambini. In più, si vieterebbe anche di contare i maschi e le femmine in classe per insegnare la matematica, in nome di un’assurda forzatura ideologica che nulla ha a che fare con gli insegnamenti pedagogici, insiste Iannarelli, che attacca frontalmente l’associazione Famiglie Arcobaleno, presieduta a lungo da Marilena Grassadonia, oggi delegata del sindaco per il Dipartimento LGBTQ+, “che propone attività e letture destinate a bambini di appena tre anni. In questi materiali si affrontano temi complessi come l’adozione da parte di coppie omosessuali e la cosiddetta “genitorialità arcobaleno”. Riferimenti indiretti a pratiche come la maternità surrogata, espressamente vietate dalla normativa italiana. Questa deriva ideologica – conclude Iannarelli – non può essere condivisa né ignorata. È nostro dovere tutelare la salute, la serenità e lo sviluppo armonico dei bambini. È inaccettabile che l’infanzia venga utilizzata per veicolare messaggi politici e culturali così fortemente orientati. La scuola deve rimanere un luogo neutrale e rispettoso della libertà educativa delle famiglie e dei principi costituzionali. Noi continueremo a difendere con fermezza il diritto dei genitori a scegliere liberamente il percorso educativo dei propri figli. Vogliamo garantire ai bambini un’infanzia serena, lontana da qualsiasi pressione ideologica”.
Pro Vita contro il Comune di Roma e Famiglie Arcobaleno

Immediato il sostegno a Iannarelli e ai consiglieri di Fratelli d’Italia Giovanni Quarzo, Federico Rocca, Stefano Erbaggi, Francesca Barbato e Mariacristina Masi da parte di Pro Vita e Famiglia, in guerra aperta con il Comune di Roma anche per gli ultimi manifesti choc immediatamente rimossi.
“È gravissimo che il Comune di Roma continui ad obbligare maestri e formatori dei nidi e delle scuole dell’infanzia a seguire corsi di presunto aggiornamento gestiti da associazioni Lgbt e trans-femministe come “Scosse” e “Famiglie Arcobaleno””, scrive Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus. “A quanto si apprende dalla documentazione a disposizione, in questi corsi viene indicato ai docenti come insegnare ai bambini a non riconoscersi nei ruoli maschili e femminili raccontati nelle fiabe, a scoraggiare la spontanea scelta di colori, abiti o giochi, viene inoltre sconsigliato agli stessi insegnanti a non fare il conteggio in aula tra maschi e femmine e viene sempre ai docenti indicato di parlare di nudità, di adozione per coppie omosessuali, di “genitorialità arcobaleno” e, da una slide esplicativa, sembrerebbe emergere addirittura una sorta di correlazione tra la violenza di una presunta educazione stereotipata e la violenza di aggressioni, minacce, omicidi e abusi sessuali. Sosteniamo quindi con forza la denuncia giunta dai Consiglieri di Fratelli d’Italia nell’Assemblea capitolina, che hanno giustamente sottolineato il tentativo di rieducazione ideologica che, partendo dal personale scolastico, finisce per arrivare ai nostri figli e nipoti, calpestando il diritto fondamentale dei genitori alla libertà educativa. Pro Vita & Famiglia mobiliterà i padri e le madri di Roma contro questa ennesima, gravissima aggressione ideologica ai danni dei loro figli”.
La replica di Famiglie Arcobaleno a Chiara Iannarelli
Chiamata in causa, l’associazione Famiglie Arcobaleno ha replicato a Iannarelli, accusata di lanciare “i soliti falsi allarmi” affermando “che nei nidi della Capitale sarebbe in corso quella lei chiama “propaganda gender” ma stavolta si spinge oltre accusando direttamente la nostra associazione, Famiglie Arcobaleno, di esserne l’artefice. Le parole scelte dalla Consigliera parlano di “regime, propaganda e indottrinamento”, evidentemente ognuno usa i termini che conosce meglio ma visto che il Ventennio è finito consiglieremmo, almeno quando si parla di scuola, di usare vocaboli più adeguati. Ci teniamo a ribadire alla Consigliera che Famiglie Arcobaleno non organizza corsi rivolti ai bambini e alle bambine, fermo restando che sosteniamo qualsiasi iniziativa che favorisca la decostruzione dei ruoli di genere, la lotta al bullismo omolesbobistransfobico, l’educazione alle differenze, alla sessualità e all’affettività nelle scuole di ogni ordine e grado. Forse Iannarelli ignora che corsi di questo tipo sono già prassi in tutti i Paesi dell’UE, tranne in Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania. Forse per “libertà educativa e supremazia della famiglia” la Consigliera intende che le famiglie, e di conseguenza la scuola, dovrebbero essere libere di sostenere discriminazioni basate su genere, orientamento sessuale e affettivo, identità di genere?”, si domandano da Famiglie Arcobaleno. Per poi aggiungere.
“Siamo d’accordo su un punto con la Consigliera: l’infanzia e l’adolescenza devono essere tutelate e protette sempre. Anche l’infanzia di quei bambini e bambine che non si riconoscono nel binarismo di genere, non vogliono aderire agli stereotipi di genere, hanno genitori single, divorziati, vivono in case famiglie, hanno genitori adottivi oppure due mamme o due papà. È l’idea che esista un solo e unico modello familiare a essere discriminante, perché nega e censura la realtà che è fatta di famiglie che hanno tante forme differenti, tutte degne di rispetto e di tutele. Non permetteremo a politici in cerca di visibilità, sempre impegnati nelle proprie crociate ideologiche, di farci diventare le vittime di una nuova caccia alle streghe che giorno dopo giorno rischia di minare la serenità e la convivenza civile dei nostri figli e figlie che da più di 20 anni frequentano le scuole di Roma, pubbliche e private, di ogni ordine e grado. Roma città aperta lo è davvero e lo dimostra ogni giorno a partire dalle sue istituzioni fino ad arrivare alle famiglie che da sempre accolgono i nostri figli e figlie con rispetto, solidarietà e amore”.
Roma Capitale dei Diritti
In due anni e mezzo da primo cittadino Gualtieri ha trascritto ben 11 certificati di nascita esteri con due mamma. Se il Governo Meloni continua la sua dichiarata guerra alle famiglie arcobaleno,Gualtieri prosegue per la propria strada.
Negli ultimi due anni e mezzo il sindaco ha firmato un protocollo d’intesa per promuovere una maggiore conoscenza sulle identità di genere in età evolutiva e migliorare il sistema di presa in carico, ha dato il via ad un bando per l’educazione affettiva nelle scuole medie, ha voluto il riconoscimento della Carriera Alias al personale dipendente di Roma Capitale, dato il via libera ai finanziamenti per sportelli d’ascolto e centri antidiscriminazione LGBTQIA+, avallato un’assemblea pubblica delle associazioni LGBTQIA+ e del movimento per dire basta a odio e discriminazioni, discusso le Linee Guida contro le discriminazioni di genere e per orientamento sessuale, sostenuto pubblicamente la Gay Help Line, ha istitituito l’Ufficio Diritti LGBT+ Roma Capitale guidato da Marilena Grassadonia e partecipato attivamente all’ultimo Roma Pride, con tanto di fascia rainbow indossata con orgoglio sul carro.


