La Bola Negra, si grida al capolavoro queer per il film dei Los Javis. Sarà Palma d’Oro a Cannes?

Un film che si presenta come una lettera d'amore al potere salvifico dell'arte e a come la conservazione e la memoria possano aiutare le nuove generazioni a evitare i traumi di chi le ha precedute. 20 minuti di applausi, non accadeva nulla di simile da 20 anni.

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La Bola Negra, si grida al capolavoro queer per il film dei Los Javis. Sarà Palma d'Oro a Cannes? - La Bola Negra e gia cult queer il film dei Los Javis con Lorenzo Zurzolo. Essere queer in 3 diverse ere - Gay.it
La bola negra di Javier Ambrossi e Javier Calvo
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Era tra i film più attesi del Festival di Cannes 2026, La bola negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi, registi spagnoli conosciuti come Los Javis, e le aspettative sono state ampiamente mantenute, con un standingo ovation durata 20 minuti, dietro solo ai 22 che 20 anni or sono accolsero l’anteprima mondiale di Il Labirinto del Fauno di Guillermo del Toro.

Il 3° film spagnolo in concorso è stato calorosamente accolto, con un cast che vede le straordinarie partecipazioni di Penelope Cruz e Glenn Close, al fianco del cantautore Guitarricadelafuente, Julio Torres, Miguel Bernardeau, Lorenzo Zurzolo, Antonio de la Torre, Natalia de Molina, Lola Dueñas, María Morales, Daniel Ibáñez, Manuel Gareno, Hugo Welzel, Nuria Mencía, Mona Martínez, Mateo Medina, Albert Pla, Carlos González e Teo Lucadamo.

La Bola Negra, la trama

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I Los Javis hanno adattato un’opera incompiuta di Federico García Lorca, di cui sono sopravvissute solo quattro pagine. Un’opera che sarebbe diventare la prima opera letteraria con un protagonista apertamente gay nella storia di Spagna, ma lo scrittore di Granada non riuscì a terminarla perché venne ucciso da uno squadrone delle forze nazionaliste nel 1936.

La Bola Negra è la storia di tre uomini, le cui vite sono intimamente intrecciate attraverso la sessualità e il desiderio, il dolore e l’eredità, in tre epoche diverse: 1932, 1937 e 2017. Un dramma audace e straziante, ambientato sullo sfondo della Guerra Civile Spagnola e della sua eredità ancora viva.

Questa la sinossi ufficiale di un film sceneggiato da Javier Calvo e Javier Ambrossi, entrambi dichiaratamente gay e nel 2017 visti in sala con Holy Camp!, musical nominato a 5 Goya Awards, vincendone uno.

Il cantante Guitarricadelafuente debutta sul grande schermo nei panni di Sebastián, un giovane soldato arruolato a forza per combattere i fascisti durante la Guerra Civile Spagnola e incaricato di sorvegliare il prigioniero repubblicano Rafael, interpretato da Miguel Bernardeau. Ai giorni nostri, Alberto, interpretato dal drammaturgo Carlos González, riceve una telefonata riguardante una misteriosa eredità lasciatagli dal nonno con cui non aveva più rapporti, mentre il capitolo del 1932, che dà il titolo al film, segue il dramma di un giovane a cui viene negato l’accesso a un esclusivo casinò a causa del suo orientamento sessuale.

Genesi di un cult, parlano Javier Calvo e Javier Ambrossi

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Dalle pagine di Variety i due registi si sono detti onorati di poter rappresentare la Spagna insieme a Pedro Almodovar e Rodrigo Sorogoyen. Ambrossi ha espresso “molto orgoglio” per il cinema spagnolo, definendo l’attuale fermento del Paese “un momento incredibile”. “Quello che stiamo vedendo è il risultato di diversi anni di lavoro e di investimenti continui”. “Questi sono i frutti di un grande impegno e spero che continui per molti, molti anni“.

Anche per noi, in quanto attori gay, è stato difficile ottenere opportunità“, ha ricordato Javier Calvo. “Avevo un agente che mi diceva che dovevo nascondere la mia omosessualità per trovare lavoro. Forse aveva ragione, perché all’epoca non ricevevo molte offerte. Una volta che abbiamo avuto più opportunità, sapevamo di voler fare lo stesso per gli altri. Sentivamo che era importante e che avevamo la responsabilità di usare la nostra influenza nel modo giusto”.

“Siamo stati molto fortunati che molte persone si siano fidate di noi quando abbiamo iniziato, e vogliamo fare lo stesso con la nostra casa di produzione”, ha continuato Javier Ambrossi. “Credo che stiamo contribuendo a dare visibilità a nuove voci nel settore, soprattutto ai giovani e alla comunità LGBTQIA+. Penso sia meraviglioso poter fare per gli altri ciò che è stato fatto per noi”.

La Bola Negra” è una superproduzione con centinaia di comparse, ambientata in diverse location e caratterizzata da un intricato lavoro di costumi e scenografie che ricreano non solo la Spagna in tempo di guerra, ma danno anche vita a surreali sequenze di ampio respiro. “Volevamo fare un grande film“, ha precisato Ambrossi. “Javi ed io eravamo stanchi della sensazione che le storie LGBT siano di nicchia”. “Amo anche quei film, ma sentivo il bisogno di fare un grande film con attori gay che interpretassero personaggi gay. Volevamo realizzare il film più grande possibile in Spagna e che fosse un messaggio forte. Meritiamo di avere grandi film e le persone LGBT meritano di essere i protagonisti di grandi film. Quando ero bambino, non c’erano grandi produzioni con protagonisti uomini gay. Volevo dare al mondo l’idea di una superproduzione che fosse guidata da un autore, ma anche profondamente queer.” “Possiamo realizzare grandi cose“.

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Calvo ha ribadito questo concetto, affermando di volere che il loro film in costume risultasse “reale e fresco”. “Abbiamo visto troppi film in costume nel nostro Paese che seguono la stessa formula. Ci chiedevamo come avremmo potuto catturare la sensazione che si prova guardando una vecchia fotografia, vedendo le persone per strada, i loro volti, il loro sguardo. Non guardano in camera; non hanno modo di guardarsi allo specchio in ogni momento. Abbiamo iniziato a porci molte domande su come avremmo potuto guardare al passato con questo coinvolgimento emotivo. Abbiamo fatto il film che volevamo fare. Pensavamo al pubblico: cosa volete vedere? La gente vuole vedere emozioni, vuole intensità. Volevamo dare al pubblico questo, ma anche divertirci e non perdere la parte pop che è parte integrante del nostro lavoro“.

Con La Bola Negra i Los Javis hanno alzato il tiro, planando in Concorso a Cannes da veri outsider, rischiando di andare a premi sabato sera quando la giuria presieduta dal cineasta sudcoreano Park Chan-wook ufficializzerà il palmares.

La Bola Negra, le reazioni della critica di Cannes 2026

Un’iniezione di adrenalina. Questo è un contendente sicuro per gli Oscar in tutte le categorie“, si legge sul New York Times.

È più attraente quando si perde nei sentieri secondari della musica popolare, del teatro e della danza spagnola. È anche un melodramma lungo e indisciplinato“, scrive Screen Daily.

La Bola Negra non passa inosservato, e questo è in gran parte il suo intento: se il film pecca di delicatezza e serenità, c’è anche qualcosa di profondamente toccante nel suo massimalismo narrativo e stilistico, che rende omaggio a tanti antenati queer che non hanno mai avuto la possibilità di vivere apertamente”, si legge su Variety.

I Los Javis hanno eseguito questa potente visione con un emozionante coraggio tecnico. Un abbagliante mix di sensibilità. pop contemporanea e cinema più classico. Uno traordinario dramma su amanti e amici travolti dalla tempesta della storia, con Penelope Cruz e Glenn Close in ruoli secondari“, scrive l’Hollywood Reporter.

È quasi impossibile comprendere lo sforzo strutturale richiesto per creare in modo fluido una storia perfettamente coerente utilizzando tre narrazioni raccontate su tre linee temporali. I Javis hanno molto da dire non solo sulla storia spagnola, ma anche su come le emozioni possano perdurare e continuare a vivere attraverso qualcosa di tangibile. Che si tratti di un dipinto, di un brano musicale registrato o persino di un’opera teatrale perduta, queer o meno“, si legge su Indiewire.

La loro storia, di per sé, basterebbe a rendere il film avvincente, ma è il modo in cui si intreccia con le altre due a trasformare quest’opera in un lavoro di scrittura eccezionale“, scrive  Brian Tallerico su RogerEbert.com.

La Bola Negra può peccare di certi eccessi, come alcune sequenze fin troppo grandiose, ma il film è avvincente per come gestisce la sua complessa struttura in tre parti”, scrive lo spagnolo El Pais.

“Prodotto con cura, ricco di dettagli e costruito con sicurezza, il film riesce a unire tutti i pezzi del puzzle in fase di montaggio… È un film ricco e appagante“, aggiunge il The Guardian.

Prodotto con abbondanza di mezzi e comparse, compresa una divertita esibizione canora di Penelope Cruz come sciantosa franchista e do Glenn Close come critica letteraria, il film  ha più di una bella intuizione (il bombardamento ‘sbagliato’ del villaggio, la componente omoerotica dei soldati franchisti) anche se a volte sempra perdersi dietro poeticismi ridondanti e compiaciute sottolineature gay“, scrive Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera.
C’è qualcosa di affascinante e al tempo stesso tremendamente pacchiano in questa operazione-manifesto tripartita, sovraccarica e ipertrofica. Un pizzico di fascino c’è ma l’ambizione è senza controllo“, si legge su Cinematografo.it a firma Valerio Sammarco.

La Bola Negra, la distribuzione italiana

La Bola Negra, si grida al capolavoro queer per il film dei Los Javis. Sarà Palma d'Oro a Cannes? - La Bola Negra Penelope Cruz - Gay.it

La Bola Negra dei Los Javis arriverà nei cinema d’Italia con Movies Inspired, probabilmente a gennaio 2027 per approfittare del più che probabile boom Academy con le nomination agli Oscar. Nel caso in cui il film di Javier Calvo e Javier Ambrossi dovesse invece vincere la Palma d’Oro a Cannes si potrebbe valutare anche l’ipotesi di una distribuzione anticipata, tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

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