L’Italia che, unico paese al mondo, ha reso reato universale per legge la gestazione per altri, senza che si sia mai compreso come questo reato possa essere applicato, si appresta a cospargere il seme ideologico anti-scientifico e politicamente reazionario fino all’ONU.
Nelle sale del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, la Nazione dio-patria e famiglia ben annunciata anni or sono dall’attuale premier “Io sono Giorgia” si è presentata con un’agenda precisa, di lungo respiro: abolire la maternità surrogata in tutto il mondo. A guidare la delegazione italiana è stata la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella, che ha portato il sostegno ufficiale del governo Meloni al rapporto della relatrice speciale dell’ONU sulla violenza contro le donne, Reem Alsalem. Il documento, destinato a essere discusso in Assemblea Generale, equipara la gestazione per altri a una forma di “violenza di genere”.
La ministra ha definito il rapporto “un primo passo verso il riconoscimento universale della maternità surrogata come pratica violenta”, chiedendone il divieto internazionale. “È un gesto di civiltà”, ha detto, annunciando l’intenzione dell’Italia di farsi promotrice di una campagna globale per mettere fuorilegge ogni forma di GPA, compresa quella cosiddetta “altruistica”.
Una strategia che parte da lontano
L’iniziativa è stata accompagnata da una serie di eventi collaterali, tra cui un convegno organizzato dal governo italiano intitolato “Surrogata come una forma di violenza contro le donne e le ragazze”. Ma più che un confronto, l’incontro ha mostrato il volto di una crociata ideologica: al fianco della ministra, tra le voci invitate, c’era anche Giorgio Mazzoli, portavoce europeo di ADF International, la sezione globale dell’Alliance Defending Freedom (vedi rapporto GLAAD).
ADF è una potente organizzazione statunitense ultraconservatrice fondata negli anni ’90, che ha contribuito all’abolizione del diritto all’aborto negli USA (sentenza Dobbs del 2022), promuove le terapie riparative contro l’omosessualità e difende il “diritto” di discriminare le coppie LGBTQIA+ in nome della libertà religiosa. Classificata come “gruppo d’odio” dal Southern Poverty Law Center, ADF è oggi una delle forze giuridiche più influenti del fondamentalismo cristiano a livello globale. La sua partecipazione ufficiale a un evento co-organizzato da un governo europeo, quello italiano, rappresenta un salto di qualità nell’internazionalizzazione delle battaglie reazionarie.
Reem Alsalem e il valore non vincolante del rapporto
La relatrice speciale ONU Reem Alsalem, incaricata dal Consiglio per i Diritti Umani, ha stilato un rapporto nel quale la GPA è descritta come pratica lesiva dei diritti delle donne e dei bambini, denunciandone la dimensione commerciale e l’impatto psicologico sul neonato. Si tratta di un documento consultivo, senza valore giuridico vincolante, ma che l’Italia ha scelto di sostenere come “base politica” per una futura moratoria, sul modello di quella sulla pena di morte.
Il documento è stato duramente criticato dall’Associazione Luca Coscioni che ha inviato una lettera a oltre 30 rappresentanze ONU di Paesi che regolano la GPA, invitandole a respingere il modello italiano. L’associazione denuncia inoltre l’esclusione dal rapporto delle voci delle persone coinvolte, gestanti, figli, genitori, sottolinea la manipolazione degli studi scientifici. Il futuro dei diritti riproduttivi, si legge nel post via social, va costruito su scienza, ascolto e diritto, non su crociate ideologiche. Il sospetto è che la ministra Roccella abbia utilizzato l’ONU come palcoscenico per internazionalizzare la propria battaglia di matrice religiosa.
I fantasmi dell’antiscienza e la lezione della medicina
Nelle parole della ministra, ogni forma di GPA sarebbe violenta e inaccettabile, perché “contrattualizzata”. Eppure, in diversi Paesi alleati dell’Italia – come il Canada, il Regno Unito, la Grecia, i Paesi Bassi, molti stati della federazione USA – esistono legislazioni che regolano la gestazione per altri nel pieno rispetto della volontà, della dignità e della salute delle donne coinvolte. Si tratta di modelli trasparenti, etici, soggetti a norme sanitarie e a controlli giurisdizionali. Basati su accordi gratuiti che non prevedono scambi di denaro.
La scienza – la stessa che ha reso possibile i trapianti d’organo, la fecondazione assistita, i vaccini salvavita – fu un tempo accusata di forzare i limiti della “natura”. Oggi invece quelle innovazioni sono parte integrante del progresso umano. Equiparare ogni forma di GPA alla schiavitù o allo sfruttamento significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà e al progresso della medicina riproduttiva, oltre che ignorare le testimonianze di migliaia di famiglie, etero e omogenitoriali, nate grazie a percorsi consapevoli e rispettosi.
Un’Italia sempre più vicina all’America di Trump
Il vero disegno sembra più ampio: riportare la maternità e la sessualità all’interno di un modello eteronormato e patriarcale, in cui il corpo della donna è “sacro” solo quando funzionale alla visione conservatrice della famiglia. La ministra Roccella non lo nasconde: l’obiettivo è far iscrivere la GPA come forma di violenza nella Convenzione di Istanbul (trattato europeo sulla violenza contro le donne). Ma il rischio è trasformare una convenzione nata per proteggere le donne da stupri e abusi in uno strumento ideologico per colpire la libertà di autodeterminazione.
Nel tentativo di accreditarsi come “avanguardia mondiale dei diritti”, l’Italia di Roccella si avvicina pericolosamente all’America di Donald Trump, dove il diritto all’aborto è stato cancellato, i diritti LGBTQIA+ sono sotto attacco e la giustizia è spesso utilizzata come arma ideologica. La torsione autoritaria è in atto tramite l’astensione dal confronto e lo smantellamento del dissenso. Mentre l’ONU continuerà a discutere, il governo italiano sembra aver già scelto da che parte stare. Anvaguardia purissima. E nerissima.
Fonti: Avvenire, La Voce di New York, FanPage, AGI
